Si è chiusa fra scene di caccia all’unicorno la tre giorni su patrimonio culturale e cambiamento climatico aperta a Edimburgo il 24 ottobre con il lancio della rete globale Climate Heritage Network, una mobilitazione per sollecitare i settori della cultura e del patrimonio culturale a fare la propria parte per raggiungere gli obiettivi definitidall’Accordo di Parigi e dell’aAzione per il Clima della Commissione europea (2015). La sala del castello di Stirling, sede dell’incontro,  espone infatti il risultato di un progetto commissionato da Historic Scotland alla West Dean Tapestry Studio ossia la riproduzione della serie di arazzi fiamminghi “La caccia dell’Unicorno”, attualmente custoditi al Metropolitan Museum of Art di New York. 

Torneremo più avanti sugli unicorni, ma riavvolgiamo il filo al settembre 2018, quando in occasione del Global Climate Action Summit di San Francisco si è tenuto il primo incontro della Climate Heritage Mobilization, organizzato dal California Office of Historic Preservation e ICOMOS, il quale ha anche istituito un gruppo di lavoro su Climate Change and Heritage (CCHWG).
Il patrimonio culturale purtroppo è pesantemente colpito dai cambiamenti climatici. Cultura e patrimonio culturale offrono anche un grande potenziale, ma ancora inutilizzato per guidare l'azione per il clima e supportare transizioni etiche ed eque da parte delle comunità verso percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio e resistenti al clima. Ma per riuscire a sfruttare questo potenziale serve sia un migliore riconoscimento delle dimensioni culturali dei cambiamenti climatici sia unadeguamento degli obiettivi e delle metodologie relative alla conservazione e alla valotizzazione del patrimonio.

Questo è il motivo per cui il  -Quadro europeo di azione per i beni culturali, lanciato alla fine dell'Anno europeo del patrimonio culturale per garantire che gli sforzi avviati durante l'anno abbiano un impatto duraturo oltre il 2018 - include un focus sulla protezione del patrimonio culturale dalle catastrofi naturali e i cambiamenti climatici. La Commissione europea sta quindi implementando una serie di azioni per la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di strategie e strumenti scientificamente validi ed economicamente efficaci per proteggere il patrimonio culturale dalle catastrofi naturali e dai cambiamenti climatici. 

CLIMATE HERITAGE MOBILIZATION. LE LINEE GUIDA

L'evento di San Francisco del 2018 – che ha ricevuto il logo dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 - aveva posto in evidenza come gli attori del patrimonio possano aiutare le loro comunità a raggiungere gli obiettivi climatici e le ambizioni dell'accordo di Parigi, con particolare attenzione a quelle soluzioni basate su integrazione fra cultura e natura. È infatti giunto il momento di sensibilizzare il settore del patrimonio culturale rispetto a questo tema, che tocca non solo tutti noi, ma le generazioni future, le stesse per le quali lavoriamo per trasmettere il patrimonio di conoscenza, esperienza e creatività e memoria sociale custodito nel patrimonio culturale. E che rischiano di vedere svanire questo tesoro, nonostante tutti i nostri sforzi, a causa dei danni generati dal cambiamento climatico.  
Purtroppo le strategie nazionali per la mitigazione e l’adattamento rispetto ai cambiamenti climatici non tengono ancora nel dovuto conto la dimensione della cultura e patrimonio. Le eccezioni sono poche, ma per fortuna il nostro paese si distingue per farne parte. Ma è anche vero che i professionisti della cultura e del patrimonio e le amministrazioni sono poco consapevoli del ruolo che possono svolgere, di quanto sia importante includere queste considerazioni nell’ambito del proprio lavoro quotidiano e collaborare con altre amministrazioni che lavorano a questi quadri strategici.

Quali le  linee guida emerse a San Francisco per  guidare il lavoro futuro della rete? 

