Bene l’estensione dell’autonomia a musei di territori non ancora coinvolti, ma resta apparentemente irrisolto il nodo di come sostenere l’azione del 90% non autonomo dei Musei Statali. E ancora: bene le nuove soprintendenze. Ma in generale, c’è il rischio che tutto ciò resti sulla superficie dei problemi se non sarà accompagnato da un importante investimento in termini di assunzioni, in modo da sostenere realmente un’operazione che vorrebbe essere di potenziamento territoriale. È l’opinione dell’Associazione Nazionale Archeologi (ANA) che dà, nel complesso, un giudizio positivo della nuova riorganizzazione del Ministero presentata dal ministro Dario Franceschini anche se lamenta uno scarso coinvolgimento delle “associazioni di categoria nel processo di riorganizzazione di un ministero che, avendo nel servizio offerto ai cittadini una delle sue principali e più importanti missioni, si sarebbe certamente potuto giovare del contributo di conoscenza ed esperienza di quei cittadini e lavoratori che dei servizi offerti dal ministero sono i diretti fruitori”.

UNA RIORGANIZZAZIONE A TUTTO CAMPO

Il primo aspetto che emerge da un’analisi del materiale diffuso in anteprima, è una volontà di intervenire ad ampio raggio su tutte le aree operative del ministero, a cominciare dalla rientrata attività legata al turismo, che vale il ritorno della lettera T nell’acronimo MiBACT.

Non è un caso che dei quattro obiettivi dichiarati (tutti molto generici), proprio il primo sia un’intenzione di rafforzamento e integrazione del turismo con le politiche culturali: obiettivo condivisibile, ma che non sarà semplice convertire in realtà. Per perseguire quanto dichiarato, infatti, occorrerebbe innanzitutto capire meglio quali sono le politiche culturali che il Ministro intende sviluppare: ma questo non è del tutto chiaro. Se ad esempio è chiarissimo l’intento di spingere con decisione sul tema della valorizzazione in chiave autonomistica (sette nuovi parchi e musei autonomi ai quali si aggiungono tre istituzioni alle quali l’autonomia era stata revocata dal precedente ministro), e questo ben si lega ad un’integrazione con le politiche del turismo, altri aspetti (in special modo quelli della tutela) per quanto apprezzabili non sembrano rispondere ad una pianificazione politica ma a logiche, legittime, di riequilibrio interno.

Lo stesso Ministro Franceschini ad esempio afferma che la nuova Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle provincie di Imperia e Savona provvede a riequilibrare “il rapporto tra centro e periferia, aumentando le strutture e i presidii territoriali in base a parametri demografici e a dati amministrativi in modo da garantire un servizio efficace ed efficiente”. Diciamo subito che l’operazione in linea di principio ci convince: proprio la Liguria è una di quelle regioni che maggiormente soffrivano l’esistenza di una soprintendenza unica regionale, in particolare per la gestione della provincia di Imperia. Un’area peraltro che ha mostrato negli anni, e soprattutto nell’ultimo decennio, tutta la sua fragilità territoriale e infrastrutturale, e che quindi ben potrà giovarsi di una soprintendenza localizzata. Ma questa operazione (come molte altre previste dal nuovo regolamento) andrà certamente accompagnata da un corrispondente impegno di personale, ipotesi che ci sembra percorribile solo attraverso un piano di nuove assunzioni. Altrimenti, dividere semplicemente in due il personale dell’attuale SABAP di Genova renderà monca questa innovazione.

SOPRINTENDENZA PATRIMONIO SUBACQUEO

Più di visione è la creazione di una “Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo”, con sede a Taranto e centri operativi a Napoli e Venezia. Ha suscitato non poche perplessità la scelta di Taranto come sede centrale della Soprintendenza, ma la spiegazione del ministro con la volontà di investire su un territorio che ha bisogno di più forza appare tutto sommato convincente. E’ una bella scommessa, e se servirà a potenziare un aspetto, quello subacqueo, della ricerca e della tutela archeologica che dalla morte di Nino Lamboglia ha visto un progressivo declino (soprattutto rispetto al contemporaneo sviluppo in altri paesi come la Francia e la Spagna), allora ne sarà sicuramente valsa la pena. Claudia Pizzinato, Rappresentante dell’ANA in Triveneto, esprime soddisfazione per “un intervento dedicato all’archeologia subacquea di cui da tempo si avvertiva la necessità, date le peculiarità scientifiche e metodologiche della disciplina, ben diversa dall’archeologia “a terra”. Proprio per la particolarità della materia”, prosegue Claudia Pizzinato, “auspichiamo che la guida della nuova Soprintendenza (Taranto) e degli uffici operativi ad essa collegati (Napoli e Venezia) sia affidata ad archeologi dotati delle necessarie competenze, capacità ed esperienza. Auspichiamo inoltre un futuro potenziamento dell’ambito dell’archeologia subacquea con uno o più uffici operativi che possano coprire le aree del nord-ovest, in particolare le regioni Liguria, Toscana e Sardegna (senza dimenticare i bacini interni dell’area piemontese e lombarda), forse un po’ penalizzate dall’attuale divisione territoriale”.

