“I musei divenuti autonomi con la riforma risultano più attivi di quelli che non sono stati interessati dal cambiamento dei poteri dei direttori e che sono gestiti come unità decentrate da parte di strutture ministeriali”. È quanto si legge in un occasional paper dal titolo “Innovazioni nella governance dei musei statali e gestione del patrimonio culturale” pubblicato dalla Banca d’Italia in questi giorni. Il lavoro presenta i risultati di una indagine condotta nel 2018 sulle iniziative di miglioramento dell'offerta museale intraprese nei musei divenuti autonomi con la riforma Franceschini del 2014 e in un gruppo di musei con caratteristiche simili (gruppo di controllo). Vengono presentati i risultati relativi a quattro aree dell'offerta museale: conservazione del patrimonio, accessibilità degli spazi espositivi, orientamento al visitatore e relazioni con l'esterno. In particolare, si è valutato se il conferimento dell’autonomia gestionale abbia influenzato in misura significativa l’offerta di servizi nei musei divenuti autonomi rispetto agli altri istituti statali. La pubblicazione è a cura di di Luigi Leva, Vanessa Menicucci, Giacomo Roma e Daniele Ruggeri della Banca d'Italia.

LA PERFORMANCE DEGLI ‘AUTONOMI’

Per ogni dimensione dell’offerta “i musei autonomi (della prima fase della riforma) hanno realizzato un numero di azioni mediamente superiore al numero di quelle attivate dal gruppo di controllo e la loro maggiore attività si evidenzia anche rispetto ai musei divenuti autonomi nella seconda fase”. 

LA SODDISFAZIONE DEL PUBBLICO

Sul piano statistico le differenze di performance sono significative nelle aree più direttamente collegate alla soddisfazione del pubblico (accessibilità allo spazio museale e orientamento al visitatore): in queste, il numero delle azioni attivate dai musei autonomi ha superato in media di 20 punti percentuali quello delle azioni dei musei di controllo. In particolare, nell’area dell’accessibilità i musei autonomi hanno realizzato un numero maggiore di interventi per riorganizzare il calendario delle visite e per introdurre nuove modalità di acquisto dei biglietti o dei servizi accessori. Con riferimento all’orientamento al visitatore, sono state migliorate le informazioni disponibili durante la visita, è stata incrementata la rotazione delle collezioni esposte e ampliato il patrimonio museale. 

L’IMPATTO SUL NUMERO DEI VISITATORI

Un secondo risultato che emerge dal lavoro dei ricercatori di Bankitalia è che le azioni intraprese nelle aree dirette alla soddisfazione del visitatore hanno avuto un impatto positivo sul numero di visitatori. I risultati di stime diff-in-diffs indicano che, “con l’introduzione della riforma, il divario nel numero di paganti tra i musei autonomi e quelli di un apposito gruppo di controllo, già favorevole ai primi, si è ulteriormente ampliato”.

IL CONTESTO

Negli ultimi decenni il ruolo dei musei in quanto fornitori di servizi pubblici si è modificato in modo significativo, affiancando alle tradizionali attività di conservazione e disponibilità per il pubblico delle collezioni museali l’attenzione per i bisogni del visitatore e per l’impatto sullo sviluppo economico e sociale del territorio. Al dibattito sull’evoluzione della mission dei musei si è collegato quello relativo agli assetti proprietari e alle forme organizzative che potessero consentire ai musei di perseguire i propri obiettivi con maggiore efficacia ed efficienza. Nella ricerca di Bankitalia si è valutato quindi se l’ampliamento dei poteri gestionali nei musei divenuti autonomi abbia influenzato in misura significativa l’offerta di servizi per questi rispetto ai restanti musei statali.

Utilizzando un’indagine ad hoc della Banca d’Italia sulle azioni intraprese nell’ambito dell’offerta di servizi museali da un campione di musei (autonomi e non) nel biennio 2016-17, è stato costruito un indicatore di performance, basato sul numero di azioni possibili, per ciascuna delle quattro dimensioni dell’offerta di servizi museali: conservazione del patrimonio, accessibilità agli spazi espositivi, orientamento al visitatore e relazioni con il contesto esterno.

LA RICERCA DEL 2018

Alcuni dati di questa indagine erano già stati anticipati dalla Banca d’Italia nella Ricerca “Turismo in Italia. Numeri e potenziali di sviluppo”. In particolare, nella parte dedicata al turismo culturale e al patrimonio artistico italiano, la ricerca citava l’indagine condotta nel 2018 dalle Filiali della Banca d’Italia sulla gestione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale presso un campione di 40 musei. L’indagine aveva appunto come obiettivo la ricognizione dei provvedimenti adottati dal management dei musei nel biennio 2016-2017, successivo all’avvio della prima fase della riforma.

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