Si terrà dal 28 novembre al 26 gennaio 2020 presso il Museo di arti figurative di San Pietroburgo la mostra “Nero e Rosso. Dall'Amazonia al Sahara. Foto di Marco Palombi”. Organizzata dall’Istituto italiano di cultura, l’esposizione è un viaggio fotografico dal Sud America all’Africa, dall’Amazzonia al Sahara con lo scopo di far conoscere le antiche ed ancestrali culture di popoli lontani, che vivono in posti impervi, difficilissimi da raggiungere, ma che hanno tradizioni e lingue antichissime.

Secoya, Waorani, Secopai sono i nomi delle popolazioni amazzoniche che vediamo in questi scatti e che probabilmente nessuno dei visitatori di questa mostra conosce. Si tratta, infatti, di popolazioni che vivono ancora ai confini del mondo moderno che hanno sempre vissuto in armonia con la natura, con la loro profonda conoscenza delle piante della foresta pluviale che vivono di caccia e di pesca e si curano con le piante. Più conosciute, ma difficili da raggiungere, sono le popolazioni della bassa valle dell’Omo, ancora oggi una delle aree incontaminate del continente africano, dove il progresso non sembra essere arrivato. Qui si concentrano alcuni dei gruppi etnici più affascinanti del mondo. Si tratta di un numero elevato di piccole popolazioni animiste, Surma, Mursi, Hamer, Karo, Konso, Dorze e tanti altri, che parlano 45 dialetti diversi e che hanno preservato antiche tradizioni e stili di vita grazie al loro isolamento e alla feroce ostilità verso gli estranei.

La parte meridionale dell’Omo River Valley è uno dei luoghi più affascinanti del mondo, eletto nel 1980 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per le sue straordinarie peculiarità: in nessun altro luogo del pianeta sono concentrate così tante popolazioni diverse dal punto di vista genetico, linguistico e sociale. Un pezzo di Africa sicuramente da preservare, e popoli da tutelare, soprattutto in un periodo in cui i cambiamenti climatici rischiano più che in passato di metterne a rischio la sopravvivenza.

 

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