“E’ necessario integrare le competenze tradizionali, su cui in Italia esiste una grandissima tradizione, con competenze non specialistiche ma trasversali. Ad esempio la gestione in termini di raccolta fondi, comunicazione, sostenibilità economica”. Paola d’Orsi, esperta di politiche culturali della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, ha tenuto il Keynote Speech al workshop “Formazione, lavoro e carriere: una sfida tra competenze e nuove professionalità” che si è tenuto nell’ambito di Ro.Me - Museum Exhibition, affrontando proprio il tema delle competenze per il patrimonio culturale, analizzando le prospettive partendo da un nuovo quadro europeo. 

Su questo la Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali sta avviando una ricerca per capire come declinare le raccomandazioni espresse dalla Commissione in ambito europeo a partire dal 2014, ma soprattutto con l’Anno europeo del patrimonio culturale. “E’ infatti ormai consolidata in Europa - spiega d'Orsi ad AgCult - la percezione del potenziale occupazionale del patrimonio culturale ancora inesplorato. Per svilupparlo nel modo più adeguato è necessario intercettare appunto le raccomandazioni definite in ambito Ue. In particolare, un documento del 2019 che spiega come sia necessario che i professionisti e anche tutti gli stakeholder che prendono decisioni sul patrimonio culturale dispongano delle competenze tradizionali ed emergenti per farlo”.

 

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