Ho letto “DOVE – La dimensione di luogo che ricompone impresa e società” e ho compreso  definitivamente che i luoghi contano, sempre di più e sempre per più persone. E non solo contano, ma significano: perché  sono spazi fisici (ma anche virtuali) dove relazioni sociali, economiche e tecnologiche producono significati condivisi tra le persone. E, non meno importante, queste persone sono singoli che spesso diventano comunità grazie a quelle relazioni di luogo, oppure comunità già costituite che nei luoghi attivano o rafforzano quelle relazioni. Insomma, i luoghi contano eccome, se abbiamo in testa il progetto di rafforzare le persone e creare processi coesivi.

I LUOGHI E LE COMUNITÀ: NON SOLO “DOVE” MA SOPRATTUTTO CHI

Gli autori Paolo Venturi e Flaviano Zandonai ci dimostrano nel volume “DOVE” anche perché e come i luoghi contano. E per chi, soprattutto. In un contesto globale di concentrazione umana in grandi città-periferie, dove sempre più i bisogni trovano risposte a basso costo rendendole assai attrattive ed emarginando quindi grandi fette della popolazione mondiale, gli autori guardano all’Italia con molte domande e  interpretazioni, innanzitutto per i rapporti che le comunità del nostro Paese intessono con i loro luoghi. 

Comunità, termine difficile e scivoloso, che già in premessa gli autori classificano in almeno due macro segmenti: quelle aperte alle contaminazioni e al cambiamento, e quelle rancorose, chiuse e refrattarie. Comunità, sia nel primo che nel secondo caso, che si generano, confrontano e organizzano attorno e dentro i luoghi di riferimento, che diventano luoghi di pratiche e luoghi simbolici.

LADDOVE FUNZIONA LA COESIONE

La comunità nasce quando lo stare insieme e condividere è percepito come la modalità migliore per prendersi cura di sé, dicono gli autori. Un indicatore di innovazione sociale è infatti la capacità di generare comunità coese grazie a ibridazioni di pubbliche amministrazioni e pezzi della società civile: attori, questi, che si incontrano e si intrecciano proprio a partire dai luoghi, su scale iperlocali e molto circoscritte, dando vita (o dando forza) a vere e proprie geo-comunità. È una innovazione sociale di luogo (context depend) che può attivarsi e funzionare come generatore di coesione e crescita, quando però intervengono alcuni vettori/attori fondamentali. 

LA CRESCITA, DA ICONA A PROCESSO MULTI-PLAYER

Ci ricordano, Venturi e Zandonai, che di crescita sono piene le bocche di tutti, dai politici ai sindacati, dai think-tank ai social network. Eppure, attorno alla dimensione di luogo, alcuni vettori/attori si sono dimostrati davvero capaci di attivare e potenziare quei processi di crescita. Il volume individua questi attori: sono gli imprenditori capaci di infrastrutturare le vocazioni territoriali in chiave coesiva (al loro interno e con le comunità di riferimento), scenario che tanto bene il rapporto Symbola-AICCON “Coesione è competizione” ci restituisce; sono le  imprese (sociali) impact oriented, che affrontano il welfare in tutte le sue declinazioni secondo una dimensione produttiva, generando valore e non solo redistribuendolo; oltre gli attori industriali, sono anche le imprese che presidiano comparti tradizionali (agricoltura, commercio, turismo) e i gestori di infrastrutture (energia, trasporti, logistica); e infine è la domanda sociale, ricomposta sia per l’aggregazione che l’accompagna che per i modelli di consumo che la caratterizzano. Eccoli i “driver” della crescita, e tutti hanno a che fare con processi economici e sociali che nei luoghi trovano un punto di forza.

CULTURA E ABILITAZIONE SOCIALE, UNA RICETTA CHE FUNZIONA

La lente di questa rubrica trova nella riflessione sugli esiti del bando Culturability di Fondazione Unipolis contenuta nel volume una chiave di lettura molto interessante. Infatti molti dei player summenzionati, soprattutto quelli schierati tra vocazione territoriale, welfare (culturale) e domanda sociale, rappresentano l’esercito di proponenti che in questi anni hanno popolato il bando, restituendo uno scenario di geo-comunità straordinariamente ampio e profondo. Un bando di idee rivolto ad organizzazioni culturali e finalizzato ad impattare sui loro contesti mediante la rigenerazione di spazi fisici, è divenuto in questi anni uno strumento di empowerment di geo-comunità che, tra proposte (tante, più di 3.100) e loro premiazioni e applicazioni, hanno visto migliaia di persone farsi domande e ipotizzare azioni su pezzi di territori, edifici privati, spazi pubblici, beni culturali. Al netto della ristretta rosa di progetti poi effettivamente finanziati, e della evoluzione dei soggetti proponenti (ben descritta nell’apposito paragrafo), risulta evidente l’intento politico di Culturability di stimolare gruppi di cittadini e imprenditori sociali verso una assunzione di consapevolezza e di responsabilità del loro ruolo trasformativo delle loro comunità di luogo, con evidenti ottimi risultati. Cosa ci dice quindi Culturability sul rapporto tra comunità e luoghi con funzione culturale? Ci permettiamo una riflessione che esula dal volume ma sta saldamente sul pezzo.

