Quanto spazio occupano i titoli stranieri nei cataloghi degli editori e sugli scaffali delle librerie? In base a cosa si stabilisce il valore culturale di un libro? E il suo valore economico? A queste e altre domande cercherà di dare una risposta il panel “Cultura in traduzione: quanto costa e quanto vale? Verso una produzione etica e sostenibile” che si terrà venerdì 6 dicembre dalle 15 alle 17 a Roma nell’ambito della fiera “Più Libri Più Liberi”. Domande fondamentali nel quadro di una fiera del libro che quest’anno ha come motto proprio “I confini dell’Europa”, confini che, a livello mondiale, la traduzione contribuisce da sempre ad abbattere.

La percentuale dei libri tradotti in italiano continua a essere troppo bassa, e lo stesso vale per i compensi dei traduttori editoriali. Questi i punti chiave da cui muove l’incontro promosso da StradeLab – l’associazione culturale che integra il lavoro di Strade, sezione traduttori editoriali di Slc-Cgil.

Interverranno la capogruppo dem in commissione Cultura della Camera, Flavia Piccoli Nardelli, Nicola Genga (Centro per il libro e la lettura), Giovanni Peresson (ufficio studi Associazione Italiana Editori), Sante Bandirali (casa editrice Uovonero, consigliere Associazione Editori Indipendenti), Cristina Marino (Rizzoli), Paola Del Zoppo (Del Vecchio Editore), Daniele Petruccioli (traduttore), Vera Gheno (autrice), Anna Parisi (Associazione Librai Italiani), Teresa Porcella (Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi). Modera Simone Buttazzi.

“Questo è un mestiere che rischia di ridursi a mero hobby o semi volontariato, ed è quello che come Strade vogliamo evitare”, ha sottolineato Buttazzi in un’intervista a Radio Popolare. “Più o meno da dieci anni l’editoria italiana ha scelto di puntare di più sugli autori italiani e questo ha portato a un taglio delle traduzioni, che hanno un costo superiore. Per questo abbiamo lanciato la campagna permanente #miseriaetraduzione che mette al centro i compensi dei traduttori. Il lavoro è sottopagato e molti colleghi devono cambiare lavoro”, denuncia Buttazzi. 

L’INCONTRO

Secondo il rapporto AIE 2019, a fronte di un aumento del fatturato e delle copie vendute i libri in traduzione si attestano sul 13,5 per cento di tutto il pubblicato, quando negli anni Novanta la percentuale era rimasta stabile intorno al 25 per cento e nel 2003 era ancora del 24 per cento. Dati allarmanti, ai quali se ne aggiunge un altro: la riduzione dei titoli stranieri è proporzionale al reddito dei traduttori, che all’apice della carriera stentano a guadagnare 15.000 euro lordi l’anno.

Con la tavola rotonda “Cultura in traduzione: quanto costa e quanto vale?” Strade intende mettere a confronto le componenti della filiera per ragionare, insieme a rappresentanti politici e istituzionali, su un fenomeno che richiede soluzioni urgenti e concrete, in assenza delle quali la figura professionale del traduttore di libri rischia di scomparire insieme al suo bagaglio di competenze specifiche.

LA DENUNCIA

Il traduttore editoriale lavora in regime di diritto d’autore. La legge 633/41 inserisce le traduzioni tra le opere protette dal diritto d’autore. Perciò una traduzione editoriale non si “vende”: il contratto di edizione regolamenta la cessione dei diritti di utilizzazione economica (patrimoniali), mentre i diritti alla paternità e dall’integrità dell’opera (morali) sono inalienabili e non possono essere ceduti.

“Numerosi contratti proposti da committenti grandi e piccoli – si denuncia - non rispettano gli standard minimi di equità e violano la normativa: impongono condizioni stabilite arbitrariamente dall’editore, ignorano i diritti morali del traduttore nel processo di revisione, prorogano con clausole illegittime la durata della cessione, inseriscono previsioni aleatorie sul pagamento, ecc. Per questo Strade ha elaborato un contratto modello, scaricabile dal sito www.traduttoristrade.it”.

“Il traduttore editoriale è pagato a cottimo: vale a dire per ogni volta che batte un dito su un tasto. L’unità di misura è la cartella da 2000 battute, ma i tempi di produzione possono variare molto perché molti sono i passaggi che la cartella subisce fra la prima stesura e la versione definitiva, fra ricerche, limature e riletture prima e dopo la revisione in casa editrice. Mediamente, si dice, occorre un’ora per produrne una “finita” (cioè pronta per la consegna), ma talvolta è impossibile tradurne più di tre al giorno. Il traduttore, inoltre, non consegna una traduzione sfruttabile per una sola edizione o in un unico modo, ma spesso cede anche i diritti secondari: ecco perché il suo compenso dovrebbe retribuire sia il lavoro, sia il godimento dei diritti ceduti, cosa pressoché impossibile senza la previsione di royalty accanto alla cifra a cartella nei contratti di edizione di traduzione”.

“I compensi variano a seconda della combinazione linguistica: le traduzioni da inglese, francese, tedesco e spagnolo sono quelle pagate meno, ma in Italia i compensi sono fra i più bassi d’Europa, e non sono previste royalty. Il reddito annuo medio di un traduttore d’esperienza si aggira intorno ai 15.000 euro lordi. Si contano sulle dita i traduttori editoriali che possono avvicinarsi ai 2.000 euro lordi al mese (1.700 netti): si parla di professionisti con almeno trent’anni di lavoro alle spalle, e che traducono da lingue parlate in paesi dove la traduzione editoriale usufruisce di un sostegno che in Italia ci sogniamo”.

“Nessuna tutela è garantita: neppure il diritto di invecchiare e di andare in pensione, dato che per la cessione dei diritti patrimoniali non è previsto il versamento di contributi previdenziali. D’altronde, il reddito medio basta a malapena a garantire la sussistenza e non consente di stipulare polizze assicurative private. Anche la mancata corresponsione di royalty impedisce ai traduttori di godere di un0integrazione al reddito costante nel tempo”.

 

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