L'organizzazione dell'attività culturale dopo la riforma del Terzo Settore è stata al centro di un panel a cura di Fondazione Centro Studi Doc che si è tenuto a Bari nell'ambito di Artlab 2019, la piattaforma indipendente dedicata all'innovazione delle politiche, dei programmi e delle pratiche culturali. Presenti Leonardo Palmisano, scrittore e sociologo e presidente di Radici Future, Chiara Chiappa, consulente del lavoro e presidente di Fondazione Centro Studi Doc, Antonio Di Pinto, delegato della sede nazionale Acli arte e spettacolo, Pasquale Ferrante, direttore Legacoop Puglia e Davide Giove, presidente Arci Puglia. 

L'incontro si è in particolare focalizzato sulle implicazioni della Riforma del Terzo Settore e dell'impresa sociale sul mondo dell'arte, dello spettacolo e della cultura e, nel dettaglio, sui rapporti di lavoro e le conseguenze fiscali, tra impresa sociale e auto-imprenditorialità, con attenzione anche al ruolo del volontariato nell'impresa culturale. 

Questo tavolo, spiega Chiara Chiappa ad AgCult, "l'abbiamo voluto come Fondazione Centro Studi Doc e abbiamo invitato apposta Arci, Acli e Legacoop, perché sentiamo più che mai l'esigenza a due anni e mezzo dall'emanazione della legge di capire per le attività culturali che riflessi avrà sull'associazionismo, soprattutto aps e le organizzazioni di volontariato. Da una parte infatti la legge dispone con due articoli ben precisi che le amministrazioni pubbliche dovranno rivolgersi in modo prevalente agli enti del terzo settore, per co-progettare, collaborare e fare partnership per la gestione del patrimonio artistico e le attività culturali; questo può essere un bene soprattutto perché le Pubbliche amministrazioni devono rivolgersi alle comunità per gestire al meglio la progettazione".

Dall'altro lato però, rimarca, "il problema è che la norma prevede anche che le amministrazioni privilegino i rapporti e le collaborazioni con il terzo settore alle migliori condizioni di mercato, e siccome la norma dice anche che le aps e le organizzazioni di volontariato devono essere svolte prevalentamente da attività di volontari, che non possono essere retributi, il nostro timore è che queste previsioni portino o alla mortificazione dei diritti dei lavoratori impegnati in attività culturali con le associazioni, o che ne risenta la qualità dell'offerta artistica".

"Abbiamo però confermato - spiega - che siamo molto contenti che sia stata emanata questa legge perché ce n'era senz'altro bisogno,adesso c'è ancora un po' di tempo per capire come ottimizzare la gestione dei beni comuni e del volontariato rispetto alla qualità dell'offerta artistica culturale". 

"La riforma del Terzo Settore tenta di definire anche quelle che sono le differenziate vocazioni all'interno del settore", ha evidenziato Palmisano ad AgCult. "E' chiaro che il settore culturale assolve una funzione sociale immediata soprattutto nelle aree depresse demograficamente ed economicamente". Nel corso del panel, ricorda, "abbiamo discusso di queste differenze, di come la normativa vada migliorata e di come dobbiamo cominciare a fare delle proposte e lanciare la palla nel campo della politica. Proposte - spiega - che differenzino i diversi ruoli e le diverse funzioni anche all'interno delle associazioni così come delle cooperative, creando delle sinergie tra associazionismo, mondo dell'associazionismo culturale e mondo della cooperazione culturale. Delle sinergie che promuovano la costruzione di tessuti sociali e identità teritoriali sane e democratiche". 
 

 

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