L’idea del libro-progetto collettivo Riabitare l’Italia nasce da un’illuminazione che improvvisamente, durante la primavera del 2017, ha attraversato la nostra riflessione e dialogo. Ogni giorno venivamo a conoscenza di nuove pratiche di rigenerazione dei luoghi diffuse in ogni angolo del paese; incontravamo studi scientifici disciplinari che in maniera crescente trattavano il tema delle aree interne; le montagne e i territori di margine stavano diventando oggetto di una nuova attenzione, quasi una moda, e iniziavano a essere viste non più come mero mondo dei vinti, ma come spazio di opportunità e progettualità. E allora perché (ci chiedevamo) non esiste un qualcosa – testo, riflessione, manifesto – capace di conferire unitarietà e immagine ricompositiva d’insieme a questo caleidoscopio di fenomeni e frammenti che però rivelavano tutti una precisa tendenza e metamorfosi in atto?

Riabitare l’Italia nasce quindi da un vuoto e da un’urgenza. Oggi questo qualcosa esiste, ma è importante domandarsi la ragione di quella assenza. Perché la difficoltà nel riuscire a configurare una rappresentazione sintetica, e al contempo rispettosa delle mille diverse specificità, di questo pezzo enorme di (altra) Italia – il 60% del territorio nazionale per poco meno di un quarto della popolazione complessiva – è cartina di tornasole non solo del carattere inaugurale di questo libro, ma soprattutto della pervasività delle vecchie immagini, tutte costruite su dicotomie oramai sclerotizzate: il Nord contro il Sud, la montagna contrapposta alle città e alle pianure, e via dicendo. Rappresentazioni che impediscono di cogliere le novità e le mutazioni in atto, e conseguentemente la messa a punto di progettualità e politiche davvero pertinenti e efficaci.

Da qui l’intuizione, tattica e non solo strategica, della necessità di provare a invertire lo sguardo. Di guardare all’Italia intera muovendo dai margini, dalle periferie. Partendo dalla considerazione che l’Italia del margine non è una parte residuale, e che si tratta anzi del terreno forse decisivo per vincere le sfide dei prossimi decenni. Il tutto rischiando una sorta di triplo salto mortale. Ossia provando a intrecciare, dentro questo tentativo di costruzione di una nuova rappresentazione del paese, quattro grandi temi che normalmente vengono trattati separatamente: le analisi scientifiche socioeconomiche, demografiche, territoriali; i tentativi di politiche in atto; le progettualità e le pratiche espresse dai territori; senza dimenticare infine il ruolo delle trasformazioni culturali e degli immaginari, che hanno valenza decisiva nel ripensamento delle aree interne.

Un libro – come ha recentemente scritto Fabrizio Barca, uno degli autori del volume – “dove il pensiero crea l’azione”, dove “rappresentare serve a immaginare, costruire una visione, per poter sperimentare”. Perché i più di quaranta autori di Riabitare l’Italia non sono solamente studiosi, esperti, accademici, ma sono anche persone che lavorano sui margini e nelle aree interne di questo paese.

IL VIAGGIO

Ma Riabitare l’Italia, nel suo darsi ai lettori dopo la pubblicazione, è diventato anche uno straordinario viaggio attraverso i mille margini e pieghe di questo paese. Noi abbiamo fatto quasi una trentina di presentazioni, e gli altri autori diverse decine. Non solo nelle grandi città, nelle università. Ma anche, e soprattutto, attraverso paesi e borghi, montagne e campagne interne, invitati da associazioni, gruppi di cittadinanza attiva che stanno tentando di costruire un’Italia altra, in cui le progettualità individuali e collettive acquisiscono nell’azione valenza civile e propositiva.

Osservata da dentro, questa Italia in costruzione mostra una pluralità e ricchezza di pratiche davvero strabiliante. Ci sono le montagne emiliane con l’esperienza delle cooperative di comunità. I territori siciliani e pugliesi con le loro storie di rigenerazione a base culturale. Le valli alpine occitane che attraverso i nuovi montanari ricostruiscono abitabilità e percorsi di sviluppo. I borghi calabresi che tramite l’accoglienza agli stranieri (non c’è solo Riace) reinventano luoghi. Si potrebbe continuare. Tanti “stili” differenti, che sovente riprendono tracce – si pensi alle cooperative di comunità – di storie profondamente inscritte nei territori locali. Ovunque si respira entusiasmo e fatica, straordinaria capacità di invenzione e fragilità. Con quasi sempre una matrice comune: ”quei processi di innovazione sociale a base culturale che” come ricorda Pier Luigi Sacco – un altro degli autori del volume – “oggi rappresentano una specificità e una frontiera avanzata del nostro paese”.

