“La ragione per cui mettere insieme cultura e turismo, in Italia, è lapalissiana. La cultura è la nostra identità, è il valore aggiunto decisivo che possiamo mettere nella competizione globale in ogni tipo di turismo. Nessuno nel mondo ha la possibilità di legare ad altre forme di turismo un patrimonio architettonico, museale e pittorico come il nostro, che rende enormemente più competitivo, sotto questo aspetto, il nostro Paese rispetto alla concorrenza internazionale”. Lo ha sottolineato la deputata Alessandra Carbonaro (M5S) intervenendo in commissione Cultura nel corso dell’esame del Dl Ministeri. 

“Il ritorno di alcune funzioni del turismo in capo al Ministero dei beni e delle attività culturali è ulteriormente motivato dalla necessità di implementare la sua funzione di monitoraggio e controllo delle dinamiche legate al turismo e dell'impatto che esse possono avere sul nostro patrimonio culturale. Secondo i dati Istat relativi all’anno 2018, abbiamo avuto 429 milioni di turisti in Italia, con un aumento del 2 per cento rispetto al 2017. Tre turisti culturali su quattro si concentrano nelle prime dieci città d'arte d'Italia, con 84 milioni di presenze su 113. Il turismo nei piccoli borghi si attesta sui 95 milioni di presenze nel 2018”.

“E’ innegabile, a tal proposito, che alcune nostre città d'arte vivano una situazione di congestione. Dobbiamo chiederci qual è la qualità dell'esperienza turistica in tali città d'arte, qual è la qualità della fruizione del nostro patrimonio artistico e culturale. Bisogna chiedersi, poiché stiamo aprendo questa nuova fase di green new deal, cosa possiamo fare o quanto questo possa impattare sulla qualità della vita nelle città d'arte, oltre che su come garantire la tutela e la conservazione del nostro grande patrimonio artistico e paesaggistico”.

In particolare, prosegue la Carbonaro, “in alcune città d'arte, meta di flussi turistici importanti, stiamo assistendo ad una progressiva trasformazione del loro volto in cui è difficile sempre di più riconoscere il segno culturale locale. A questo aggiungo che dovremmo anche iniziare a pensare ad implementare la promozione di strategie di turismo diffuso, sia nell'ottica della decongestione delle grandi città d'arte, sia nell'ottica di una migliore qualità dell'esperienza turistica e per dare impulso alla valorizzazione culturale e sociale di aree periferiche rispetto a quelle delle grandi città d'arte, ma certamente non meno ricche, da un punto di vista culturale e paesaggistico”.

“Vorrei ricordare, a tal proposito, l'applicazione dell'articolo 9 della Costituzione, che ha trovato concreta attuazione in alcuni specifici progetti: la riscoperta dei cammini, le grandi direttrici di collegamento europeo; i cosiddetti borghi minori, che rappresentano gran parte degli insediamenti umani sul nostro territorio, destinazioni culturali forse meno note, tra paesi e città di piccole dimensioni caratterizzate, però, da un ricco patrimonio storico-culturale, divenute mete ideali per la scoperta di un turismo alternativo, in qualche modo più tranquillo e sostenibile, a differenza delle tradizionali città d'arte, spesso troppo sovraffollate. Infine, la designazione delle capitali italiane della cultura, capaci di unificare straordinarie risorse all'interno di città piccole e medie del nostro territorio, nata con l'obiettivo di 'valorizzare i beni culturali e paesaggistici» e di «migliorare i servizi rivolti ai turisti'. Tutto questo lavoro è stato più di una mera ridistribuzione di compiti o riordino di competenze, perché la dimensione nazionale dei beni culturali è davvero una delle forze vive su cui possiamo costruire lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese”.

“Per questo ritengo, in conclusione, fondamentale che il presente decreto-legge sani il vulnus creato dal precedente riordino, con cui si trasferivano le funzioni del MIBACT in materia di turismo al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. È bene, dunque, che si ritorni a valorizzare quel lavoro svolto che ha portato risultati positivi sia sul piano culturale, sia sul versante dell'economia del nostro Paese, sia alla promozione della sua immagine all'estero”.

 

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