“Avete scelto di evocare la questione europea attraverso la risposta culturale. Mettete in luce una delle colpe originari della costituzione europea. Fondata sul mercato comune, proseguita con l’idea della condivisione monetaria, impersonata da istituzioni svolte a garantirne il buon funzionamento, l’Ue non ha mai iscritto la cultura nelle sue priorità. Non lo ha fatto neppure per la valorizzazione dei Beni culturali che ogni Nazione identifica, nè per la creazione o l’innovazione che occupa una fetta irrisoria nel budget europeo”. Lo ha detto l’ex presidente francese, François Hollande, intervenendo a Firenze alla VI Conferenza dell’Aici.

“Certo, nei Trattati che costituiscono l’Unione europea, vengono ricordati le radici, la storia, i valori comuni di cui la cultura è parte. Inoltre, l’Unione europea appellandosi ai suoi principi si è mossa in difesa dei diritti d’autore, della libertà di creazione oppure dell’eccezione culturale nel negoziare dei trattati commerciali. Infine, il programma Erasmus ha permesso a centinaia di migliaia di giovani europei di studiare in un altro paese e di conseguenza a contribuire alla formazione di una cultura comune”.

“Ma nei suoi 60 anni di vita, l’Ue non ha avviato nessun grande cantiere culturale a vasta scala, non ha contribuito a nessun censimento della sua ricchezza di patrimonio culturale, non ha costruito nessun edificio culturale simbolico, nessuna grande biblioteca, nessuna grande collezione d’arte contemporanea.L’Unione europea non ha tentato di costruire un grande ente per l’audiovisivo. Non ha colto l’opportunità offerta dalle piattaforme digitali. Non ha promosso la produzione di contenuti in grado di essere diffusi in tutti i paesi membri. E quando è stato avviato il Piano Juncker nel contesto della ricapitalizzazione della Banca europea di investimento, non è stata posta nessuna condizione per incentivare l’uso di una frazione di questi finanziamenti in direzione di grandi progetti culturali”.

“Non è troppo tardi e nella prospettiva della preparazione del quadro finanziario pluriennale (2021-2027) sarebbe auspicabile allargare il numero dei beneficiari di Erasmus, di incentivare un ampio programma di mobilità per i giovani, di inventare un riorientamento dei fondi strutturali nelle zone disagiate, di sostenere un grande piano per l’educazione artistica in tutti gli Istituti superiori dell’Unione europea in modo da poter rispondere alle sfide di Google e degli Gafa, e per creare l’equivalente di un Netflix europeo”.

La cultura, ha concluso Hollande, “può mostrare ai giovani che se ci raggruppiamo, non è tanto per essere più forti insieme, ma è per condividere un ideale di vita comune che viene dalla nostra Storia e he ha come vocazione la propria trasmissione di generazione in generazione al di là delle frontiere. L’Europa è Democrazia, se si dovesse disfare questa costruzione, l’edificio dei diritti e delle libertà pazientemente costruito precipiterebbe. L’hanno perfettamente capito i populisti. Se ce l’hanno così tanto con l’Europa è perché la democrazia non gli piace. Ecco perché l’Europa ha così tanto bisogno della cultura e dei professionisti che la creano”.

 

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