  • Gli attori delle arti, della cultura e del patrimonio possono informare le politiche climatiche e aiutare le amministrazioni a raggiungere i loro obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra, anche promuovendo e proponendo modelli di consumo e produzione sostenibili, energia pulita, modelli di uso del territorio rispettoso della natura e dell’ambiente ed uso efficiente delle risorse, approcci integrati natura-cultura che evidenzino i collegamenti tra i valori e le funzioni ecologici e sociali della terra e delle altre risorse naturali e le connessioni tra produzione e consumo, stili di vita più sani e in armonia con la natura e che producano basse emissioni di carbonio.
  • Gli uffici e le agenzie che si occupano di arte, cultura e patrimonio possono svolgere un ruolo chiave in percorsi di de-carbonizzazione, inclusa la riduzione dell'impronta ecologica nell’ambiente storico costruito, in linea con l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di mantenere l'innalzamento della temperatura globale ben al di sotto di 2 ° C di riscaldamento. Ma per questo bisogna affrontare quelle tensioni reali e percepite che esistono fra standard di conservazione del patrimonio e gli sforzi di mitigazione e adattamento del clima e individuare soluzioni che siano vantaggiose per tutti.
  • Aprire un dialogo fra esperti delle arti, della cultura e del patrimonio e esperti di cambiamento climatico. Ad esempio patrimonio culturale e la cultura non sono presi in considerazione in modo diretto nei rapporti scientifici sul cambiamento climatico, e in particolare quelli de Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il soggetto che per le Nazioni Unite si occupa  di tradurre i risultati della produzione scientifica sul cambiamento climatico in informazioni utili per il disegno e la messa a punto delle policies. Per questo motivo le ragioni della cultura, le preoccupazioni e le opportunità, anche se gli operatori appaiono evidenti, restano molto sfumate nei documenti e nelle strategie globali ed europee.
  • Creare opportunità di scambio e di confronto, per imparare da esempi e buone pratiche, incluse pratiche di pianificazione o modelli di finanziamento innovativi.
  • Aumentare la partecipazione delle arti, della cultura e del patrimonio a forum regionali e internazionali, comprese le riunioni della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e altre piattaforme connesse.

IL RAPPORTO ICOMOS

Il gruppo di lavoro di ICOMOS su Climate Change and Heritage nel frattempo si mette a lavoro con l’obiettivo di produrre un rapporto conoscitivo che viene pubblicato a luglio 2019 Future of Our Pasts: Engaging Cultural Heritage in Climate Action.

Il rapporto mette in luce le varie intersezioni fra patrimonio culturale e l’Accordo di Parigi, incluso l’ambizione di contrastare il cambiamento climatico, mitigare i gas serra, migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti ormai inevitabili, pianificare le perdite e i danni.
Per esempio, gli edifici storici e in generale gli edifici esistenti rappresentano una fonte importante di emissioni, oltre che di uso di risorse naturali e quindi il loro riuso è una scelta strategica per evitare future emissioni connesse all’industria delle costruzioni.
Il patrimonio inoltre supporta l’adattamento in molti modi, incluse le lezioni che ci provengono dal passato sull’adattabilità sociale al cambiamento ambientale e sulla resilienza delle comunità che si sono trovate nel tempo ad affrontare questi cambiamenti. Lezioni preziose per affrontare quei cambiamenti che purtroppo sono ormai inevitabili. 

Nel rapporto ICOMOS auspica fra l’altro di contribuire al nuovo movimento #ClimateHeritage che ha iniziato a fiorire per: 

  • Supportare i cambiamenti negli approcci e nelle metodologie del patrimonio richiesti dai cambiamenti climatici. 
  • Fornire un punto di riferimento contro gli attori del patrimonio per misurare il loro impegno nei confronti del cambiamento climatico. 
  • Aumentare la comprensione e l’impegno di attivisti climatici e responsabili politici, nei confronti del patrimonio culturale e della cultura. 
  • Stimolare l'attenzione su lacune di ricerca esistenti e opportunità di collaborazione con scienziati e studiosi sulle intersezioni tra cambiamento climatico e patrimonio culturale.

Il rapporto fornisce un quadro per catalogare sistematicamente gli impatti dei fattori che guidano i cambiamenti climatici su sei principali categorie di patrimonio culturale, al fine di aiutare a valutare e gestire sia i rischi climatici per il patrimonio culturale sia il ruolo positivo che può svolgere come fonte di resilienza.   
Data la natura e la portata degli impatti climatici, il rapporto conclude che dovremo fare un grande  aggiornamento nel settore della cultura e del patrimonio. Saranno necessari nuovi approcci multidisciplinari in molti settori, dalla documentazione del patrimonio, alle misure per la riduzione del rischio di catastrofi, dalla valutazione della vulnerabilità, alla conservazione, dall'istruzione ala formazione, e certamente anche nelle nostre modalità di presentare i siti culturali ai visitatori.