LE NUOVE SOPRINTENDENZE

La creazione di sette nuove Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio e tre Soprintendenze Archivistiche e Bibliografiche è accompagnata dalla volontà di potenziare le funzioni di tutela e di incrementare i presidii sul territorio. “Ci sembra di poter dire che queste sette nuove strutture rispondano soprattutto all’esigenza di un migliore controllo del territorio in senso geografico (nel caso ad esempio delle SABAP Imperia-Savona e Cosenza) e demografico (SABAP Viterbo-Rieti-Etruria Meridionale): in questo caso il potenziamento quindi è soprattutto una correzione della precedente struttura, il che è comunque positivo”.

“La scelta di Cosenza assume ancora maggiore rilevanza in questo momento storico nel quale lo Stato ha deciso di affrontare con decisione il problema delle archeomafie, purtroppo di grande attualità proprio in Calabria nelle ultime settimane”, commenta Mariangela Preta, ANA Calabria. “Costituire un nuovo presidio va nella direzione di una presenza dello Stato più forte lì dove serve, a tutela del nostro patrimonio archeologico e delle nostre eredità culturali”.

L’investimento sulla tutela dei territori è evidentemente importante nella ridefinizione dell’assetto del Ministero, ma proprio nel merito della redistribuzione territoriali delle soprintendenze laziali “desta qualche preoccupazione il nuovo scambio di competenze territoriali che ridisegnano nuovamente uffici e responsabilità”, afferma Carlotta Bassoli, Presidente ANA nel Lazio. “Ma lascia perplessi anche la divisione dei poli museali nel Lazio, che saranno due: un polo romano e un polo laziale. Speriamo ci sia l’intenzione di dare dignità ai numerosi musei sparsi sul territorio laziale, sofferenti spesso nella gestione degli enti locali (talvolta addirittura chiusi al pubblico), e non quella di creare un polo subalterno a quello della capitale, che ha in dote musei molto più strutturati e avviati”. 

LE AUTONOMIE DEI MUSEI

Sul tema delle autonomie merita un approfondimento“il ripristino dello status autonomo del Museo di Villa Giulia e del Parco dell’Appia Antica. Osserviamo favorevolmente l’autonomia dei musei che crea enti dotati di una propria struttura con bilancio autonomo che, in presenza di una gestione virtuosa, potrebbero contribuire a rafforzare l’ambito dell’offerta lavorativa nel campo dei beni culturali. Nello specifico delle due istituzioni romane, la precedente esperienza di autonomia ha avuto maggiore successo con Villa Giulia, con un generale svecchiamento della realtà museale apprezzabile sia nei nuovi allestimenti che nell’offerta al pubblico; minore riscontro, sia in termini di offerta che di valorizzazione, c’è stato per il Parco dell’Appia Antica, per il quale sarebbe opportuno procedere all’ampliamento delle sue competenze territoriali oltre i confini del Comune di Roma, per svolgere così finalmente una reale azione di tutela e valorizzazione di tutti i territori toccati dalla Regina Viarum”.

Nelle slide presentate dal Ministero una serie di dettagli consente di evidenziare “un marcato richiamo alla stagione riformista dei governi 2013-2018 (Ministri Bray e Franceschini), e una conseguente volontà di proseguire su un percorso che aveva subito un’interruzione con i 12 mesi del Ministro Bonisoli”. Per quanto Franceschini abbia infatti dichiarato che così come il regolamento di Bonisoli non era una controriforma, questo nuovo regolamento non costituisce una “controriforma della controriforma”, è abbastanza evidente che “della ristrutturazione di Bonisoli non resterà molto, mentre riprende il percorso riformista abbandonato un anno fa”. L’idea la danno soprattutto i nuovi poli autonomi, che intervengono in territori nuovi e da conquistare alla valorizzazione in chiave autonomistica: è il caso per esempio del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Nazionale di Matera, del Parco Archeologico di Sibari, del Museo Nazionale d’Abruzzo. “Una scommessa interessante, quella di Sibari”, commenta Cristiana La Serra, ANA Calabria. “Il parco ha potenzialità enormi, al livello dei grandi parchi nazionali più famosi, ma anche problemi di gestione difficili da affrontare senza le risorse adeguate, con esigenze di personale molto alte e una fragilità idrogeologica da affrontare con costi davvero molto alti. Vincere questa scommessa costituirebbe un grande risultato per la Calabria e per il patrimonio nazionale”. 

