Con il terzo nuovo numero di Letture Lente, proseguiamo il viaggio di approfondimento della “Cultura” in trasformazione e trasformativa, propulsore di cambiamento.

Ed è proprio Ulisse - l’archetipo del viaggiatore - a inaugurare questa nuova raccolta di articoli. “Il ritorno a casa degli Ulissi - Le professioni al tempo della rigenerazione urbana” (Pacini Editore), volume corale a cura di Luca Bizzarri e recensito per noi da Giancarlo Sciascia, restituisce attraverso undici storie la trasformazione dei profili dei professionisti culturali che escono da definizioni standard, meticciando saperi (“l’indisciplina”), ampliando, trasversalmente, lo spettro delle competenze, cooperando per il ri-disegno del futuro di territori di margine che si fondano sulla co-creazione di comunità, in quel terzo paesaggio di cui ci parla Gilles Clément. Modi di abitare i contesti, creare connessioni, inimmaginabili dieci anni fa, resi possibili da background delle generazioni Erasmus, che con capacità d’ascolto, sensibilità sociale e culturale,  flessibilità, ritornano (“i ritornanti”)  spesso a casa dopo anni di peregrinazione, ricchi di esperienze. Di (nuove) professioni ci parla anche il prof. Maurizio Busacca nella sua recensione del volume "Artigiani dell'Immaginario" (Mimesis Edizioni) di Agostino Riitano che, a partire dalla propria  personale esperienza, traccia il profilo di una nuova comunità di innovatori sociali e culturali “al lavoro per modificare il mondo”. Cambia il modo di stare nel lavoro, con professioni che si sono “allargate” per stare nel flusso del cambiamento. Profili che ancora l’alta formazione non offre, con partenze plurime - umanisti, economisti, informatici, geografi, architetti... - e che, nella ricca continua ricerca di soluzioni sostenibili di sviluppo sociale ed economico, lavorano fuori dai sylos per abitare la complessità multidimensionale e compensare lo sgocciolamento nella fiducia delle istituzioni. Si tratta di grandi operazioni culturali, di contaminazione e contagio anche del mainstream; di una grande trasformazione, per citare l’economista Polanyi, figlia delle trasformazioni globali, accelerazioni a cui siamo impreparati, in cui ognuno di noi è immerso e di cui ognuno di noi è interprete. 

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Pressioni endogene ed esogene. Riforme di natura giuridica in corso potrebbero avere presto importanti impatti, anche in termini di competenze nel mondo della Cultura. La riforma del sistema culturale del 2014 - che ha conferito maggiore autonomia organizzativa e gestionale ad alcuni musei statali italiani - seppur con le sue lacune (“un testo senza contesto” era stata definita da autorevoli commentatori) è stata senz’altro dirompente. L’analisa economica effettuata da Bankitalia si focalizza sull’impatto positivo sul numero dei visitatori paganti dei musei statali, ma Massimiliano Zane che la commenta ci suggerisce prospettive di lettura critiche, con domande che esulano dallo studio  ma che sono centrali per leggere i fenomeni. Un impatto ancora sottovalutato è quella della Riforma del Terzo Settore, come spiegano Stefano Consiglio e Marco d’Isanto riflettendo sulle Fondazioni culturali, sull’opportunità di adozione di modelli giuridico “elastici” e dei loro riflessi in termini di nuovi benefici fiscali.

Sviluppo sostenibile, economia circolare, cambiamento climatico e sostenibilità ambientale e sociale restano però i temi più caldi nel dibattito inerente il patrimonio culturale – che ha un riflesso sulla generazione di nuove competenze, ma soprattutto sull’orientamento delle strategie e delle stesse missioni delle realtà culturali. Un peso che va ben oltre singole epifaniche operazioni, spesso autoassolutorie. Lo racconta il progetto “CLIC − Circular models Leveraging Investments in Cultural heritage adaptive reuse”, finanziato dal programma “Horizon 2020” che “ha individuato il patrimonio culturale come campo di sperimentazione per modelli innovativi di finanziamento, di business e di governance in grado di promuovere e abilitare il riuso del patrimonio culturale nelle città e nei paesaggi culturali europei, nella prospettiva dell’economia circolare come modello di sviluppo sostenibile”, commentato da Maria Elena Santagati. Il libro di Michela Rota “Musei per la sostenibilità integrata” (Editrice Bibliografia), presentato dalla stessa autrice, invita a partire dal self assessment, dal green management al bilancio sociale – per sollecitare le potenzialità dei musei nel “ruolo di “attivatori” di consapevolezza in merito alle sfide in atto, e di potenziali changemaker rispetto ai comportamenti individuali e alle scelte collettive”. Una proattività che si legge anche nella trasformazione del turismo, sempre più esperienziale, che coinvolge le comunità, gli ecosistemi territoriali, come ci racconta Emanuela Gasca, e che viene chiamata in causa anche in merito alla valorizzazione delle dimore storiche europee – un patrimonio immenso che viene per la prima volta portato alla luce e “guidato” in termini di scelte gestionali strategiche da uno studio della Commissione europea, di cui ci racconta Erminia Sciacchitano.

A queste challenges fa eco la vision di André Wilkens, ascoltato da Vittoria Azzarita. Il  neo Direttore della European Cultural Foundation - organizzazione filantropica che da 65 anni si occupa di inclusione - senza tessere elogi alla crisi sottolinea l’opportunità che le istituzioni culturali hanno di lavorare insieme, in questo nostro tempo di profonde diseguaglianze, per promuovere innovazione civica “we need to work together to get Europe back on track and to make Europe a better place through culture in a wider sense”, secondo la nuova strategia della Fondazione espressa nello slogan “Democracy needs imagination”. A questa segue una call to action, raccolta in un Manifesto appena presentato, che noi sottoscriviamo con entrambe le mani.

Catterina Seia e Valentina Montalto

 

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