L’IMPEGNO DELLA COMMISSIONE EUROPEA E DELLE ALTRE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Certamente il tema non è nuovo nell’ambito delle organizzazioni internazionali. L’Unesco ad esempio lavora sui cambiamenti climatici almeno dal 2005 e ha prodotto un corpus sostanzioso di rapporti, in particolare sull’impatto dei cambiamenti climatici sui siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità. E anche l’organizzazione intergovernativa ICCROM si occupa di gestione dei rischi associati al patrimonio, sia producendo utili manuali e guide per gli operatori sia organizzando corsi di formazione.

Questa intensa attività viene alla luce anche grazie ad una ricognizione che ho coordinato per la Commissione europea - Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters - pubblicata nel 2018 e curata dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR (CNR-ISAC) di Bologna.  L’obiettivo era fare il punto sulla conoscenza esistente a livello internazionale ed europeo, e comprendere meglio quali strategie e strumenti siano stati messi a punto negli stati europei per integrare il patrimonio culturale nelle strategie e nei piani di azione per la gestione dei rischi. Lo studio ha inoltre prodotto raccomandazioni utili per migliorare il coordinamento a livello europeo. In questo ambito abbiamo analizzato alcuni specifici fattori di rischio: cambiamenti climatici, alluvioni, incendi, terremoti e eventi bellici.  
Dalla ricognizione emerge un ampio corpus di progetti di ricerca finanziati da programmi europei, dal 7mo programma quadro di ricerca al programma Horizon 2020, ma anche il programma LIFE o supportati dalla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee della Commissione europea (DG ECHO). Fra questi vale senz’altro la pena ricordare il progetto PROMEDHE - Protecting Mediterranean Cultural Heritage During Disasters, che ha visto impegnata la Protezione civile italiana in uno scambio e trasferimento di conoscenze con gli analoghi organismi di Israele, Giordania, Palestina e Cipro. PROMEDHE ha organizzato corsi di formazione per professionisti della protezione civile e dei beni culturali, ha istituito squadre di esperti nazionali e ha scambiato le migliori pratiche e gli standard per la salvaguardia e la protezione del patrimonio culturale. Fra l’altro protezione civile italiana oggi è di nuovo impegnata in un progetto che raccoglie il testimone di quest’esperienza “Culture Cannot Wait” sempre finanziato dalla Commissione europea attraverso lo strumento di finanziamento della Protezione civile.
Ma lo studio ha anche rivelato la  scarsa conoscenza dei risultati della ricerca nel settore tra le istituzioni del patrimonio o le autorità di protezione civile. Manca l'allineamento nei processi esistenti dalla ricerca alla politica all'applicazione pratica; la protezione esplicita del patrimonio culturale non è ancora affrontata in modo adeguato e il patrimonio culturale non è considerato una priorità nelle situazioni di emergenza. Inoltre, lo studio ha rivelato che le strategie nazionali per la salvaguardia del patrimonio culturale non sono ancora completamente integrate nei piani nazionali e che la conoscenza dei pericoli e dei rischi non è ancora strutturalmente integrata con le pratiche di protezione del patrimonio culturale. Quindi c'è spazio per l'azione e trasformare la ricerca in pratica emerge come una priorità.

Ma il documento di ICOMOS segna una discontinuità importante rispetto ai lavori precedenti: è primo che non parte dalle “necessità” e dal punto di vista del patrimonio culturale e della cultura, ma piuttosto ribalta la prospettiva. Prende a riferimento l’Accordo di Parigi e analizza dove e come cultura e patrimonio possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati a livello globale. Muovendo da una risoluzione del Comitato del Patrimonio mondiale del 2016, ICOMOS inizia ad indagare la possibilità di realizzare un rapporto IPCC incentrato su patrimonio culturale e cambiamento climatico.  

Grazie al forte impulso dato dal governo greco, l’appuntamento di San Francisco inoltre si ripete nell’edizione di New York del Global Climate Action Summit di settembre 2019. L’incontro “Cultural Heritage Partnership to enable ambitious climate action” consolida la necessità di mettere in piedi una rete  che possa portare all’attenzione degli esperti del patrimonio, dell’opinione pubblica sul tema.

