Un evento dedicato alla cultura per un nuovo modello di sviluppo. A promuoverlo, il 16 novembre a Roma, l’europarlamentare del Pd Massimiliano Smeriglio, relatore generale del programma Europa Creativa. All’incontro si sono approfondite le opportunità in ambito culturale che l’Europa mette a disposizione delle comunità, dei professionisti e delle imprese, a partire da Europa Creativa, programma faro in Ue per cultura e audiovisivo. Insieme ai protagonisti del settore culturale (istituzioni, associazioni e cooperative) si sono discussi anche gli aspetti strategici della programmazione.

NOVITA’ DALLA REGIONE LAZIO

“Quello che stiamo facendo in Regione Lazio si incrocia perfettamente con Europa Creativa”, afferma Paolo Orneli, neo assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, nominato di recente dal governatore Nicola Zingaretti al posto di Gian Paolo Manzella, diventato sottosegretario al Mise. Il Lazio “ha imparato a usare i fondi europei al meglio centrando tutti i target di spesa, ma dobbiamo fare di più - sottolinea Orneli - soprattutto nel ruolo che possiamo svolgere anche attraverso le nostre sedi territoriali”. Anche perché, per quanto riguarda la capacità del sistema Lazio di accedere ai bandi Europa Creativa, “ci sono buoni numeri sul sottoprogramma Media, ma c’è un margine enorme” di miglioramento sul resto. L’assessore elenca quindi i prossimi passi in ambito culturale che la Regione Lazio è pronta a intraprendere. “Accelereremo tutti i programmi già avviati”, assicura Orneli annunciando che “prima di Natale pubblicheremo un nuovo bando sul distretto tecnologico dei beni culturali che stanzia 4,5 milioni per progetti di ricerca e formazione che si legano al centro di eccellenza realizzato nella passata legislatura”.

Saranno firmati, poi, “tutti gli atti di impegno con decine di luoghi pubblici che hanno partecipato al secondo bando DTC” e uscirà “un bando entro novembre in cui, accanto all’intervento di aiuto ai cinema e ai teatri, per la prima volta ci sarà un intervento importante che aiuta le librerie indipendenti”. “Partiremo proprio da Europa Creativa per strutturare il nuovo ufficio Europa di Regione Lazio e Lazio Innova - afferma Orneli, già presidente di Lazio Innova -: nei territori, a partire dal calendario delle call di Europa Creativa, concordando tempi e modalità, offriremo gratuitamente le nostre professionalità per offrire i luoghi dove fare co-progettazione, poiché si tratta di bandi che richiedono capacità del sistema di organizzare partenariati”.

IL RUOLO DELL’IMPRESA COOPERATIVA

Secondo Giovanna Barni, presidente Coopculture e Culturmedia Lega Coop, “la cooperazione culturale e creativa in Italia è un modello da esportare, una risorsa e un capitale umano per il Paese che anche in Italia andrebbe valorizzato”. L'impresa cooperativa, “attenta ai territori, che valorizza il capitale umano e massimizza gli impatti sociali, ha un grande ruolo”, prosegue Barni elencando alcune raccomandazioni. La prima riguarda il tema dei fondi: “Non basta avere più finanziamenti. Molte volte quelli indiretti vengono restituiti a Bruxelles perché manca la capacità di trovare un beneficiario competente, magari anche misto (pubblico-privato) che si occupi della governance e che possa essere beneficiario diretto dei finanziamenti”.

Ecco perché è necessario avere “non solo più risorse, ma meno burocrazia”, sottolinea Barni puntando l’attenzione sui modelli di governance partecipata del patrimonio. “Non è sufficiente investire nella ristrutturazione dei musei se non vengono fruiti dal pubblico. L’innovazione tecnologica deve essere accompagnata anche da quella sociale”. Serve quindi “più attenzione all’impresa in quelle che sono le misure dirette e più attenzione alla cultura e al suo impatto sociale in quelle che sono le misure indirette”. Un altro tema fondamentale è quello della cooperazione allo sviluppo: “Più cultura significa anche più diplomazia culturale, più capacità di scambiare culture, più tolleranza verso il diverso e più sviluppo economico sostenibile nei paesi dove ci sono tanti problemi”, conclude Barni.

LE BATTAGLIE DEL CAE

Nella battaglia per Europa Creativa scende in campo anche Culture Action Europe che - spiega la vicepresidente Cristina Da Milano - “svolge un’attività di advocacy a Bruxelles per far sì che il settore culturale pesi di più nelle politiche europee, anche nei singoli programmi e non solo per quanto riguarda il budget”. Secondo Da Milano è necessario “mettere al centro di Europa Creativa gli obiettivi artistici e culturali”. Senza tralasciare o sminuire l’aspetto finanziario, è “l’impatto sociale delle cultura” ad essere “prevalente rispetto a quello economico”. In questo senso, prosegue la vicepresidente del CAE, è stata fatta “una battaglia affinché venisse confermata l’importanza dell’audience development, che significa il ruolo sociale delle istituzioni culturali, il valore aggiunto della cultura”. Il CAE cerca inoltre di far sì che Europa Creativa promuova un approccio trasversale (“E’ necessario il collegamento con altri programmi”) e sostenga la mobilità degli artisti (“Ricordo l’ultimo sforzo di Silvia Costa con il programma i-Portunus”, afferma Da Milano).

Chiaramente c’è il tema del budget - e il CAE sostiene la necessità di aumentarlo - e la battaglia sul cofinanziamento. “Europa Creativa prevede un cofinanziamento che varia tra il 40 e 50%, che è tantissimo in termini di sforzo che i singoli soggetti che partecipano al programma devono fare - riflette Da Milano -. Ci stiamo battendo per aumentare il cofinanziamento dell'Ue almeno fino all’80%: forse è un’utopia ma bisogna cercare di aumentare la quota di cofinanziamento dell’Ue, altrimenti ammazziamo i soggetti più piccoli, soprattutto il non profit”. Su quest’ultimo punto, Da Milano ricorda un’altra recente battaglia del CAE: “Sempre più spesso è chiesta una garanzia a soggetti privati per poter avere il pre-finanziamento anche in caso di vittoria del bando: in questo modo si ammazza il settore non profit e i piccoli soggetti perché la garanzia è costosa”. Ecco perché bisognerebbe fare come in Erasmus + dove, ricorda Da Milano, “è previsto che il soggetto non profit, se può dimostrare che il suo budget deriva per più del 50% da fondi pubblici, venga trattato come un soggetto pubblico e quindi non gli venga chiesta la garanzia assicurativa o bancaria per poter accedere al pre-finanziamento”.

 

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