Foto dalla pagina Facebook dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

Si apre lunedì 11 novembre, alla presenza delle autorità locali, il quinto anno accademico della sede di Matera della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro. La SAF-ISCR Matera (che ha aperto i battenti nel 2015) vedrà quest’anno il completamento del primo quinquennio del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali e condurrà alla Laurea Magistrale dei suoi primi 15 allievi.

Per rimarcare questo anno accademico con un evento speciale e festeggiare i primi cinque anni di attività della SAF di Matera, la cerimonia di inaugurazione sarà accompagnata della presentazione del restauro del dipinto proveniente dalla Cattedrale di Melfi “Il Martirio di Sant’Alessandro”, affidato lo scorso anno alle cure dei restauratori dell’ISCR e degli allievi SAF.

Giovedì 7 novembre, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno accademico SAF 2019-2020, il Direttore dell'Iscr Luigi Ficacci ha tenuto a Roma una prolusione al personale dell’Istituto, ai docenti e agli studenti, con particolare riguardo per i neoiscritti, illustrando le attività che verranno svolte durante il percorso di studi e soffermandosi in particolare sull’attività di cantiere, che costituisce una tappa di fondamentale importanza per la formazione del restauratore.

Il Direttore ha sottolineato la necessità che gli studenti sviluppino un’estetica e un gusto propri, da coltivare sempre, poiché a loro verrà affidato il ruolo di esperti di “manipolazione dello stile”, visto che - al di là dell’aspetto teorico e metodologico - ogni intervento in qualche modo si fa “figura” nell’opera. Il Direttore ha quindi ripercorso la storia dell’Istituto dalle origini, ricordando le diverse figure che hanno interessato il dibattito critico sul restauro e sulla Teoria di Cesare Brandi, da Brandi stesso fino a Roberto Longhi e Erwin Panofsky.

Ficacci infine si è concentrato sulle metodologie del restauro e sull’importanza dell’intervento come “atto critico”, sottolineando l’aspetto della professione operativa e sperimentale che ogni volta implica considerazioni e analisi mirate al singolo intervento e ribadendo come il lavoro del restauratore abbia lo scopo di lasciare un segno, se non risolutivo, assolutamente imprescindibile, nel campo della difesa del nostro patrimonio artistico e culturale.

 

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