Il settore dello spettacolo dal vivo in Francia è contrassegnato dall’effetto “piramide rovesciata”. Nelle strutture educative (accademie ecc.) la partecipazione è paritaria (52% donne) ma nel mercato del lavoro la presenza delle donne cala drasticamente (31%), soprattutto nelle posizioni apicali (18%), fino a diventare assolutamente marginale nelle opere programmate (11%). Si tratta purtroppo di un dato trasversale ai diversi paesi europei e ai diversi settori culturali e creativi - CCS. 

Non soltanto, quindi, le donne faticano a raggiungere posizioni di leadership, ma i prodotti dei CCS a cui accediamo (spettacoli teatrali, opere d’arte, film ecc.) sono in larga misura (mediamente il 90%) scritti e realizzati da uomini. Per fare un esempio tra i tanti, solo il 3-5% delle opere d’arte presenti nelle principali collezioni permanenti dei musei europei e statunitensi sono state realizzate da donne. Anche il panorama artistico contemporaneo è poco consolante: solo il 13,7% delle artiste e degli artisti viventi rappresentati  nelle principali gallerie d’arte in Europa e in Nord America sono donne.

Sono solamente alcuni dei dati più sconcertanti che emergono dal Rapporto EENCA (European Expert Network on Culture and Audiovisual), una fotografia lucida e molto approfondita dei divari di genere nella musica, spettacolo dal vivo (teatro, danza, opera, circo), arti visive, patrimonio culturale, editoria, architettura e design, artigianato e, in ultimo, educazione culturale. L’audiovisivo non è stato considerato in quanto incluso in un altro studio europeo. 

L’OBIETTIVO DEL RAPPORTO

Il Rapporto è stato commissionato dalla Commissione sulla spinta del “Work Plan for Culture 2019-2022” che individua l’eguaglianza di genere come una delle cinque priorità delle politiche europee. Si propone quindi come uno strumento di lavoro per la Commissione, per esperte/i e professioniste/i, per decisori pubblici a livello nazionale e internazionale ma, in primis, per l’OMC Group on Gender Equality. L’ “Open Method of Coordination” (OMC) è uno strumento di dialogo, cooperazione e elaborazione di “soft law” (linee guida e indicazioni) tra gli Stati Membri: tra gli altri, l’OMC Group dedicato all’eguaglianza di genere ha il mandato di identificare i principali ostacoli alla parità e di proporre iniziative e misure specifiche.

Il Rapporto EENCA è ricco di informazioni e tenta, in un momento storico estremamente fertile di “idee in movimento” (dall’alto le molteplici politiche pubbliche citate nello studio e dal basso le numerose associazioni dedicate ai temi dell’uguaglianza di genere che da sempre faticano a fare sistema ma hanno beneficiato dell’effetto leva del movimento #metoo), di registrare lo stato dei divari  nei principali paesi europei, delle politiche ed anche di quelle buone pratiche che hanno promosso e generato cambiamento sociale.

GLI INDICATORI DELLE DISPARITÀ DI GENERE

Sulla base delle politiche pubbliche analizzate e delle interviste, gli autori del Rapporto tentano una interessante ed utile segmentazione delle disparità di genere in cinque macro-temi: gli stereotipi di genere, l’accesso ai ruoli decisionali e di leadership, l’accesso alle risorse e i divari salariali, l’accesso al mercato del lavoro, le molestie sessuali. 

Naturalmente i cinque temi sono collegati tra loro e impattano uno sull’altro. Ad esempio gli stereotipi sull’”intelligenza emotiva delle donne” o sulla loro capacità di lavorare in squadra sono complementari alla maggiore presenza maschile nei ruoli di leadership. Di fatto tutto il meccanismo si alimenta di stereotipi che attivano, fin dai primi anni di vita, valori e comportamenti che, a cascata, producono effetti distorsivi sull’intero sistema. 

Un indicatore molto interessante e bene evidenziato dal Rapporto è quello delle “risorse”. Si tratta di risorse economiche ma anche temporali come, ad esempio, il tempo a disposizione per lavorare in modo informale: in effetti parliamo di settori contraddistinti da “creative deadlines and erratic working hours”, di viaggi, di autopromozione. Risorse vuol dire anche disponibilità, soprattutto quella relativa alla possibilità di costruire ed alimentare una rete di contatti che, di nuovo, necessità di un tempo a disposizione che le donne faticano a trovare o che, viceversa (stereotipo!), si pensa che le donne non abbiano. 

