Nasce a Cinecittà a Roma il Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema (MIAC). Dalla collaborazione tra Istituto Luce, Centro sperimentale per la cinematografia e Teche Rai prende vita uno sconfinato archivio di immagini, forse il più grande al mondo considerando i due patrimoni del Luce e della Rai sugli ultimi 120 anni della storia italiana. Un luogo in cui cinema, televisione, archivi, nuove tecnologie digitali, vengono raccontati in una dimensione multimediale, immersiva, espositiva, esperienziale. Un nuovo modo di immergersi nelle arti e nelle tecniche che hanno costruito il nostro immaginario. 

Presente anche il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha contribuito a ideare (e finanziare) il progetto pensato qualche anno fa. “In occasione della mostra dei 90 anni dell’Istituto Luce - ha ricordato Roberto Cicutto, presidente dell’Istituto Luce-Cinecittà - l’allora ministro Franceschini disse che Teche Rai e Istituto dovevano fare un museo insieme. Nasce così l’idea del MIAC e oggi siamo orgogliosi di presentare un progetto diventato realtà”.

“Era giusto che fosse a Cinecittà, un luogo simbolico a Roma, non si sovrappone agli altri musei del cinema che ci sono in Italia, a cominciare da Torino” ha sottolineato il ministro nel suo intervento alla conferenza stampa. Il MIAC, ha aggiunto, “consente un’esperienza immersiva, di provare emozioni, consente di vivere in modo nuovo e coinvolgente la grande storia del cinema italiano, ma è anche tenuto aperto sul futuro. Il museo va avanti, non si ferma al 2019, come va avanti la storia dell’audiovisivo e del cinema italiano che non è solo la storia di un grande passato, ma anche la storia di una grande presente e sicuramente di un grande futuro. Ci sono grandi talenti, non soltanto negli anni passati”. 

Precedentemente, Franceschini aveva ribadito come “l’imprevedibilità della politica o della sorte ha fatto sì che fossi qui da ministro, sarei venuto ugualmente, a inaugurare il MIAC. L’idea è nata qualche anno fa ed è una rara soddisfazione in politica riuscire in un tempo breve a immaginare, finanziare, costruire e aprire un museo in un arco di tempo così relativamente breve”. 

Il Museo “ha messo insieme nella fase di progettazione e spero anche nella fase di gestione l’Istituto Luce, il Centro sperimentale e le Teche Rai che insieme hanno degli archivi di immagini trai più grandi e formidabili in Europa e al mondo. Le Teche Rai poi si sono sostituite temporalmente all’Istituto Luce, anche se con una breve sovrapposizione, ma sono veramente l’archivio di un secolo di storia italiana, un patrimonio straordinario”.

Ma il ministro ha lanciato anche una sua proposta ai curatori dell’esposizione. Infatti il MIAC “è un luogo intorno al quale si possono costruire molte cose sugli archivi, sul patrimonio che già c’è, iniziative di studio, di ricerca e di formazione”. 

Sarebbe molto bello, ha proposto Franceschini, “avere una sala in cui attraverso l’uso delle immagini un visitatore può lasciare una sua dichiarazione d’amore per il cinema in immagini. Molte cose si possono fare e ce n’è una da fare subito: il 2020 sarà l’anno di Federico Fellini, ci sono molte cose già in cantiere, ma penso che il Miac possa diventare il veicolo per raccordare queste iniziative e promuoverne altre”.

 

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