Prosegue domani presso il Parco archeologico del Colosseo il ciclo "Oltre il Centro. Il Parco archeologico del Colosseo incontra i musei della città". Dopo l’apertura con la presentazione del Museo di Casal de’ Pazzi di Roma Capitale, sito di rilevante interesse con i suoi reperti relativi al Pleistocene medio ed esempio di riqualificazione urbana nel quadrante nord-orientale della città attuale, e il secondo incontro con l’Antiquarium di Lucrezia Romana, museo realizzato dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma relativo al suburbium sud-orientale della città, giovedì 21 novembre si terrà nella Curia Iulia il terzo incontro del ciclo con la conferenza di Andrea Carandini, Presidente Fai, che presenterà il Museo Archeologico della villa romana dell’Auditorium – Parco della Musica, realizzato da Renzo Piano.

Il Museo archeologico della villa dell’Auditorium costituisce un caso esemplare di progettazione contemporanea integrata alla valorizzazione del patrimonio archeologico, attraverso il racconto della fattoria arcaica, della villa e dei reperti musealizzati in situ (2000 mq), relativi quindi al suburbium settentrionale. La sua realizzazione, dallo scavo alla valorizzazione fino alla pubblicazione scientifica delle indagini, è frutto della sinergia tra diverse Istituzioni. Il Parco della Musica ha inoltre recentemente ampliato, grazie a un accordo tra Roma Capitale, il MiBACT e la Fondazione Musica per Roma, la sua offerta, con la musealizzazione della ricca collezione Sinopoli che costituisce oggi il Museo Aristaios.

Il ciclo di conferenze Oltre il Centro. Il Parco archeologico del Colosseo incontra i musei della città – ideato e curato da Giulia Giovanetti e Federica Rinaldi - si inserisce nell’ambito del progetto “Il Parco fuori dal Parco” del Servizio di Comunicazione del PArCo. Il progetto ha ricevuto il riconoscimento del Marchio dell’Anno europeo del patrimonio 2018 e continua anche nel 2019, con l’obiettivo di promuovere il PArCo inteso non solo come luogo di visita del cuore monumentale della città ma anche come spazio di dialogo con le realtà culturali al di fuori di esso e del centro storico, rappresentato dall’area urbana inclusa nella cinta delle Mura Aureliane e dichiarato Patrimonio Unesco dal 1980.

"In un’ottica di integrazione tra centro e territorio, oltre che di sostenibilità attraverso la creazione di reti museali - spiega Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo - il PArCo si propone quale punto di incontro e di racconto di cinque esperienze di gestione e valorizzazione museale nell’ambito di differenti aree della città ricadenti nel Comune di Roma, in un percorso nello spazio e attraverso il tempo, dalla preistoria all’età arcaica e tardorepubblicana, fino a quella imperiale e medievale, raccontando infine anche un museo che affonda le proprie radici nella tradizione delle gipsoteche europee".

Il racconto dei musei si pone come obiettivo un confronto continuo tra il centro della città (antica e contemporanea) e il territorio al di fuori (suburbium in età romana), ribadendo il rilevante ruolo culturale e di riqualificazione rivestito da tali realtà. Le realtà da raccontare, rappresentative di differenti condizioni giuridiche e istituzioni e che mirano a coprire i diversi quadranti della città, permetteranno di far conoscere al pubblico siti e collezioni di interesse eccezionale, avviando allo stesso tempo una riflessione sulle modalità di gestione, sugli orientamenti strategici, sulle attività di engagement di un pubblico che va accompagnato e guidato nella frequentazione di questi importanti presidi culturali sul territorio.

Il quarto incontro, il 28 novembre, amplierà ulteriormente il panorama invitando a conoscere l’importante collezione del Museo dell’Arte Classica della “Sapienza” Università di Roma, nel quadrante nord-orientale della città, fondato nel 1889/1890 sul modello delle gipsoteche universitarie europee come indispensabile strumento didattico e di ricerca. La Gipsoteca raccoglie una collezione di calchi di sculture dell’antichità classica straordinari per l’ampiezza dello spettro cronologico rappresentato, dal periodo arcaico all’ellenismo, ma anche per la storia delle tecniche di riproduzione delle opere che includono l’applicazione delle più recenti innovazioni in tema di scansioni laser e stampe 3D, come nel caso della replica del Giovane di Mozia e dei Tirannicidi di Baia.

Infine chiuderà la rassegna, il 12 dicembre, il Museo delle Civiltà, che comprende il Museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” e il Museo dell’Alto Medioevo al cui interno sono raccolte eccezionali testimonianze del patrimonio paletnologico, etnoantropologico, e archeologico dalla preistoria al medioevo. Fanno inoltre parte del MuCiv il Museo d’arte Orientale “Giuseppe Tucci” e il Museo delle arti e tradizioni popolari nel nuovo polo culturale MiBAC dell’EUR, localizzato nel quadrante urbano meridionale.

IL MUSEO

Nel 1995, nel corso dei preliminari lavori di sterro nell’area destinata ad ospitare il nuovo complesso dell’Auditorium, vennero alla luce significativi resti murari ascrivibili ad un’epoca storica compresa tra la metà del VI secolo a.C. e l’inizio del III secolo d.C.

Negli anni 1996-98 fu effettuato lo scavo integrale dell’area, che portò alla scoperta di un edificio di oltre 2.000 mq di superficie. La costruzione più antica, una fattoria rustica di età arcaica, probabilmente abitata da un contadino agiato, cittadino e soldato di Roma, fu distrutta intorno al 500 a.C. e sui suoi resti fu edificata una grande villa patrizia associata ad un villaggio murato, probabilmente destinato ai servi agricoli (500-300 a.C.). Successivi interventi edilizi, dei quali sono state riconosciute almeno tre fasi, hanno sostanzialmente modificato l’impianto della villa, che fu definitivamente abbandonata nei primi decenni del III secolo d.C.

È stata avanzata anche la suggestiva ipotesi che tale edificio fosse un annesso del santuario di Anna Perenna, la ninfa che i Romani veneravano il 15 marzo, data del più antico capodanno romano. Tale identificazione deriva dal fatto che la fonte e il bosco sacro alla ninfa sono stati individuati con indagini archeologiche recenti nei pressi di piazza Euclide, in un’area, dunque, non lontana dal complesso dell’Auditorium.

Il Museo Archeologico è diviso in due spazi espositivi. Nel primo vengono illustrate con modelli in legno le architetture della fattoria e la villa nelle sue varie fasi, associate con i materiali archeologici più significativi, soprattutto il vasellame da cucina, da tavola e da culto. Sono inoltre ricreati contesti particolari, quali la dispensa di una cucina, un forno da pane e un torchio oleario, che attestano lo svolgimento delle attività produttive e l’immagazzinamento delle derrate. La grande tegola angolare di gronda con testa di divinità fluviale (Acheloo?) è il simbolo del Museo e, nel contesto della villa dell’Auditorium, allude al vicino Tevere.

Nella seconda sezione vengono illustrate le emergenze archeologiche del territorio compreso tra le Mura Aureliane e i corsi dell’Aniene e del Tevere e attraversato dalle vie Nomentana, Salaria e Flaminia. All’interno di questa sezione, inoltre, è conservato un muro in opera reticolata riferibile alla recinzione della villa, i cui resti è possibile ammirare dalla terrazza accessibile attraverso le sale del Museo.

 

Articoli correlati