TRA LE EVIDENZE DEL RAPPORTO: 

1. MOLTE POLITICHE MA SCARSO CAMBIAMENTO

Il primo elemento che colpisce del Rapporto EENCA è il contrasto tra le misure intraprese dalle politiche pubbliche e l’effettivo scenario dei divari di genere. Lo stesso Rapporto è espressione di una politica pubblica virtuosa - anche sulla base dei dati di questo Rapporto e del lavoro portato avanti dall’OMC Group nel corso del 2019-2020 si attendono puntuali indicazioni e proposte operative per il Consiglio entro fine 2020 – eppure la grande mole di leggi, norme, decreti, dichiarazioni che, negli anni, hanno denunciato e avviato misure per ridurre le disuguaglianze tra uomini e donne, non è ancora riuscita a sfondare né il cosiddetto “tetto di vetro” (che impedisce alle donne di accedere ai vertici decisionali) né le cosiddette “mura di vetro” (che relegano le donne in ben specifici ruoli lavorativi). 

Forse l’unico passo che manca al Rapporto EENCA è proprio questo, una valutazione di quali politiche siano riuscite ad ottenere effetti concreti sul comparto e perché. Sarebbe necessario infatti, anche per superare atteggiamenti populistici di insofferenza verso le istituzioni, che gli effetti delle politiche pubbliche fossero maggiormente monitorati e condivisi.

Al contempo il Rapporto è denso di casi studio e di buone pratiche in grado di offrire alla lettrice/lettore non soltanto una bussola per orientarsi all’interno di un  tema così complesso ma anche una vasta gamma di strumenti utili per chi (privato, pubblica amministrazione) volesse avviare nuovi progetti ed idee di contrasto alle disparità di genere.

2. POCHI DATI E DIFFICILMENTE COMPARABILI

Un secondo elemento che emerge dal Rapporto è la scarsità di dati sul tema dei divari di genere. Solo pochi paesi, come la Francia (che ha un Observatoire de l'égalité entre femmes et hommes dans la culture et la communication) e il Regno Unito, hanno strutture dedicate alla ricerca in questo ambito. Si producono pochi dati e quelli a disposizione sono difficilmente comparabili. Gli stessi autori del Rapporto lamentano questa carenza e segnalano di aver monitorato i pochi dati “rarely available”, raramente disponibili, per integrare i quali è stato svolto un ampio numero di interviste ad esperte/i nazionali ed internazionali.

La carenza di informazioni, peraltro, è strettamente legata – causa ed effetto – all’ assenza di politiche pubbliche dedicate ed azioni mirate sul tema. La raccolta di dati necessita di politiche specifiche e viceversa il legislatore è riluttante ad intervenire in comparti senza parametri certi ad indirizzare le politiche. È lo storico dilemma dei settori culturali e creativi che, per loro natura, hanno caratteristiche ed effetti non sempre facilmente quantificabili e questa complessità rallenta le politiche e, paradossalmente, la ricerca di indicatori e parametri innovativi ed efficaci. 

3. LE MOLESTIE SESSUALI

Un’altra funzione rilevante del Rapporto è quella di provare a definire un canone sull’eguaglianza di genere. Individuati i temi gli autori scendono in profondità nell’esaminarne le principali caratteristiche e, in questo modo, propongono delle definizioni di supporto al legislatore (europeo, nazionale) ma, anche, strumentali alla gestione di molti contesti quotidiani e lavorativi. Per fare un esempio le molestie vengono definite “unwelcome sexualized behaviours in the organizational context” e declinate in ““unwanted verbal comments, jokes and sexual gestures, demands for sexual favours as a condition of employment, requests for dates and actions encompassing touching and coercive attempts to establish a sexual interaction”, quasi una specie di breviario per dare un nome ed un punto di riferimento a situazioni spesso molto ambigue e difficili da incasellare.  

