Con 139 “sì”, 104 “no” e 6 astenuti, l’Aula del Senato ha dato il via libera, in prima lettura, al decreto sul riordino dei Ministeri. Il provvedimento passa ora alla Camera che deve convertirlo in legge entro il 20 novembre.

Il Dl, tra le altre cose, trasferisce nuovamente al Ministero dei beni e delle attività culturali le funzioni in materia di turismo attualmente esercitate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. In particolare, sono trasferite al Collegio Romano le risorse umane, strumentali e finanziarie destinate all’esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento, fatta eccezione per quelle relative alla Direzione generale per la valorizzazione dei territori e delle foreste non riferite ad attività di sviluppo, promozione e valorizzazione del turismo. Conseguentemente, sono rideterminate le dotazioni organiche dirigenziali dei due Ministeri.

INTERVENTI IN AULA

"La previsione contenuta nel DL Ministeri che il Turismo ritorni nell'ambito delle competenze del Ministero dei Beni Culturali è molto importante e di buon senso”, ha detto la senatrice Maria Laura Mantovani (M5S), relatrice del provvedimento". “La scelta di spostarlo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali aveva fatto sperare in una spinta sul settore – ha aggiunto Mantovani -: a causa però di complicazioni delle procedure burocratiche e delle decisioni, che comportavano comunque un necessario coinvolgimento del Ministero dei beni e attività culturali, ciò non è avvenuto. Con questo decreto il turismo torna ad essere percepito come un vero e proprio bene culturale da parte dello Stato italiano. Riportare il turismo tra le competenze del Ministero che si occupa di cultura, in altri termini, appare un passaggio politico lineare data non solo l'elevata mole di beni o luoghi culturali sui quali il paesaggio italiano può contare, ma testimonia altresì la volontà di questo Governo e di questa maggioranza di investire molto su questo settore. L'investimento sulla cultura, del resto, non solo è doveroso ma fa crescere il Paese, aiuta l'export ed è così collegato alle strategie della politica promozionale con l'estero".

"Con l'approvazione del decreto sul riordino dei ministeri vengono segnati alcuni passi importanti per il funzionamento dell'amministrazione dello Stato con un approccio sistemico e integrato – ha detto il senatore Dario Parrini (Pd) - . C'è un ritorno alla logica di un sostegno alle politiche turistiche che tornano, come competenza, dove dovevano stare, cioè il ministero della Cultura da dove erano state strappate. Vengono così incrementate le possibilità di fruizione del patrimonio artistico e museale del nostro Paese, una ricchezza fondamentale unita a quello enogastronomico e agricolo. Un altro segnale molto incoraggiante è il sostegno alle forze armate e dell'ordine che, inoltre, nella legge di bilancio, con un corposo stanziamento, avranno le risorse per il rinnovo del contratto e il riordino delle carriere. C'è un cammino che è stato avviato che da futuro al nostro Paese”.

"Il Turismo torna sotto il ministero dei Beni e delle Attività Culturali. E allora rivolgo un invito al ministro Dario Franceschini: implementi il ruolo di monitoraggio e controllo del ministero sull'impatto del turismo massificato sulle nostre città d'arte". Questo l'appello della senatrice Michela Montevecchi (M5S), vicepresidente della commissione Cultura, rivolto al titolare del Collegio Romano. "Il turismo è certamente un settore di fondamentale importanza - spiega Montevecchi -, bisogna però monitorarne le conseguenze non solo sulla qualità dell'esperienza turistica stessa e sulla fruizione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, ma anche sui nostri centri storici. In alcune città d'arte infatti, meta di flussi turistici importanti, stiamo assistendo ad una progressiva trasformazione del loro volto in Disneyland globali in cui è difficile sempre di più riconoscere il segno culturale locale". "Dovremmo incentivare strategie di turismo diffuso, non solo al fine di decongestionare le grandi città d'arte, ma anche per dare impulso alla valorizzazione culturale e sociale di aree periferiche non certo meno ricche, da un punto di vista culturale e paesaggistico rispetto ai grandi poli aggregatori. Per custodire questo grande patrimonio, occorre naturalmente mettere le persone competenti nel luogo giusto e tutelarne la professionalità con adeguati compensi. Perché se il nostro patrimonio si deteriora, allora dovremmo chiederci quale esperienza verranno a fare i turisti in Italia", conclude Montevecchi.

 
 

 

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