La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Mibact per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini ha annunciato un giro di vite sui dehor del centro storico di Rimini e dei borghi. Ancora nulla è stato messo nero su bianco, ma le polemiche in città già impazzano. Dalla soprintendenza rassicurano e dicono che tutto sarà fatto insieme al comune e che il problema riguarda soprattutto chi non ha rispettato il regolamento in vigore, ma le polemiche non si spengono. E ora si allargano anche a livello nazionale con un’interrogazione della deputata leghista Elena Raffaelli, eletta nel collegio di Rimini, che difende le ragioni dei pubblici esercizi riminesi invocando l’intervento del Ministero “al fine di risolvere una situazione che sta creando notevoli disagi al turismo e all'economia di una città”. 

Prendendo spunto dall’interrogazione di Raffaelli, si è aperto un piccolo dibattito online tra soprintendenti di altre zone su un problema che, evidentemente, non interessa solo Rimini. 

“I nostri centri storici sono letteralmente soffocati da strutture che sorgono come funghi, casualmente e molte volte senza alcun rispetto per il decoro dei monumenti, piazze storiche e strade in cui sono collocate”, spiega su Facebook Rosaria Mencarelli, soprintendente per l’Abruzzo dove su questo tema ha già avviato tavoli con il Comune di Pescara, di Chieti e altre amministrazioni locali. “Le Soprintendenze - prosegue -, non sono quella di Rimini, cercano di mettere ordine in questa espansione selvaggia di metrature commerciali dall’estetica molto discutibile. Nessuno vuole soffocare o inibire il commercio ma sorge spontanea una domanda: che fanno le amministrazioni comunali? Rilasciano concessioni di occupazione di suolo pubblico che molte volte da temporanee diventano ‘a vita’; i commercianti ampliano lo spazio utile per le loro attività. E il patrimonio culturale? Forse bisognerebbe che Soprintendenze e amministrazioni comunali si sedessero insieme per trovare soluzioni condivise, per contemperare esigenze di sostenibilità commerciale ma anche di rispetto per i nostri centri storici, per progettare dehors esteticamente compatibili con i luoghi ove si collocano magari con il coinvolgimento degli stessi commercianti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Marica Mercalli, soprintendente dell’Umbria, che chiede linee guida dal Ministero: “Bisognerebbe condividere un piano per l'arredo urbano che riguardi installazioni temporanee, insegne, manifesti e segnaletica in generale. Su questi aspetti avremmo bisogno di linee guida da parte della direzione generale e di una valutazione condivisa nei suoi caratteri generali. Altrimenti diventa una lotta quotidiana con i singoli comuni”. Ok a indicazioni ministeriali, ma non basta. Rosaria Mencarelli pur condividendo “la necessità di linee guida di valenza nazionale, una cornice di riferimento entro la quale collocarsi” ribadisce “importunate, però, anche il confronto e il dialogo con le realtà locali che hanno necessità specifiche e che possono variare a seconda del contesto”. 

Un altro punto di vista arriva da Venezia con Anna Chiarelli, architetto coordinatore presso la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e laguna. “Con il comune di Venezia - ricorda Chiarelli - da molti anni abbiamo un tavolo aperto, applicando l’art.52. È un tema molto difficile, dove con fatica, a piccoli passi si raggiungono risultati”.

 

Articoli correlati