Il numero 50 dei Quaderni della Ricerca di Loescher dedicato a “Scuola e innovazione nella aree interne” è un volume spurio, scritto a più mani da un insieme di persone che in questi anni si è trovata a “fare scuola” in luoghi scarsamente popolati e a riflettere su cosa significhi operare, in ambito culturale, in territori considerati “marginali”. Una comunità, selezionata attraverso una call, composta da docenti, studenti, associazioni e ricercatori che si è raccolta attorno alla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), una politica nazionale che fa capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nata proprio per combattere lo spopolamento e le diseguaglianze territoriali del nostro Paese. 

Il testo contiene contributi eterogenei, che vanno dalla narrazione di esperienze fatte sul campo da operatori culturali che praticano soluzioni di “sopravvivenza” in contesti difficili, fino a sperimentazioni educative messe in piedi dagli stessi istituti scolastici e singoli docenti proprio nelle piccole realtà, unite a riflessioni accademiche sull'innovazione didattica nelle aree poco popolate.  

È un’esplorazione a tutto campo su un argomento poco esplorato, ma che ha radici antiche (basti pensare all'esperienza di don Milani) e che a tutt'oggi non si caratterizza come un blocco teorico riconducibile a una sola chiave interpretativa, ad esempio quella tipica del “ritardo” di alcune aree rispetto ad altre, ma ci restituisce l'immagine di un paese arcipelago, dove convivono, perennemente alla ricerca di un dialogo, un caleidoscopio di esperienze e di riflessioni, anche molto avanzate, cresciute spontaneamente in assenza di un vero disegno nazionale, per tutto ciò che nel nostro paese, non è “città”.

LA TRAPPOLA DEI BISOGNI

È possibile rinvenire alcuni fili conduttori che legano i saggi e i contributi contenuti nel Quaderno, il primo dei quali è la capacità di questo approccio multidimensionale di rompere la “trappola dei bisogni”, quello “sguardo” paternalista che vede queste aree caratterizzate da un “deficit di modernità” e che immagina, di conseguenza, politiche volte solo a colmare il gap, evidentemente incolmabile (la campagna non sarà mai città) che le distanzia da quelle più dinamiche. Nello stesso tempo questo approccio tralascia completamente e rimanda a un secondo momento la capacità delle istituzioni e della società di rispondere alle aspirazioni e ai desideri dei giovani che le abitano. È indubbio che i problemi che riguardano gli studenti delle scuole collocate nelle aree in cui lavora la Strategia Nazionale Aree Interne siano molti e di difficile soluzione. Ma su quali intervenire prioritariamente? Quali sono le azioni più urgenti?  Indagando i desideri, e non solo bisogni, di tutti i cittadini, in modo particolare dei nuovi insediati, italiani e stranieri, coinvolti nel sistema scolastico, i saggi raccolti in questo volume si spingono a raccontare, analizzare, e anche a immaginare le iniziative che non si muovono solo in una logica di difesa dell'esistente o di adeguamento agli standard urbani, ma prefigurano modalità innovative di intervento utili ad immaginare una nuova scuola per le zone a bassa densità di popolazione.

INNOVAZIONE SCOLASTICA E PATRIMONIO CULTURALE

Con la finalità di invertire o in qualche maniera arrestare il trend di spopolamento di queste aree, le soluzioni che la SNAI ha portato sul territorio sono state tanto materiali quanto immateriali, e se da un lato hanno puntato al miglioramento strutturale degli edifici, nel senso di una loro migliore vivibilità e sicurezza, in territori fortemente vulnerabili, dotandoli di spazi e attrezzature per le attività laboratoriali aperte al territorio, da un altro gli interventi si sono concentrati sull’innovazione didattica, che è ben rappresentata in questo Quaderno dall'insieme di progetti e dalla ricchezza delle innovazioni e delle sperimentazioni che ci vengono presentate. In molti casi le attività promosse sul territorio dalla SNAI hanno messo in moto nuove relazioni fra scuola e altri ambiti di attività, culturale ma anche produttiva e sociale. Molte sono le strategie che individuano uno spazio fisico, talvolta proprio uno o più edifici/simbolo dell’area, di valore storico e culturale, spesso recuperato negli anni scorsi e poi abbandonato senza alcuna specifica destinazione d’uso, perché diventi, in forme diverse, il perno delle nuove relazioni, e nello stesso tempo, la “cucina” nella quale sperimentare le nuove ricette e combinazioni rese possibili da questa relazione inedita fra soggetti. Ne troviamo traccia in varie strategie e in vari articoli ospitati in questo quaderno, nelle Marche come nelle Madonie, e testimoniano la vocazione di una scuola che tende a uscire dalle proprie mura e diffondersi nello spazio, divenendo motore di un progetto più ampio relativo al futuro dei territori, trasformati in “comunità educanti”, capaci di dare nuovo valore al patrimonio culturale materiale dei territori. 

L’INNOVAZIONE DIDATTICA COME STRADA PER SUPERARE L’ISOLAMENTO

Nelle aree interne, innovazione didattica significa innanzitutto attenzione alle persone, capacità di farle lavorare insieme, al fine di accrescere la loro autostima, in un quadro in cui la fragilità agisce togliendo la capacità di immaginare un futuro e far crescere il senso della cittadinanza.  Significa, inoltre, incoraggiare la flessibilità di orari e le nuove modalità di insegnamento, la moltiplicazione dei percorsi non formali, il sostegno ad iniziative che favoriscono una maggiore coesione territoriale. 

