“Gli istituti culturali devono essere centrali nelle scelte del Paese e del Mibact. E lo saranno. Sono un pezzo dell’identità del territorio, sono un patrimonio enorme di memoria, storia, conoscenza, archivi e documentazione. E’ un dovere dello Stato aiutarli e sostenerli in tutti i modi”. Lo ha detto a Palazzo Vecchio il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, intervenuto alla VI Conferenza nazionale dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici).

“Il Mibact – ha ricordato Franceschini - si occupa di tantissime cose e in questa vastità di competenze ci sono dei settori ‘forti’ che in questi anni sono stati giustamente tutelati e valorizzati. Ma c’è anche chi ha avuto meno voce ed è stato un po’ trascurato dalle politiche del ministero: è capitato agli archivi, alle biblioteche e agli istituti culturali”.

“Negli anni passati c’è stato un miglioramento delle tabelle con cui il Mibact finanzia gli istituti culturali – ha sottolineato Franceschini -. Io voglio andare avanti su questa strada. Perché penso che non avere voce mediatica non sia un motivo per essere trascurati dal ministero”. Il titolare del Collegio Romano ha affermato: “Non faccio annunci se non sono certo di portarli a compimento, ma l’intenzione è già da quest’anno di fare un altro passo avanti in termini di risorse. Perché per questi istituti anche cento euro sono importanti, sono risorse spese bene per investimenti a lungo termine”.

Franceschini ha poi annunciato: “Stiamo pensando a una ‘digital library’ italiana, che metta in rete quel patrimonio incredibile e infinito che abbiamo negli archivi e nelle biblioteche statali e comunali. Un patrimonio che ha un valore morale, storico, culturale, ma adesso anche economico”. Si tratta di “un modo per conservare la memoria, ma anche per sedersi al tavolo con chiunque in una posizione di superiorità e di forza”.

Per Franceschini “è doverosa la centralità della cultura nelle scelte strategiche del nostro Paese, per evitare che si torni alle politiche culturali marginali”. Le ragioni per investire in cultura, “stanno non solo nella Carta Costituzionale, ma sono anche economiche ed educative. Le grandi paure di questo tempo, che i populismi di vario tipo utilizzano e strumentalizzano per raccogliere consenso, sono quasi sempre figlie della globalizzazione, di un tempo in cui va tutto veloce. Sono le paure della diversità, dell’integrazione, dell’accoglienza, della perdita di livelli di benessere faticosamente conquistati dalle generazioni precedenti. La buona politica deve fornire gli strumenti per gestire queste paure, con scelte intelligenti di governo e soprattutto investendo in conoscenza”. 

Tra i presenti al Congresso dell’Aici anche François Hollande, già Presidente della Repubblica Francese, a cui Franceschini si è così rivolto: “Tra Italia e Francia ci sono tanti obiettivi condivisi: dalla tutela del patrimonio, alla difesa della creatività europea, passando per il copyright. Sono battaglie che dovremo continuare a fare insieme in Europa e insieme all’Europa fuori dai nostri confini”.


 

 

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