UN FARO ILLUMINA LE COMUNITÀ CULTURALI

La ormai celebre Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società (detta “di Faro”), recentemente approvata dal Parlamento italiano dopo 14 anni di sostanziale silenzio, centra appieno già nel suo Art. 2 il tema del rapporto tra comunità e luoghi, in termini di attribuzione di valore delle prime al complesso insieme del cosiddetto patrimonio culturale, definito appunto «un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Essa comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione nel corso del tempo fra le popolazioni e i luoghi».

Per l’Europa riunita a Faro nel 2005, «una comunità di eredità è costituita da un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future». Leggendo i due commi dell’Art. 2 della Convenzione, sembrerebbe pacifico che il riconoscimento non viene conferito esclusivamente al processo di  attribuzione simbolica di valore, bensì anche al valore d’uso che le comunità (di eredità) riconoscono e agiscono, ad esempio nella interazione tra le popolazioni e i luoghi, appunto. Più avanti, all’Art. 8, le parti si impegnano tra l’altro a «rafforzare la coesione sociale promuovendo il senso di responsabilità condivisa nei confronti dei luoghi di vita delle popolazioni». Faro rappresenta pertanto non solo un punto di non ritorno sulla consapevolezza degli Stati Europei riguardo il valore sociale del patrimonio culturale, ma anche – e nondimeno – un punto di partenza per le politiche culturali che considerano le comunità di riferimento i primi destinatari di empowerment place based; comunità per cui i luoghi (culturali) contano già o possano contare significativamente a seguito di adeguate politiche in tal senso. 

RIGENERAZIONE URBANA, GIUSTIZIA SOCIALE

Processi di interpretazione comunitaria dei luoghi, quelli trattati dalla Convenzione di Faro, che si trasformano addirittura in policy making: come nel caso dell’Ex Asilo Filangieri di Napoli che, dall’informalità di un’occupazione di un edificio storico, e grazie ad una comunità artistica e sociale molto attiva, è riuscito a contribuire all’innovazione istituzionale dei cosiddetti Usi Civici, poi approvati dal Comune di Napoli (costituendo un precedente e un tema di intensa discussione). Uno dei tanti fenomeni sempre più presenti nei nostri territori, dal nord al sud, dalle metropoli alle aree interne, veri e propri processi di community organizing con l’intento chiaro di legare indissolubilmente a doppia mandata la rigenerazione urbana alla giustizia sociale.

LEGGERE “DOVE” PER CAPIRE COME

Non solo quindi distribuzione di valore, tipico dei luoghi della cultura e in generale delle pratiche di welfare comunitario, ma anche generazione di nuovo valore e addirittura di nuovi esperimenti di gestione dei luoghi fortemente orientati alle comunità di riferimento, alla loro partecipazione attiva e agli impatti sociali potenzialmente in essere. 

Ecco allora perché leggere “DOVE”: perché “in punta di ricerca” nel volume vengono spiegati molti meccanismi indispensabili per la lettura di tali connessioni, esplicitando gli “attori” (prima parte), i “modelli” (seconda parte) e tre “manifesti per i luoghi” (terza parte). Un volume che risulterà molto utile agli operatori culturali, alle organizzazioni non profit, alle imprese e ai policy maker culturali, perché capace in tutta la sua estensione di stimolare nuove sperimentazioni e nuove sfide.

LE SFIDE ATTORNO AI LUOGHI

Le sfide ci sono tutte quindi, e riguardano ad esempio le forme di partenariato / collaborazione / conflitto che cittadini, Terzo Settore, imprenditoria sociale e decisori pubblici ingaggiano nei territori, spesso su temi di rigenerazione (o gentrificazione) urbana e peri-urbana. Gli autori dimostrano che la dimensione di luogo e le ibridazioni sociali e gestionali che la agiscono possono portare a soluzioni nuove o addirittura innovative, innescando processi inediti sul piano della coesione comunitaria, in opposizione a forme “rancorose” molto diffuse. Un tema pertanto sempre più politico, perché tali processi sono candidati ad un ruolo profondamente trasformativo e non meramente divulgativo: dove alle finalità assai diffuse di conoscenza dei luoghi (tipica ad esempio della costellazione di attività volte alla fruizione del patrimonio culturale), si affiancano sempre più pratiche che stimolano e potenziano consapevolezza di sé e dei contesti sociali di appartenenza, generando quindi forme di coesione e di riconoscimento in comunità di pratiche. Ecco perché “DOVE” cambia la prospettiva, e ci aiuta dotandoci di strumenti di comprensione.

Abstract

The researchers Paolo Venturi and Flaviano Zandonai wrote a new book on social value, in this case generated by places, and its generators. The book “DOVE – La dimensione di luogo che ricompone impresa e società” [Where. The dimension of place that brings together enterprise and society], is a publication that will be useful to those who work with culture, cultural heritage and communities. In the book the reader will find many examples of place-based projects and programmes, and many studies about the partnerships between public institutions, nonprofit organizations, companies, communities ad citizens, suggestion visions about the role that places can play for people and for the society as a whole.


Paolo Venturi, Flaviano Zandonai – DOVE La dimensione di luogo che ricompone impresa e società
Egea, Milano 2019

 

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