“I dati confermano la necessità di attuare strategie volte a riqualificare gli spazi pubblici delle aree urbane anche, se non soprattutto, attraverso percorsi e processi innovativi”. Lo ha detto Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Gian Carlo Blangiardo, nel corso dell’audizione dell’Istat di fronte alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato. 

Fra gli strumenti di pianificazione a disposizione dei Comuni - prosegue l’Istat -, quello che ha un’influenza più diretta sulla qualità dell’ambiente urbano è lo Strumento urbanistico generale (Sug), attraverso il quale le Amministrazioni governano il proprio territorio, disciplinandone le destinazioni d’uso. L’aggiornamento di questo strumento può essere un indice di attenzione delle Amministrazioni alle trasformazioni della città, e rende possibile l’adeguamento delle previsioni urbanistiche all’evoluzione della normativa ambientale, particolarmente in materia di riduzione del consumo di suolo. In 33 città, dove risiedono quasi 4,9 milioni di abitanti – (tra cui i capoluoghi delle città metropolitane di Torino, Reggio di Calabria, Palermo, Messina e Catania) l’approvazione dello strumento vigente o della sua ultima variante generale è anteriore al 2007. Sono, invece, stati approvati o rinnovati tra il 2007 e il 2015, invece, i Sug di 54 capoluoghi – con circa 9,6 milioni di abitanti – (tra cui Genova, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Bari e Cagliari), mentre altre 22 città – con circa 3,6 milioni di residenti – (tra cui Bologna e Napoli) lo hanno aggiornato tra il 2016 e il 2017. Tra queste ultime, 16 città hanno modificato le precedenti previsioni edilizie e, in 13 casi, hanno deliberato una riduzione delle cubature previste e/o delle superfici delle aree fabbricabili. 

LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA

Tra le pratiche innovative di governo del territorio, messe in atto volontariamente dalle Amministrazioni comunali, è di particolare interesse la 17 progettazione partecipata, un metodo di pianificazione utilizzato per lo sviluppo urbanistico o la rigenerazione/riqualificazione di determinate aree urbane (ad esempio parchi, aree dismesse, interi quartieri), che prevede il coinvolgimento e la condivisione del programma da parte della cittadinanza e di tutti i soggetti organizzati cointeressati. Nel 2017, esperienze di progettazione partecipata per la riqualificazione di aree urbane sono state condotte in 31 città – con circa 5,3 milioni di abitanti – (tra cui i capoluoghi delle città metropolitane di Torino, Bologna, Bari, Palermo e Catania), per un totale di 182 progetti, che hanno interessato un’estensione complessiva di 2 oltre 1.000 km . In 9 casi i progetti intrapresi hanno interessato oltre il 10% del territorio comunale, e in 5 casi (Mantova, Bologna, Ferrara, Prato e Bari) oltre il 90%.

IL CONTESTO

Alcuni dati di contesto permettono di delineare un quadro informativo su alcuni dei temi sollevati nell’art. 53 della Legge di Bilancio, che istituisce il programma innovativo nazionale di rinascita urbana: una misura che riconosce la centralità del contesto urbano nel generare coesione sociale e migliorare la qualità della vita delle persone in un’ottica di innovazione. Nel 2016, ultimo anno di disponibilità dei dati, il 12,1% delle persone di 14 anni e più vede spesso elementi di degrado sociale e ambientale nella zona in cui vive. I comuni centro delle aree metropolitane sono quelli in cui il degrado è più evidente: guardando in dettaglio alcuni indicatori, il 40,1% dei cittadini metropolitani segnala la presenza di aree degradate in cui, ad esempio, vi sono edifici abbandonati o decadenti, zone verdi non curate, strade sporche o trascurate, e il 43,4% segnala una scarsa illuminazione delle strade (il dato nazionale è pari a 37,6% e 38% rispettivamente).

Nel 2017 si stabilizza la quota di persone che giudicano il paesaggio del luogo di vita affetto da degrado (21,3%): l’insoddisfazione per la qualità del paesaggio è più diffusa nelle grandi aree urbane (34,8% nei centri metropolitani e 24,8% negli altri comuni con più di 50 mila abitanti), mentre non raggiunge il 15% nei centri fino a 10 mila abitanti. La preoccupazione per il deterioramento del paesaggio riguarda il 15,1% delle persone: per la prima volta dal 2013 l’indicatore rimane sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, un segnale positivo ma ancora debole, considerato l’andamento non uniforme tra le regioni. 

 

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