Un sito internet interamente dedicato al rientro dell’Atleta Vittorioso di Lisippo: si chiama lisippoinitalia.it (“Riportiamo a casa L’Atleta Vittorioso” è il motto che capeggia) ed è nato per sostenere le ragioni della restituzione da parte del Getty Museum di Malibù del prezioso bronzo recuperato da un peschereccio di Fano (Pesaro Urbino) nel 1964 al largo di Pedaso. Sul sito, inoltre, è promossa una petizione lanciata su change.org e diretta al Getty a favore del rientro in Italia della statua. Le iniziative sono portate avanti da un comitato promotore formato, tra gli altri, da Tristano Tonnini (avvocato dell’associazione Le Cento Città che nel 2007 ha avviato l’azione giudiziaria contro il Getty Museum) e Oliviero Gessaroli (presidente dell’associazione “L’Arte in Arte” di Urbino), e sono state presentate il 9 novembre nel palazzo della Provincia di Pesaro e Urbino.

CASSAZIONE E ROGATORIA

“Ben tre ordinanze emesse da giudici italiani hanno statuito il diritto dell’Italia alla riconsegna della statua. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22/19 ha confermato pienamente la validità di tali ordinanze, stabilendo la proprietà dello Stato Italiano sul bene e il suo illecito trafugamento”, affermano i promotori della petizione ricordando che l’autorità giudiziaria italiana ha già avanzato la rogatoria, trasmessa nel luglio scorso al Dipartimento della Giustizia Statunitense. Sul sito lisippoinitalia.it sono raccolti interventi a sostegno della causa, tra cui quelli del prof. Rodolfo Battistini, dell’avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli e dell’ex pubblico ministero Paolo Giorgio Ferri. Secondo Ferri la statua deve essere restituita “per ragioni giuridiche e morali” e il Getty “dovrebbe farsi carico della restituzione immediata” e dare così “un segnale di istituzione matura”. Indipendentemente dalla sentenza della Corte di cassazione, “non c’è la possibilità per il Getty di ottenere la non esecuzione del provvedimento di confisca - afferma Fiorilli - anche nel caso fosse investita la Corte europea dei diritti dell’uomo, in quanto il titolo di proprietà che vanta il Getty non lo legittima a mantenere il bene”.

A dicembre 2018 una sentenza della corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Museo statunitense confermando il sequestro della statua recuperata da un peschereccio di Fano (Pesaro Urbino) nel 1964 al largo di Pedaso e acquistata nel 1977 per circa 4 milioni di dollari da un commerciante d’arte tedesco. Nelle motivazioni, la Suprema Corte parla di “inspiegabile e ingiustificabile leggerezza” riferendosi al comportamento del Getty Museum che acquistò la statua di Lisippo basandosi solo sui pareri dei consulenti del venditore in merito alla provenienza del reperto. La decisione della Cassazione rende definitiva e immediatamente esecutiva la confisca della statua “ovunque si trovi” disposta dai giudici pesaresi lo scorso giugno. Il Tribunale di Pesaro l’8 giugno 2018 aveva disposto, infatti, dopo un contenzioso durato anni, che il museo americano dovesse restituire la statua bronzea all’Italia. L’’Atleta vittorioso’ ha avuto dal 2007 tre ordinanze di confisca. L’ultima sentenza è quella del gip di Pesaro Giacomo Gasparini. Per due volte il museo americano ha ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.

 

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