Insomma, il potenziamento dei territori in tema di valorizzazione è evidente, e non stupisce affatto se valutato alla luce del rapporto diffuso dal MiBACT nel mese di ottobre “Cultura: leva strategica per la crescita del Paese”. Quando si rileva che in Italia esistono 358 Musei Statali, di cui 32 autonomi e 326 dei Poli Museali, ma che i 32 autonomi attraggono il 58% dei visitatori e generano l’87% dei proventi complessivi di tutti e 358 i Musei Statali, non serve un interprete per capire la logica dietro all’investimento che vuole fare il Ministero. Non a caso il quotidiano “Repubblica” di oggi, rispetto all’istituzione della Pinacoteca Nazionale di Bologna in museo autonomo, titola “La Pinacoteca sale in serie A”: vox populi, vox Dei.

Interessante l’opinione di Ivan Lucherini, Presidente ANA in Sardegna, sul progetto di autonomia per il Museo di Cagliari: “Il museo Archeologico Nazionale di Cagliari rappresenta idealmente la porta culturale dell’isola”, afferma Lucherini. “Al suo interno sono custoditi reperti e collezioni di enorme valore che raccontano la millenaria storia della Sardegna. Citare, fra le tante, le statue di Mont ‘e Prama e la stele di Nora significa ricordare le radici delle civiltà che hanno vissuto e prosperato in questa parte di Mediterraneo. Nonostante gli enormi sforzi compiuti nel recente passato dalla Soprintendenza di Cagliari e Oristano prima, e dal Polo Museale poi, non si può negare che attualmente le raccolte e il percorso di visita risentano di una concezione “antica” dell’essere museo, didascalica e soprattutto poco attenta alla divulgazione verso un pubblico vasto. La nuova proposta di renderlo autonomo, se si collocasse in una visione ampia di trasmissione della cultura, soprattutto verso gli eredi stessi di quella cultura, e nel rispetto del concetto di valorizzare, con la sua attività, le radici profonde di quest’isola, sarebbe ovviamente un buon passo avanti. Occorre, insieme all’autonomia gestionale, una progettualità moderna e attenta ai nuovi linguaggi di divulgazione. La scommessa sulla riuscita di tale riforma, risiede proprio in questo assunto”. 

"Occorre ricordare che una delle principali criticità delle riforme di Franceschini nei suoi due precedenti mandati, fu la grave difficoltà dei Musei Statali non autonomi per i quali la mancanza di investimenti adeguati ha 
significato l’impossibilità di svilupparsi al pari delle altre istituzioni museali”, dichiara Oriana Cerbone  Vicepresidente Nazionale di ANA, che prosegue: "Non è chiaro, osservando il nuovo regolamento, come il ministero voglia operare per invertire la rotta e, soprattutto, “se” in assoluto voglia farlo: sarebbe certamente un’occasione sprecata lasciare che tutto rimanga tale e quale ad oggi, viste le potenzialità dei Musei Statali. così come dell’ancora più capillare patrimonio museale diffuso".

ATTENZIONE ALLA CAPITALE

Attenzione particolare nel nuovo regolamento anche per la Capitale, già fortemente potenziata negli anni scorsi. L’inversione di rotta rispetto a Bonisoli si misura nella ricostituzione in forma autonoma del Parco dell’Appia Antica e del Museo Nazionale di Villa Giulia. A queste misure si accompagnano l’istituzione in forma autonoma del Museo del Vittoriano e Palazzo Venezia e la creazione di una nuova “Direzione dei Musei Statali della Città di Roma”, che avrà autorità su siti del calibro di Castel Sant’Angelo e Pantheon. 

DIREZIONE SICUREZZA DEL PATRIMONIO

Interessante infine per Ana la nuova Direzione Generale per la Sicurezza del Patrimonio Culturale: il fine è evidente e certamente non va spiegato quando proprio in queste settimane ingenti sono stati i danni al nostro patrimonio a causa di fenomeni meteorologici avversi (ma vale anche per terremoti, incendi, etc…, tutte situazioni endemicamente complicate in un territorio fragile come quello italiano). Il Ministro Franceschini ha evidenziato la necessità di avere una struttura deputata all’intervento in situazioni di crisi senza incertezze sugli ambiti di competenza: questa sarà probabilmente la maggiore difficoltà che dovrà affrontare l’implementazione di questa nuova struttura dirigenziale, la perimetrazione delle competenze. 