Altro elemento comune tra i contributi contenuti nel Quaderno è uno sguardo sulla scuola che la prefigura come presidio civico, fortemente connesso e ancorato alle caratteristiche specifiche dei luoghi, e nello stesso tempo come ambito di sperimentazione didattica e di innovazione di interesse nazionale, che si sostanzia soprattutto nello scambio con centri di competenza lontani (ad esempio le Università) e luoghi esterni al sistema formativo. Quando rilevanti, le innovazioni incontrate si contraddistinguono per la loro capacità di mettere insieme non solo persone, ma anche territori diversi. Ed è proprio la necessità di ricostruire nuove trame di cucitura con gli altri territori, le grandi città, le periferie, che spinge molti dei contributi ospitati ad andare oltre i confini geografici delle aree interne, e a inserirle in un discorso più ampio sulle numerose “periferie educative” del nostro paese, senza perdere, ma anzi accentuando, il forte ancoramento alle diverse dimensioni dello sviluppo socio-economico locale, della conoscenza e delle risorse socio-culturali dei luoghi, quelle sedimentate e quelle potenziali da attivare.  

Ed è solo in questo quadro che la scuola diviene luogo di rigenerazione di comunità, inserita in una forma non episodica, ma strutturale, di intervento sul territorio. 

PER UNA POLITICA CHE TENGA CONTO DELLA RICCHEZZA DI DIVERSITÀ DEL NOSTRO PAESE

In ciascuna delle 72 aree progetto nelle quali è impegnata, la Strategia Nazionale Aree Interne nelle sue attività di co-progettazione, consapevole di operare in un contesto che presenta diversità profondissime, morfologiche, culturali, umane, produttive, ha rilevato problemi specifici ai quali ha provato a dare risposte puntuali. Questo è stato fatto pur senza perder di vista l'obiettivo di una politica nazionale, che dev'esser quello di trovare soluzioni replicabili e un approccio sistemico al tema delle diseguaglianze territoriali, che se pur indubbiamente si sono configurate più di una volta come ostacolo alla coesione del paese, sono all'origine della sua ricchezza. La riflessione si è concentrata perciò su come possa essere migliorata la cosiddetta governance della scuola, cioè la distribuzione di competenze e responsabilità tra i livelli di governo istituzionali coinvolti (il Ministero, le strutture scolastiche regionali, i plessi scolastici) e soggetti capaci di immaginare ed attuare forme di azione sulla scuola a base locale.

Si è ragionato soprattutto sulle possibili “curvature territoriali delle politiche di istruzione”, da attuare non attraverso un sistema di deroghe e compensazioni per dei territori considerati “marginali”, ma sulla necessità di promuovere un quadro legislativo e programmatico che tenga maggiormente conto della differenze di distribuzione della popolazione sul territorio nazionale, e che sia espressione di un pensiero compiuto su quale debba essere il ruolo di una parte così rilevante del nostro paese, il 60 per cento del territorio, quasi un quarto della popolazione, nel definirne i destini futuri.

L'intento del Quaderno di ricerca non è quello di proporre quindi l'unica chiave di lettura e indicare la soluzione salvifica valida per tutti i contesti, ma di rivendicare in maniera corale la necessità, prima di ricomporre il quadro, di una fase di ricerca, di frammentare lo sguardo, osservare cosa succede nei singoli luoghi, valutare quali siano i bisogni e i desideri specifici delle persone che li abitano. Per questo il Quaderno vuole esser solo l'avvio di una riflessione che pur disperdendosi, non dimentica che l'obiettivo, consono ad una politica di respiro nazionale come la Strategia Nazionale Aree Interne,  è quello di arrivare ad una ricostruzione unitaria, i cui esiti non sono predefiniti, che possa esser base utile per una politica volta finalmente al superamento delle diseguaglianze territoriali, a partire proprio dal loro riconoscimento.

Abstract

Over the past five years Daniela Luisi and Filippo Tantillo have worked on Italy’s National Strategy for Inner Areas, a policy promoted by the government to fight depopulation in nearly 60% of the country. The strategy has constantly promoted development, rethought welfare, and invested resources for innovative solutions by offering a novel school approach to combat territorial inequalities. The volume contains a series of essays written by teachers, researchers and policy makers, offering us a kaleidoscope of experiences and reflections that spontaneously grew in those the country considered as ‘non-urban’..

Bibliografia essenziale

F. Barca, P. Casavola, S. Lucatelli, A Strategy for Inner Areas in Italy: Definition, Objectives, Tools and Governance, n. 31, Collana Materiali UVAL, Roma 2014. 
G. Carrosio. F. Tantillo, Uscire dal vecchio mondo. Dialogo con Fabrizio Barca, in «Che fare», 5 aprile 2017 https://www.che-fare.com/uscire-dal-vecchio-mondo-dialogo-con-fabrizio-barca/ (consultato il 28/10/2019).
D. Luisi e F. Tantillo (a cura di), Scuola e innovazione culturale nelle aree interne, Quaderno di ricerca #50, Loescher, Torino, 2019
Materiali UVAL, Strategia Nazionale per le Aree Interne. Definizione obiettivi strumenti e governance, Roma, Numero 31 - Anno 2014
C. Zanetti, D. Luisi, G. Osti, G. Carrosio, 2017, “Scuola, arte, cultura. Esiste un divario per le aree rurali fragili italiane?”, in Culture della Sostenibilità, n. 19, Torino, 2017.

Sitografia essenziale

https://ec.europa.eu/regional_policy/archive/policy/future/pdf/report_barca_v0306.pdf
http://www.programmazioneeconomica.gov.it/2019/05/23/strategia-nazionale-delle-aree-interne/
http://old2018.agenziacoesione.gov.it/it/arint/

 

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