“Proteggere quello che le generazioni hanno costruito nel passato, ma nello stesso tempo innovare e fare della cultura un grande motore di emancipazione e di crescita sociale e civile. Contemporaneità e storia, protezione e valorizzazione. Guai a mettere contro questi aspetti. Perché non ha senso conservare un’opera d’arte se non ci impegniamo a farne uno strumento di crescita delle nuove generazioni”. Lo ha detto a Palazzo Vecchio il sindaco di Firenze, Dario Nardella, intervenuto alla VI Conferenza nazionale dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici).

In questi giorni, ha ricordato Nardella, “luoghi straordinari unici al mondo, come l’antica città di Hierapolis, rischiano di scomparire in quanto obiettivi dichiarati della campagna d’autunno dell’esercito turco. Lo stesso sta accadendo in molti siti culturali mediorientali. Questo accresce il nostro sentimento di desolazione e frustrazione, ma deve portarci a reagire. A Firenze, con la bomba della mafia ai Georgofili, sappiamo cosa significhi prendere la cultura come obiettivo di terrorismo e attacco militare”.

“La cultura viene attaccata perché è un simbolo, unisce, è ciò che una comunità condivide in termini di patrimonio cognitivo. La cultura è identità. Per questo oggi sentiamo il dovere di difendere, proteggere e valorizzare il patrimonio culturale”, ha sottolineato Nardella che si è poi soffermato sulla Convenzione di Faro, ratificata il mese scorso dal Senato: “Speriamo che a breve anche la Camera faccia lo stesso e l’Italia adotti questo strumento promosso dal Consiglio d’Europa che parla di protezione e promozione dei valori culturali. E’ un atto che incentiva un maggiore protagonismo dei cittadini e riconosce come fattore cruciale per la crescita sostenibile del territorio il concetto di eredità”.

Per Nardella “va innescato un circolo virtuoso tra lavoro, conoscenza, ricerca, economia, tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale, naturale e digitale, affinché prenda avvio nel nostro Paese una ripresa politica, civile ed economica ma che non può avere una radice culturale”. Le nostre città, ha rimarcato, “si salvano con la cultura, con la riqualificazione delle aree urbane. Firenze ne è una dimostrazione: durante il Rinascimento la cultura attraversava qualunque aspetto della vita pubblica e privata. Noi dobbiamo prendere quell’eredità e metterla a disposizione di chi oggi vuole dare un nuovo senso tra rapporto e sviluppo”.

“Cultura non è solo storia, ma anche contemporaneità – ha puntualizzato Nardella -. Per questo Firenze negli ultimi anni ha investito sull’arte contemporanea portando nelle periferie teatri, biblioteche, festival e associazioni culturali. Forse anche per questo la Commissione Europea ha indicato Firenze come la prima città in Europa, tra 190 grandi centri urbani, per cultura e creatività. La cultura è un elemento di grande spinta alla trasformazione e all’innovazione. Qualche volta provocatoriamente mi chiedo: con le leggi, le regole e la struttura burocratica che abbiamo, a un giovane Brunelleschi gli farebbero fare la cupola a Firenze? Probabilmente se ne scapperebbe in Cina”, ha concluso Nardella.
 

 

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