“Sulla tutela è stato fatto un importante lavoro riguardante la riorganizzazione delle Sovrintendenze che sta andando a regime, mentre sulla valorizzazione del nostro patrimonio artistico e museale stiamo indietro. Abbiamo investito sulla valorizzazione con la riforma dei musei autonomi, ma c’è ancora un lavoro grande da fare sui servizi e sull’accoglienza”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, intervenuto alla presentazione della 15esima edizione del Rapporto Annuale Federculture.

“Il lavoro di riforma del Mibact e alcuni interventi legislativi come la legge sul Cinema, quella sullo Spettacolo dal vivo e l’Art Bonus, sono provvedimenti che vanno consolidati. In parte richiedono misure attuative, in parte possono essere corretti, ma sono comunque acquisiti”, ha spiegato Franceschini che ha aggiunto: “Ora dobbiamo fare quello che non è stato fatto negli anni passati. Abbiamo immaginato che il nostro dovere di tutela del patrimonio materiale e immateriale fosse talmente enorme e prevalente da diventare quasi esclusivo. Invece non ci siamo dedicati con altrettanta energia all’investimento sul presente, come se la creatività italiana fosse qualcosa da celebrare e non un patrimonio su cui investire. L’incrocio tra l’inizio dell’era digitale e la creatività italiana ci offre un terreno sconfinato da sfruttare economicamente in modo intelligente e sostenibile”.

“La tutela – ha sottolineato Franceschini - deve restare centrale ma dobbiamo investire sul presente: arte e architettura contemporanea, fotografia, industrie culturali e creative. Il lavoro del Mibact è consolidare quanto già c’è e creare la parte che non c’è tutta proiettata sul presente. Stiamo discutendo, ad esempio, di riorganizzazione dell’assetto del ministero e penso che ci sia bisogno di una struttura che si occupi permanentemente di industrie culturali e creative”.

Investire in cultura, ha rimarcato Franceschini, “non è solo un dovere costituzionale, politico e morale, ma anche una grande opportunità per portare al nostro Paese una crescita economica importante, intelligente, sostenibile, in linea con il mondo della globalizzazione”. Questo, “non è assolutamente un dato acquisito, ma va consolidato nelle singole scelte, nei passaggi parlamentari, tra governi che si alternano e ministri che cambiano”. Perché, ha messo in guardia Franceschini, “per far tornare le politiche culturali marginali o irrilevanti ci vuole molto poco. Non si tratta solo di maggiori o minori risorse nelle leggi di Bilancio, ma di vere e proprie scelte strategiche”.

Franceschini ha concluso il suo intervento parlando del rapporto tra pubblico e privato. “E’ caduta finalmente da qualche anno la barriera ideologica per cui i due settori non dovevano collaborare né nella gestione dei beni culturali né nella tutela. Adesso – ha affermato il titolare del Collegio Romano - dobbiamo far crescere, nel rispetto delle prerogative del pubblico, dello Stato e del ministero, tutte le forme di collaborazione”. 
 

 

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