“Sono sempre stato contrario agli interventi di copertura sul Centrale del Tennis a maggior ragione nella sua forma temporanea che, se coperta, diventerebbe definitiva e disattenderebbe il parere rilasciato da Sovrintendenza e Ministero nel 2008. L’ipotesi fu infatti bocciata già all’epoca e fu autorizzata solo l’attuale struttura ‘temporanea e interamente smontabile’, fatta appunto in travi d’acciaio e bulloni". È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha fatto un’interpellanza al ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

"Ci sembra davvero curioso che Rocco Sabelli, presidente amministratore delegato di Sport e Salute, abbia dichiarato l’intenzione di fare 'un grosso investimento per dotare il Foro Italico di Roma di una copertura, che potrebbe diventare la casa anche di altri sport'. E’ appena il caso di ricordare che il Foro Italico è stato progettato da grandi architetti italiani del calibro di Enrico Del Debbio, Costantino Costantini, Luigi Moretti, Mario Paniconi, Giulio Pediconi e da grandi artisti come Gino Severini, Angelo e Silvio Canevari, Giulio Rosso e Achille Capizzano, che hanno reso unico questo complesso per la sua capacità di armonizzare perfettamente architettura razionalista e contorno naturalistico e paesaggistico. La nostra opposizione a questo progetto di copertura del Tennis sarà irremovibile e ricorreremo a tutti i mezzi politici, di mobilitazione e giuridici per impedire che avvenga questo scempio”. 

L'INTERPELLANZA

Nell'interpellanza, il vicepresidente della Camera chiede al Governo "quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare il patrimonio di architettura razionalista del Parco del Foro Italico, salvaguardare il connubio di architettura e natura che finora hanno coesistito in quest’area delicata della Capitale, chiedere a “Sport e Salute” di provvedere alla rimozione della struttura temporanea realizzata nel 2008 e a indire un concorso internazionale per realizzare l’impianto definitivo del Centrale nel rispetto delle scelte urbanistiche fatte all’epoca, con impianti in cavea e nessun ostacolo visivo che impattasse su Monte Mario e sul fiume Tevere". 

"Nel centro di Roma - ricorda Rampelli - si trova il parco del Foro Italico, un'area verde a vocazione sportiva di grande pregio naturalistico e architettonico, considerato da sempre la 'Casa dello sport' della Capitale, uno dei centri più prestigiosi d’Europa comprendente un'area di cinquanta ettari che costituisce un unicum nel mondo sia per il paesaggio circostante che per il contesto architettonico e monumentale nel quale è situato; il Foro Italico è stato considerato uno dei più avanzati centri sportivi, fulcro e simbolo dello sport italiano. Da sempre la Città dello sport è internazionalmente riconosciuta come sede principale di molteplici manifestazioni, non solo dedicate allo sport professionistico ma anche giovanile, come ad esempio le scuole dello sport che scelgono il Foro quale cornice per la promozione". 

"Attualmente il complesso del Foro italico dispone di tre piste olimpiche di atletica, tre stadi, sette piscine, di cui due coperte e cinque scoperte, undici campi da tennis, un campo di calcio, un maneggio, numerose palestre e attrezzature varie; il Foro Italico è stato progettato da grandi architetti italiani del calibro di Enrico Del Debbio, Costantino Costantini, Luigi Moretti, Mario Paniconi, Giulio Pediconi e da grandi artisti come Gino Severini, Angelo e Silvio Canevari, Giulio Rosso e Achille Capizzano, che hanno reso unico questo complesso per la sua capacità di armonizzare perfettamente architettura razionalista e contorno naturalistico e paesaggistico". 

"L'area scelta per la realizzazione della città dello sport è la zona a nord di Roma, adagiata tra le colline di Monte Mario, i colli della Farnesina e il Tevere. La natura della zona era in origine depressa, infatti il terreno risultava paludoso. Questa caratteristica consentì la costruzione degli impianti ad invaso di gioco incavato nel terreno, motivo per cui il piano di campagna originale fu alzato di oltre 5 metri, bonificando tutta l’area; in seguito alla realizzazione del Parco l’area venne vincolata a verde perenne e questo regalò alla Capitale uno dei più vasti e qualificati polmoni attrezzati; oggi come allora il Foro è teatro di sport e cultura nel quale coesistono impianti di allenamento e gara, architettura di altissimo pregio e verde in perfetta armonia; tale equilibro armonico, a parere dell’interrogante, rischia di essere incrinato da un progetto di cui si discute da tempo per la progettazione di 'una struttura mobile per coprire il campo Centrale del tennis', come annunciato dal presidente del Coni Giovanni Malagò durante la conferenza stampa di chiusura degli Internazionali Bnl d'Italia del 2016". 

"A conferma del citato progetto, il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, in risposta ad un’interrogazione dello scrivente, presentata lo scorso 10 luglio, riferiva dell’esistenza di un tavolo tecnico tra Campidoglio, Coni e Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma, “per predisporre un Protocollo d’intesa volto alla riqualificazione estetico funzionale” dello stadio centrale del tennis al Foro Italico; il tavolo tecnico, i cui lavori sono in una fase preliminare, dovrebbe portare all’emanazione di un bando di concorso internazionale definito da apposito disciplinare per l’individuazione del progetto di copertura; pochi giorni fa, Rocco Sabelli, presidente ed amministratore delegato di Sport e Salute, facente parte del Gruppo del Ministero dell’economia e delle finanze, ha rilanciato la notizia, dichiarando: «Siamo in procinto di fare un grosso investimento per dotare il Foro Italico di Roma di una copertura, che potrebbe diventare la casa anche di altri sport". 

"Tale progetto, giustificato da inesistenti esigenze sportive, appare all'interrogante motivato solo da interessi commerciali e propagandistici e contrasta totalmente con il nulla osta dato nel 2008 dalle autorità competenti per rendere possibile la realizzazione dell’attuale struttura ospitante il Campo centrale di tennis, prescrittivamente ‘temporanea e interamente smontabile’, infatti realizzata in travi d’acciaio e bulloni; tale prescrizione ha fortemente condizionato l’architettura, obbligando progettisti e imprese a utilizzare solo travi d’acciaio e bulloni con un impatto visivo sui marmi bianchi e le statue neo classiche del Foro italico devastante, giustificato solo dalla previsione di rimozione e possibile trasferimento ovvero dall’indizione di un concorso internazionale di progettazione per riallineare il Centrale del Tennis agli altri impianti, originari e recenti (come lo Stadio del Nuoto realizzato per le Olimpiadi del 1960) con sistema in cavea". 

 

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