Un’Italia che chiede non assistenzialismo, ma la rimozione degli ostacoli che non consentono il libero dispiegarsi delle progettualità delle persone. Privo di rappresentanze politiche, non intercettato dalle tradizionali culture politiche riformiste, questo pezzo di Italia costituito da un arcipelago di soggettivismi e pratiche dalla valenza collettiva in fieri ha deciso di muoversi da solo, ripartendo dai margini.

LA PIATTAFORMA

L’accoglienza riservata al libro, il suo imporsi come testo di valenza ricompositiva che ha la capacità – traguardando il portato della Strategia nazionale per le Aree Interne – di porre il tema dell’Italia dei margini come prioritaria questione nazionale, hanno spinto il gruppo di autori e la casa editrice Donzelli a porsi una serie di nuovi obiettivi. 

L’idea è di dare vita a una sorta di laboratorio-piattaforma capace di produrre conoscenze finalizzate alle progettualità, di fare divulgazione, di costruire alleanze – si pensi alla preziosa opera del Forum Diseguaglianze e Diversità – con soggetti che stanno lavorando sui medesimi temi. Sul breve-medio termine, un Manifesto di Riabitare l’Italia, una serie di iniziative culturali, e la produzione di 5-6 nuovi volumi. In primis certamente una riflessione critica e al contempo propositiva sull’infrastrutturazione complessiva del paese: uscire dall’equivoco delle grandi opere come unica via per la modernizzazione e lo sviluppo, costruendo una visione che pone nell’intreccio tra i tre piani dell’infrastrutturazione ambientale, sociale e logistica il nodo decisivo per il futuro dell’Italia e la sua coesione territoriale, nell’interdipendenza tra spazi metropolitani e aree interne.

Al centro la critica a quelle forme di sapere settorializzate e portatrici di riduzionismi che ostacolano l’affermarsi di nuove visioni progettuali, la necessità di immettere nell’amministrazione pubblica nuove competenze e energie per uscire da un’idea meramente gestionale ordinaria e burocratica del governo del territorio, l’importanza di una riflessione sui tanti patrimoni pubblici e privati dismessi e sottoutilizzati che faticano a essere ripensati come risorsa, il dovere di immaginare – di fronte ai processi di contrazione e arretramento della società italiana contemporanea – un ridispiegamento che trasformi le fragilità e le debolezze in un possibile punto di forza. Inevitabilmente, questo porta con sé un’idea di conflitto: verso le rendite di posizione, le categorie interpretative dei saperi ridotti, le progettualità come trascrizione di ricette stereotipate. Perché quel vuoto – quello delle aree interne, o delle mille vecchie e nuove periferie italiane – non è spazio neutrale.

Riferimenti bibliografici:

Antonio De Rossi (a cura di), Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli, Roma 2018

Montagna. Risorsa del XXI secolo, Il Giornale delle Fondazioni. Speciale, 2019, scaricabile all’indirizzo http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/

Giovanni Carrosio, I margini al centro. L’Italia delle aree interne tra fragilità e innovazione, Donzelli, Roma 2019

Filippo Barbera, Roberto Di Monaco, Silvia Pilutti, Dall’alto in basso. Imprenditorialità diffusa nelle terre alte piemontesi, Rosenberg & Sellier, Torino 2019

Enrico Borghi, Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale, Donzelli, Roma 2017

Abstract

The collective publication Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste [Re-inhabiting Italy. Inland areas between abandonment and reconquest] published by the Donzelli in December 2018, has become the reference point for the Italian debate on inland areas. Antonio De Rossi and Laura Mascino, the project initiators, tell the reasons that led to the creation of the volume, which gathers the contributions of more than forty authors from different disciplines: the need to study the many marginal and peripheral areas of the country using a unitary framework of interpretation and planning, and to prioritise them as a national issue of crucial importance. Started as a book, Re-inhabiting Italy is now turning into a laboratory and a ‘cultural processing’ platform aimed at producing visions and projects for the Italian territory and society from the marginal areas point of view.

 

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