Da questa prima presentazione, il nuovo regolamento di Franceschini non presenta novità eclatanti rispetto al passato, il che costituisce contemporaneamente un valore in positivo e in negativo. La sensazione è che ci sia un tentativo di innovare fortemente rispetto alle politiche di valorizzazione (che è la parte economicamente più appetibile delle politiche del MiBACT), mentre tutto ciò che riguarda la tutela resta sostanzialmente immutato (con dei trasferimenti di competenze da un ufficio ad un altro, che non cambiano la sostanza della questione). 

"Sarebbe opportuno però che il Ministro Franceschini considerasse che tra le missioni del ministero che conduce c’è anche, se non soprattutto, quella di offrire dei servizi ai cittadini, ampia categoria nella quale vanno compresi i lavoratori. Il ministero può essere riorganizzato, smontato e rimontato ad oltranza, ma se questo non servirà a migliorare il servizio offerto ai cittadini, tutto sarà stato vano e culturalmente sterile" - dichiara Alessandro Garrisi Presidente Nazionale di ANA, che prosegue: "Da archeologi quindi dobbiamo chiederci quali ricadute avrà sul nostro lavoro una riorganizzazione come quella proposta. La risposta a questa domanda è difficile, perché la professione dell’archeologo oggi è molto diversa dal passato. Il punto di vista di un archeologo interno al MiBACT non sarà necessariamente lo stesso di chi invece lavora in forma autonoma, singola o in società, e questo lo si è ben visto dal serrato confronto che in questi ultimi anni si è sviluppato nel dibattito tra i diversi attori del settore".

GLI ARCHEOLOGI

Ci sono aspetti molto pratici che competono agli uffici periferici del ministero, che impattano su ambiti critici della professione dell’archeologo: l’accesso agli archivi, ad esempio, o l’accesso ai depositi. Le precedenti riforme di Franceschini in alcuni casi avevano facilitato il lavoro ai professionisti (per esempio nell’unificazione delle soprintendenze), mentre in altri il lavoro ne era uscito peggiorato se non addirittura bloccato (ad esempio nella spartizione dei depositi tra Soprintendenze e Poli Museali). Ma l’aspetto dell’unificazione delle soprintendenze, che aveva risolto un problema ai professionisti autonomi, ne aveva creato altri per gli archeologi all’interno delle soprintendenze. 

Una delle critiche rivolte alle passate riforme di Franceschini è stata quella di non aver condiviso il progetto riformista con gli attori interessati dallo stesso, procedendo con una superficialità rispetto alla complessità della materia che ha portato qualcuno a ipotizzare l’assenza di una vera e propria “consapevolezza culturale” dei problemi. 

MISURARE LA RIFORMA SULLA DISTANZA

In questo senso, questo nuovo regolamento (esattamente però come quello di Bonisoli in precedenza) sembra ripetere gli errori del passato, vedendo la luce senza un reale confronto con le associazioni di categoria, che forse qualche indicazione avrebbero potuto darla al Ministro per provare a migliorare la situazione in una direzione utile a tutti i fruitori dei servizi del suo ministero.

“Giudicheremo gli effetti della riforma sulla distanza, provando a correggere in itinere quelle criticità che dovessero emergere o confermarsi rispetto al passato” conclude il Presidente dell’ANA Garrisi. “Nell’ottica della prosecuzione di un percorso riformista portato avanti tra 2013 e 2018, è apprezzabile l’estensione dell’esperienza autonomistica a musei e parchi di territori non ancora coinvolti, ma resta apparentemente irrisolto il nodo di come sostenere l’azione del 90% non autonomo dei Musei Statali, che negli ultimi anni ha patito enormi difficoltà gestionali che hanno impedito in molti casi qualsiasi forma di sviluppo. L’istituzione di sette nuove Soprintendenze Archeologie Belle Arti e Paesaggio va certamente salutata con favore dato che permette un migliore controllo del territorio, soprattutto in aree per diversi motivi particolarmente critiche. Va detto però che tutto ciò rischia di restare sulla superficie dei problemi se non sarà accompagnato da un importante investimento in termini di assunzioni, in modo da sostenere realmente un’operazione che vorrebbe essere di potenziamento territoriale. Dispiace infine che non siano state coinvolte le associazioni di categoria nel processo di riorganizzazione di un ministero che, avendo nel servizio offerto ai cittadini una delle sue principali e più importanti missioni, si sarebbe certamente potuto giovare del contributo di conoscenza ed esperienza di quei cittadini e lavoratori che dei servizi offerti dal ministero sono i diretti fruitori”.

 

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