Si è tenuto nell’ambito della giornata conclusiva di Ro.Me Museum Exhibition, la manifestazione sui musei, sui luoghi e le destinazioni culturali che si è tenuta alla Fiera di Roma, il panel “Formazione, lavoro e carriere” incentrato sulle nuove professioni dei beni culturali. 

L’aumento dell’uso delle nuove tecnologie nel settore culturale ha modificato infatti mestieri esistenti portando alla nascita di nuove professioni con competenze specifiche. Negli ultimi decenni si sono delineate professioni che hanno posto al centro del loro operato la crescita e lo sviluppo culturale della comunità: dall’animatore culturale al mediatore culturale, dal cultural planner al manager culturale e all’audience developer. Comune denominatore di queste professioni è il pubblico: il pubblico da trovare, da inventare, da formare, da sostenere, da incontrare. 

Nel corso del panel, università e aziende del settore si sono quindi confrontate sulle finalità, i metodi, gli strumenti e le azioni di queste nuove professioni nate per raggiungere tali obiettivi.

“È stato importante incentrare il discorso soprattutto sulla parte dell’applicazione pratica delle politiche del lavoro, perché la sensazione è che in questo momento ci sia una forte investimento da parte dell’Accademia sulla formazione, con un'offerta molto ampia che riguarda anche aspetti specifici come la formazione in campo tecnologico e digitale; è però necessario andare a capire come questa formazione così professionalizzante abbia una ricaduta nel lavoro vero e proprio”, ha sottolineato Alessandro Garrisi, presidente dell’Associazione nazionale archeologi (Ana), intervistato da AgCult a margine del panel. 

“Per esempio – ha evidenziato - nella regione Lazio ci sono delle difficoltà concrete nel l’assorbimento di queste professionalità, in termini di lavoro, di retribuzione, tutta una serie di problematiche che vanno affrontate in una maniera un po’ più completa di quanto e stato fatto fino adesso”.
 

 

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