LA MOBILITAZIONE GLOBALE. LANCIATO IL CLIMATE HERITAGE NETWORK

Queste sono le radici del Climate Heritage Network, la mobilitazione globale lanciata ad Edimburgo il 24 ottobre 2019. Una rete alla quale hanno già aderito più di 71 organizzazioni di vario genere, amministrazioni nazionali locali o regionali, rappresentanze di comunità indigene, ministeri e agenzie, gestori, nonché ONG, università, imprese e altre organizzazioni e che cresce di giorno in giorno. Per l’Italia l’associazione Imago Mundis è stata fra le prime ad aderire. Un interessante formato ha permesso a molti interessati di partecipare attivamente in remoto, commentare e domande, riducendo l’impronta ecologica dell’evento. 
La conferenza è stata aperta da una tavola rotonda sulle ragioni della costituzione di una rete, seguita da 4 sessioni che hanno  esplorato valore che le considerazioni culturali possono apportare alla pianificazione europea, nazionale e regionale dell’adattamento; come i piani di azione per i cambiamenti climatici a livello locale e cittadino possano integrare la cultura e il patrimonio nella riduzione del GhG, nell'adattamento e in altri piani di azione per il clima; Gas ad effetto serra globali e connessione tra le principali fonti di emissioni e i cambiamenti climatici, inclusa una fonte importante, il turismo culturale e strategie affinchè culturale contribuisca allo sviluppo della comunità,  anche riducendo le emissioni di gas ad effetto serra e  impatti ambientali, con particolare attenzione ai visitatori di siti del patrimonio culturale;  approcci ed esempi che dimostrano il valore e il ruolo del patrimonio di fronte ai cambiamenti climatici.

Tra i primi a raccogliere all’appello anche Europa Nostra, che ha inserito il tema nell’ambito del Policy debate Cultural Heritage at the Heart of the Revival of the European Project, tenutosi a Parigi il 30 ottobre  scorso e che ho avuto l’onore di moderare (Link al video della sessione). 

Il dibattito che si è aperto è interessante e affascinante, è solo l’inizio ma può velocemente crescere e produce risultati grazie all’incredibile mole di conoscenza che il settore ha accumulato negli anni e che ora viene messa a disposizione di altri esperti. Anche in questo caso serve un’azione sempre più inter-disciplinare e integrata, e servirà attrezzarsi per parlare altre lingue, altri codici, e intercettare altre sapiente. E a volte basta solo iniziare. Un esempio per tutti. La rappresentante irlandese che ha appena presentato l’ottima strategia sviluppata  dal suo Paese a livello nazionale,  “alzando semplicemente  la mano” per  contribuire fattivamente, rendendo chiaro come le politiche di conservazione e tutela contribuiscano alla lotta contro il cambiamento climatico, quali danni vengono generati al patrimonio e quelle strategie di adattamento specifiche sono necessarie.

C’è un evidente senso di urgenza tra i cittadini dell’Unione europea per trovare soluzioni. Un recente sondaggio Eurobarometro mostra che una stragrande maggioranza dei cittadini - il 93% - vede il cambiamento climatico come un problema serio. L’Unione Europea è leader globale nel clima. È la prima grande economia ad aver messo in atto un quadro giuridicamente vincolante per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi.
Ha un quadro legislativo completo e ambizioso per ridurre le emissioni nette di carbonio e limitare i cambiamenti climatici a lungo termine, mirando alla neutralità climatica entro il 2050.
Sfortunatamente sono stati fatti molti danni, il riscaldamento globale sta sicuramente accadendo e i cambiamenti climatici stanno già influenzando il patrimonio culturale europeo. Dal 2013 l'UE ha una strategia di adattamento che incoraggia azioni di adattamento nazionali, regionali e locali al fine di prevenire o ridurre al minimo questo danno. L'Europa sostiene inoltre la ricerca, in particolare attraverso Orizzonte 2020, diversi progetti di ricerca e innovazione stanno attualmente sviluppando e testando nuove soluzioni per migliorare la resilienza degli insediamenti storici e promuoverne la ricostruzione sostenibile in caso di catastrofi, per un bilancio totale di 18 milioni di EUR.
Ma gli ottimi risultati della ricerca europea spesso non si traducono in pratica. 
Per questo motivo a partire dal 2020, un gruppo di esperti degli Stati membri dell’Unione europea istituito dal piano di lavoro per la cultura 2019-2022,  inizierà ad analizzare e condividere misure politiche innovative verso i siti del patrimonio in relazione ai cambiamenti climatici, producendo raccomandazioni per mettere in piedi più efficacemente queste misure a livello europeo e nazionale. Si presterà particolare attenzione all'efficienza energetica, alla trasformazione dei paesaggi culturali e alla sicurezza del patrimonio in circostanze climatiche estreme. E naturalmente, dato che il clima non ha confini e che agiamo in un quadro globale il gruppo di esperti farà riferimento all'Accordo di Parigi (2015) e all’obiettivo n.13 degli obiettivi di Sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite che appunto verte sull'azione per il clima.

