La comunicazione diplomatica è dotata di precise regole e forme che, dal nascere della diplomazia moderna sino ai nostri giorni, sono andate mutando congiuntamente ai cambiamenti storici e delle società. Sino a pochi anni fa l’ambasciatore era solito dettare le proprie note a una segretaria e a effettuare con la propria stilografica, con puntualità e rigore, uno stretto controllo di tutti i documenti redatti dagli altri diplomatici e indirizzati al Ministero degli Esteri. Oggi impugna un mouse o digita su un tablet. Lo stesso dicasi per i Consiglieri Diplomatici del Presidente del Consiglio o di altri Ministri nello svolgimento delle loro relazioni internazionali. 

Da sempre la forma ha rappresentato per l’attività diplomatica un must essenziale e indispensabile per il corretto esercizio delle proprie funzioni. Essa si è caratterizzata in particolare con l’attenzione per l’aspetto esteriore della corrispondenza, come si evince dalla corrispondenza e dalle note che l’Archivio Centrale dello Stato conserva relativamente al periodo storico 1958-1983 nel fondo archivistico Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Consigliere Diplomatico, I e II versamento, che coprono un periodo di circa 25 anni.

A partire da questi documenti per arrivare fino ai giorni nostri, il tema della comunicazione in ambito diplomatico sarà al centro di un incontro organizzato presso l’Archivio centrale dello Stato di Roma nell’ambito del Festival della diplomazia organizzato nella Capitale dal 17 al 24 ottobre 2019. Il convegno, previsto per la mattina del 24, vedrà i Saluti di Elisabetta Reale, Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato e di Giorgio Bartolomucci, Segretario Generale Festival della Diplomazia. Tra i relatori: Giovanni Castellaneta, Ambasciatore; Antonio Frate, Archivio Centrale dello Stato; Pierluigi Puglia, Head of Communications and Spokeperson for UK in Italy; Tiziana D’Angelo, Vice capo Ufficio Stampa e Comunicazione MAECI.

Una comunicazione quotidiana che apre un’interessante finestra sul periodo storico preso in considerazione e sul ruolo svolto dai Consiglieri diplomatici dell’epoca. Colpisce la qualità e la forma dei messaggi e delle relazioni che la rete rende quasi impossibile, vista la necessità di sintesi e rapidità, principi basilari di qualsiasi relazione su internet. Oggi il ricorso ai social, infatti, dà il segno di una trasformazione innovativa che sta coinvolgendo anche il mondo diplomatico.

Facebook e più ancora Twitter, che sembra essere lo strumento di gran lunga il preferito dalla diplomazia e dalla politica, per l’immediatezza e la possibilità di raggiungere facilmente una vasta audience, segnalano la velocità di sostituzione con cui i messaggi perdono d’interesse per essere rimpiazzati da commenti più recenti o da nuovi input, e possono rappresentare il termometro dello stato dei rapporti bilaterali o multilaterali fra le varie nazioni. Ma per utilizzare al meglio Twitter, come peraltro quasi tutti i social media, bisogna essere pronti ad accettare le regole del gioco che impongono informalità del linguaggio, condivisione delle notizie in tempo reale, trasparenza dei toni e contenuti.

Tutto ciò è compatibile con la necessaria riservatezza che caratterizza la comunicazione diplomatica?

 

Articoli correlati