4. LE DONNE NON VENGONO PRESE SUL SERIO

La maggioranza dei problemi che le donne si trovano ad affrontare nell’ambito dei settori culturali e creativi è sintetizzabile nella loro difficoltà a trovare adeguato ascolto professionale. Laddove il valore aggiunto della creatività, dell’innovazione, è il cosiddetto “salto nel buio”, la capacità cioè di osare immaginando nuovi mondi e scenari, di produrre  visioni la cui realizzabilità è ad alto rischio (ricordiamoci che parliamo di settori i cui prodotti sono “experience goods”, un servizio la cui qualità può essere conosciuta solo dopo che è stato acquistato e consumato)… proprio in questo “salto” le donne sono considerate meno credibili degli uomini. Meno credibili quando portano la sceneggiatura di un film ad un produttore, quando sfidano il mercato con nuove idee, quando recensiscono uno spettacolo. Osano meno e quando lo fanno vengono meno prese sul serio. E si torna nuovamente agli stereotipi, a secoli di condizionamenti culturali molto complessi da sradicare.

5. VIVA LE DONNE MENTORI, NON CI SONO LE DONNE MENTORI

Uno degli indicatori più critici individuati dal Rapporto è, infine, la scarsa presenza delle donne nei luoghi decisionali perché impatta su tutti gli altri punti nevralgici. Come mostrano molte ricerche, quando le donne sono in posizione di leadership il resto del team è più equilibrato, diminuiscono gli stereotipi ecc. 

Il problema, però, è che quelle donne che hanno raggiunto il vertice raramente divengono modello per altre donne. Tra le possibili spiegazioni la scarsa solidarietà che si genera nelle stanze del potere. La difficoltà di accedervi, “i pochi posti a disposizione per le donne”, produce, infatti, un meccanismo competitivo tra le donne invece che tra donne e uomini. Questa è una delle cause della difficoltà delle donne a fare rete: “mors tua vita mea” impedisce quelle forme di co-opetition che, invece, sono storicamente strumento di alleanza e conquista di potere da parte dei maschi.

In conclusione il Rapporto ci racconta una storia che, purtroppo, conosciamo bene: le donne fanno fatica a promuovere idee, creatività, progetti, a fare carriera, ad essere pagate adeguatamente per il loro lavoro e, per l’intero corso della propria carriera, si devono destreggiare tra piccole e grandi forme di molestia e svalutazione. E questo accade, anche se in diverse misure, in tutta Europa. Ma la piena consapevolezza dei divari e delle disuguaglianze – consapevolezza a cui il Rapporto contribuisce – è anche il punto di partenza di una reazione top-down, delle politiche pubbliche e, al contempo, bottom-up, della società civile, ed è proprio nella convergenza di questi due movimenti che si giocheranno le partite di cambiamento sociale (ed anche  economico dato  il forte legame tra giustizia, benessere sociale e nuovi modelli di crescita economica) del Continente nei prossimi anni. Ci auguriamo che su questo fronte anche le politiche pubbliche italiane riescano, e con tempi brevi, a dare un segnale importante.

Abstract

The European Commission has commissioned EENCA, the European Expert Network on Culture and Audiovisual, a Report aiming to identify the situation of women artists and professionals in the cultural and creative sectors (CCS), and to map international policies and recommendations on gender equality in these sectors. The mission is therefore to analyse and compare quantitative data able to describe gender gaps through sectors and countries and, at the same time, monitor policies, indicators, main issues at stake and best practices. Despite the lack of systematic data the Report offers a very effective picture of gender gaps and a useful toolkit for experts, professionals and public administrators willing to identify projects, actions and norms to promote gender equality and social change.

Sitografia essenziale

Council of Europe, (2019), Recommendation CM/Rec(2017)9 of the Committee of Ministers to member States on gender equality in the audiovisual sector

Consiglio d’Europa “Gender Equality Strategy 2014-2017 e 2018-2023”

European Commission, “Gender equality strategy”

EWA Network study on gender inequality in the film industry 

International Labour Organisation Working Paper “Challenges and opportunities for decent work in the culture and media sectors”

Open Method of Coordination (OMC) Working Group - Gender equality - Final mandate

Unesco “Gender Equality: Heritage and Creativity" e “Priority Gender Equality Action Plan 2014-2021”

 

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