Dovremo essere ambiziosi. Per una semplice ragione. “Perché la nostra casa è in fiamme”, come ha recentemente affermato Greta Thunberg al World Economic Forum di Davos e dal momento che risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l'Homo sapiens abbia mai affrontato non possiamo sfuggire dal prendere sulle nostre spalle questa responsabilità.
E sappiamo tutti a memoria che la cultura e il patrimonio culturale sono fondamentali per rafforzare i nostri sforzi collettivi. Sappiamo che cultura e patrimonio culturale sono fonte di resilienza per le comunità, che l’importanza di promuovere soluzioni basate sul patrimonio culturale per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici. È giunto il momento per il settore culturale e del patrimonio di fare il punto su tutte le conoscenze esistenti, potenziare gli sforzi collettivi e agire per affrontare questa sfida anche nel nostro lavoro quotidiano.

Tornando agli unicorni. Il ciclo di 7 arazzi della Caccia all’Unicorno, esposto nel Castello di Stirling, è una splendida metafora dello sfruttamento eccessivo della natura da parte dell’Umanità. Figurano infatti un gruppo di nobili e cacciatori attaccare questo bellissimo animale, simbolo di purezza e grazia e ucciderlo, per prenderne il prezioso corno, che ha proprietà curative. Una mostra, “Weaving the Unicorn”, racconta la storia del più grande progetto di arazzi intrapreso nel Regno Unito da oltre 100 anni.  L’imponente progetto tessile, forse il più importante nel Regno Unito dell’ultimo secolo,  completato nel 2015 dopo ben 14 anni di lavoro, grazie alle sapienti mani di 18 maestri tessitori provenienti da tutto il mondo, ha permesso non solo di comprendere meglio le tecniche di lavorazione di questi  capolavori tardo medioevali, ma anche di recuperare e mantenere vive competenze e abilità che rischiano di andare perdute. E di ritrovare specie botaniche estinte. 
Possiamo immaginare la fatica, la tenacia e la passione di questi 18 tessitori e tessitrici che per 18 anni hanno portato avanti questo progetto. 
In una società che caccia e uccide ancora l’unicorno, fortunatamente la Cultura ha ancora la pazienza, la conoscenza, la creatività necessaria a restituire all’Umanità il suo meraviglioso giardino.

Abstract

The European Union is leading action to address climate change and meet the objectives of the Paris agreement. A set of actions implemented by the European Commission to research, develop and disseminate evidence-based and cost-effective strategies and tools to protect cultural heritage against natural disasters and climate change is included in the European Framework for Action on Cultural Heritage. In particular, as of 2021, Experts from EU Member States will identify and exchange good practices and innovative measures for the historical environment in relation to climate change, in the framework of the new Work Plan for Culture (2019-2022). At global level the Climate Heritage Network is mobilising the cultural and cultural heritage sector for climate action, stimulating actors to deliver on ambitions of the Paris Agreement, building on the ICOMOS Report "Future of Our Pasts: Engaging Cultural Heritage in Climate Action”.

Sitografia

Safeguarding Cultural Heritage from Natural and Man-Made Disasters

Cultural Heritage Partnership to enable ambitious climate action

Future of Our Pasts: Engaging Cultural Heritage in Climate Action

Climate Heritage Network Launch 

Per aderire al Climate Heritage Network occorre approvare o firmare il protocollo d'intesa sulla rete del patrimonio climatico (MOU).

 

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