"La Convenzione di Faro e la sua contestualizzazione nell’era digitale" sarà il tema di due importanti incontri che si terranno nelle prossime settimane. Il primo a Bari il 29 novembre (9:30-13:00) presso l’Università degli Studi Dipartimento di Studi Umanistici DISUM, Auditorium ex Monastero Santa Teresa dei Maschi; il secondo a Campobasso il 10 dicembre (9:30-13:00) presso l’Università degli Studi del Molise-Sala “A. Genovesi”. Entrambi sono promossi dall’associazione internazionale DiCultHer, in collaborazione rispettivamente con il Polo DiCultHer Apulian e il Polo DiCultHer Molise.

Gli incontri partono dalle analisi e dagli studi promossi in ambito nazionale ed internazionali sul valore culturale degli artefatti creati nell'Era Digitale volti a dare un’identità al Digital Cultural Heritage, definito dall’UE nell’Art. 2 delle Conclusioni del Consiglio del 21 maggio 2014 come “risorsa strategica per un'Europa sostenibile” (2014/C 183/08). Istanze queste recepite all’interno della Scuola a Rete per la Formazione nel Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities - #DiCultHer al fine di identificare il digitale nel suo autentico ruolo di facies culturale dell’epoca contemporanea ed grande opportunità per favorire un rinascimento culturale digitale, capace di raccogliere la straordinaria eredità culturale e storica dell’Italia, vista in una prospettiva europea, rimodellandola grazie alla creatività dei suoi giovani e al coinvolgimento di vere e proprie “comunità di eredità culturale”, nello spirito della Convenzione di Faro.

Tali riflessioni hanno maturato nel corso di questi ultimi anni proposte concettuali che sono state disseminate e arricchite nell’ambito di tutta una serie di iniziative realizzate dalla rete #DiCultHer con il coinvolgimento convinto, congiunto e sinergico delle comunità scientifiche, educative, territoriali e produttive in varie regioni d’Italia e che sono alla base della vasta programmazione di attività DiCultHer per l’a.s. 2019-20 che viene presentata sia a Bari che a Campobasso.

"Con la ratifica della Convenzione di Faro il 10 ottobre da parte del Senato - si legge in una nota di DiCultHer -, si è compiuto un atto dovuto ed atteso da larga parte degli operatori culturali nazionali, alcuni dei quali l’hanno già adottata come riferimento del loro operare. Una Convenzione cruciale che sin dal 2005 ha innescato una profonda rivisitazione del concetto di Patrimonio Culturale ponendo in evidenza il legame tra patrimonio stesso, diritti umani, democrazia e che incoraggia a riconoscere che gli oggetti e i luoghi non sono di per sé rilevanti, ma fondamentali per i significati e gli usi che le persone attribuiscono loro e per i valori che rappresentano".

"In questo senso - continua l'associazione - la Convenzione di Faro ha innescato infatti una profonda rivisitazione del concetto di Eredità Culturale legandola indissolubilmente alle comunità, e assume un ruolo cruciale laddove auspica un uso critico e consapevole dei canali e delle forme di espressività offerte dalle tecnologie digitali come veicolo di inclusione ampia di componenti sociali e culturali diverse, come opportunità concreta di partecipazione di tutte le diverse componenti sociali, culturali, generazionali alla definizione di una identità che le rappresenti, come strumento di autorappresentazione e definizione negli spazi pubblici del patrimonio bio-culturale condiviso".

"In questa direzione, le metodologie e tecnologie digitali, infatti - sostiene DiCultHer -, offrono la possibilità di raccogliere, condividere e archiviare/conservare forme espressive dei diversi gruppi, realizzando con ciò l'obiettivo sia di empowerment e presa di coscienza delle entità condivise, sia di selezionare, porre in valore, discutere criticamente ciò che ci rappresenta e fonda il patto comunitario di convivenza esteso alla comunità più ampia digitale e per ciò stesso inclusiva".

Per DiCultHer, "favorire e costruire condizioni perché queste capacità critiche e abilità siano conseguite nello spazio formativo che scandisce i tempi più importanti dei nostri cicli di vita significa contribuire fattivamente alla definizione di una titolarità culturale del patrimonio e a una sua gestione condivisa e consapevole, che concorrono alla piena realizzazione di una cittadinanza democratica. Ben oltre, quindi, il semplice utilizzo delle mere tecnologie in funzione abilitante ai fini della valorizzazione – ovvero come strumenti atti a favorire processi di semplice aggiornamento e digitalizzazione dell'esistente-, il 'sapere' digitale offre occasioni di ri-configurazione complessiva delle entità e dei luoghi culturali come ‘eredità comuni'".

Per questi motivi, la Convenzione rappresenta per la rete #DiCultHer "un rilevante documento alla base del proprio agire e alla base della programmazione delle proprie attività annuali in quanto il digitale assume valenza metodologica ed epistemologica, strutturale e di contesto, all'interno della quale avviare una nuova ermeneutica della Cultura e dell’Eredità Culturale, e la sua introduzione ha favorito e sta favorendo l'emergere di occasioni strategiche di riorganizzazione dei saperi, di apertura alle entità e ai contenuti, di accesso alle forme stesse del contemporaneo".

 

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