“Se oggi l’Art Bonus ha superato i 400 milioni di euro, vuol dire che è diventato anche un fatto economico. Forse è arrivato il tempo di inventare ampliamenti e modalità applicative più flessibili”. Lo ha detto Giampaolo D’Andrea, consigliere del ministro dei Beni culturali, intervenendo all’ultima giornata di “Ravello Lab – Colloqui internazionali”. “Quando introducemmo l’Art Bonus – ha ricordato D’Andrea - ragionammo su come compensare la perdita di gettito dal punto di vista dell’equilibrio fiscale e capimmo che ciò che si perde in imposta diretta si recupera sull’Iva degli investimenti che vengono fatti. Tutti ci guardarono con scetticismo e invece le cifre che ci vengono date dall’Agenzie dell’Entrate sono addirittura superiori alle previsioni che avevamo immaginato”. 

“Il tema del rapporto tra cultura e sviluppo è nato tardi – ha spiegato D’Andrea -. In Italia l’economia della cultura ha fatto fatica a farsi spazio tra gli specialisti dei due settori. Per molto tempo è stato negato ogni valore della cultura sugli effetti dello sviluppo del Paese”. Ancora oggi, “la tesi che con la cultura non si mangia è diffusa sui social, non solo nei settori della destra ma anche in quelli della sinistra radicale. Basta vedere cosa è successo dopo il tweet con cui il ministro Franceschini ha annunciato il ‘Bonus Facciate’. La misura è stata salutata con entusiasmo da alcuni, ma aspramente criticata da altri con queste tre motivazioni: invece delle facciate bisogna parlare della sicurezza degli edifici; il Bonus ha un credito del 90 per cento, mentre quello sull’energia è solo del 65 per cento; rendere le città più belle non serve a nulla se poi il tenore di vita del Paese non avanza”. Per D’Andrea “si tratta di tre argomenti che tornano, in forma diversa, tutte le volte che si affronta il tema di dotare la cultura di maggiori risorse pubbliche e quando nelle aziende si parla di dedicare un po’ di partenariato alle attività culturali”. 

“Non riusciremo a fare passi concreti verso il futuro se non superiamo questi pregiudizi – ha rimarcato D’Andrea -. Dobbiamo fare tutti insieme un’operazione di promozione e persuasione per dimostrare il valore concreto degli sforzi economici che si possono realizzare a sostegno della cultura, intervenendo nella gestione, negli investimenti, nel restauro, nel recupero, nella fruizione. Tutto questo trasforma il valore tradizionale di un bene in un valore che si può mettere in campo per lo sviluppo di un territorio, dell’intera comunità nazionale, ma soprattutto per l’innalzamento del livello culturale del Paese”. Il consigliere del ministro dei Beni culturali ha portato l’esempio della domenica gratis nei musei definendola “una conquista straordinaria che modifica i comportamenti e le abitudini dei cittadini, fino a farli diventare un bisogno di consumo culturale. E tutto questo creerà un Paese più attento e maturo”.

D’Andrea si è poi soffermato sulle forme di partenariato. “C’è un problema di partenariato interistituzionale – ha dichiarato -. Purtroppo, il rapporto tra i vari livelli di competenza pubblica delle istituzioni, rispetto alla tutela e alla valorizzazione, non è a posto. Lo si è visto ad esempio sul tema dei tavolini collocati dai bar sulle piazze di alcune città. E’ andato meglio, negli ultimi tempi, il rapporto tra pubblico e privato. Matera 2019 ha avuto un risultato straordinario grazie al rapporto virtuoso pubblico-privato, sia in termini di sponsorizzazioni, ma anche con la possibilità di sperimentare forme nuove come la cogestione degli spazi che si è rivelata utile”.

“Dobbiamo fare in modo che ci sia il consenso generale, non solo delle élite, sulle iniziative che riguardano la spesa privata e la spesa pubblica per la cultura. Dobbiamo fare crescere la consapevolezza della comunità – ha concluso D’Andrea - e questo si può fare solo diffondendo il messaggio sul disegno complessivo e sui casi virtuosi che questo disegno riesce a presentare come cose fattibili”.
 

 

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