Archeologi, architetti e manager culturali provenienti dal bacino del mediterraneo del Sud e del Levante e associati dall’Etiopia. Sono i diciannove partecipanti della prima edizione della International School of Cultural Heritage, il programma della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali destinato a candidati stranieri: un laboratorio permanente di confronto e scambio che, ad ogni edizione, circoscrive un’area geografica di provenienza dei partecipanti e un tema di approfondimento. Un percorso della durata di cinque mesi con il quale la Fondazione punta a internazionalizzare il sistema dei beni culturali ed esportare l’eccellenza italiana nella ricerca e formazione relative alla tutela e alla gestione del patrimonio. 

Il programma ha preso il via il 6 novembre a Palazzo Altemps con una lectio magistralis di Massimo Osanna, direttore del parco archeologico di Pompei, alla presenza del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, del commissario straordinario della Fondazione, Carla Di Francesco, della direttrice uscente del Museo nazionale Romano, ora alla guida della Soprintendenza Speciale di Roma, Daniela Porro e dell’advisor del corso della Fondazione, l’ambasciatore Andrea Meloni. “Da oggi la Scuola dei beni e delle attività culturali dà il via alle attività dell’International School of Cultural Heritage: grazie a tutti coloro che hanno partecipato e collaborato, il Mibact, la Rappresentanza italiana all’Unesco, l’Iccrom e il ministero degli Esteri”, ha dichiarato la Di Francesco aprendo i lavori. 

MELONI

“La dimensione internazionale è centrale nell’attività della Fondazione, d’altra parte come sarebbe possibile affrontare i temi della formazione di alto livello nella gestione dei beni culturali senza un approccio internazionale e aperto al mondo?”, ha evidenziato l’ambasciatore Meloni. “L’esperienza italiana è profonda e unica, ma tantissimo c’è anche da apprendere dalle esperienze straniere”. Il programma, ha spiegato, “non si sarebbe mai potuto svolgere senza la collaborazione del ministero degli Esteri e della rappresentanza italiana all’Unesco. La viceministra Del Re ha molto appoggiato il programma e ha invitato la Fondazione ad ampliarlo associandovi dei partecipanti”.

La Fondazione, ha aggiunto, “per la sua prima attività internazionale ha deciso di non organizzare un corso per studenti, ma abbiamo fatto una scelta diversa basata su quattro presupposti: avere un’iniziativa rivolta a chi già ha responsabilità di gestione nelle strutture del patrimonio culturale dei paesi invitati; dedicarla ai paesi del Mediterraneo del Sud e del Levante; concentrarla sui siti archeologici; fare non un’iniziativa bilaterale ma un programma di collaborazione, perché siamo convinti che possa essere un’occasione di crescita anche per chi lavora negli enti italiani. Mi auguro che con questa esperienza si costruiscano collaborazioni a lungo termine, tra Fondazione, musei, siti archeologici, università italiane e le strutture dei paesi di provenienza”. 

Meloni ha rivolto infine un ringraziamento alle strutture della Fondazione, “che hanno lavorato moltissimo sotto la guida di Carla Di Francesco con il coordinamento di Marcello Minuti”, e un omaggio ai partecipanti “che hanno fatto un investimento del proprio tempo su questo programma”. “Mi auguro che a conclusione del programma potrete dire che la vostra fiducia sia stata ben riposta e che voi possiate diventare protagonisti di un futuro gemellaggio tra i vostri siti archeologici e quelli italiani”, ha concluso Meloni. 

FRANCESCHINI

“Tornare a fare il ministro consente anche qualche vantaggio, come vedere che si concretizzano bene alcune cose che si erano solo immaginate”, ha dichiarato Franceschini nel suo intervento. “Questa idea è partita perché da anni si discuteva in Italia dell’esigenza di una Scuola del patrimonio, si ragionava dell’ipotesi di avere un livello che non si sovrapponesse in nessun modo al percorso universitario ma che al compimento di questo ci fosse uno spazio per la specializzazione di competenze all’interno del nostro Paese”. Il titolare del Collegio Romano ha quindi sottolineato che “adesso bisogna fare di più: bisogna consolidare la scuola, bisogna darle i mezzi, le strutture e una sede prestigiosa. Tutte cose che faremo, ma l’importante ora è che sia partita col passo giusto”. 

A CHI SI RIVOLGE

L’international School si rivolge al mondo dei professionisti. Un profilo tecnico quindi che permette a tutti i Paesi dell’area mediterranea di partecipare e di scambiare idee tra tipologie di Paesi molto diverse. Con un duplice obiettivo: contribuire alla crescita dei singoli professionisti, ma anche far crescere le istituzioni e i professionisti italiani nel costruire rapporti continuativi che possano durare anche dopo la conclusione del Programma. Per la sua prima edizione, che vede partecipanti provenienti da Egitto, Iraq, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Tunisia, Turchia (oltre che dell’Etiopia, in qualità di partecipanti “associati”), la School si concentrerà in particolare sulla gestione dei siti archeologici, col titolo Managing Mediterranean archaeological heritage: challenges and strategies. 

IL CORSO

Il corso si articolerà in tre fasi partendo dai primi di novembre 2019 fino alla fine di marzo 2020 (con una pausa per le festività natalizie) in cui i momenti in aula si potranno contare sulla punta delle dita. La prima sessione, a Roma, prevede inizialmente alcuni giorni in cui ogni partecipante avrà modo di presentarsi e di illustrare il suo lavoro e le sue problematiche. Poi, fino al 18 dicembre, il modulo si articolerà in tre tipologie di workshop: seminari, visite alle istituzioni e visite di studio ai siti archeologici romani accompagnati da esperti.

Nella seconda fase, a partire dal 13 gennaio 2020, tre mesi ‘sul campo’ in giro per l’Italia nei principali siti archeologici studiando metodi di gestione e sviluppando propri progetti in risposta alle questioni portate come bisognose di soluzioni progettuali.

Nella terza fase, di nuovo a Roma, dibattiti, lavoro di gruppo ed esercitazioni per completare i progetti sviluppati sul campo. A chiudere il Programma un seminario ad alto livello (2-3 aprile 2020) con i responsabili delle principali istituzioni coinvolte.

LE ISTITUZIONI ITALIANE COINVOLTE

Il panorama delle istituzioni culturali coinvolte nel progetto è di primissimo piano. Certamente il meglio a livello nazionale, e probabilmente anche a quello internazionale, nell’ambito della gestione e della conservazione del patrimonio. Nella fase iniziale i partecipanti avranno modo di confrontarsi con enti e istituzioni in prima linea nella protezione e valorizzazione del patrimonio archeologico: primo fra tutti l'International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM), partner del progetto, ma anche il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) e molti degli Istituti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, nonché Enti di ricerca che sperimentano tecnologie di frontiera per la conservazione del patrimonio.
Nella seconda fase, di ricerca applicata sul campo, gli ospiti dell’International School saranno accolti nei siti e parchi archeologici più importanti del Paese come i Parchi Archeologici del Colosseo, di Pompei, di Paestum e Agrigento o presso prestigiose istituzioni come il Museo archeologico di Napoli, l'Egizio di Torino e molti altri.

 

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