Il Ministero dei Beni culturali spieghi “quali provvedimenti intenda assumere in merito al caso dell’Apollo ‘pompeiano’” e “per ripristinare la legalità e un minimo di lealtà reciproca” nei rapporti tra l’Italia e la Francia. Lo chiede la senatrice Margherita Corrado (M5S), membro della commissione Cultura di Palazzo Madama, in un’interrogazione rivolta al titolare del Mibact, Dario Franceschini. 

“Il 5 novembre – ricorda Corrado - il museo parigino del Louvre ha lanciato, anche mediante i suoi canali social ufficiali, la decima campagna di raccolta fondi ‘Tous Mécènes!, chiamata ‘Mission Apollon. Aidez le Louvre à faire entrer ce trésor national dans ses collections”. L’iniziativa punta ad accumulare, entro il prossimo 28 febbraio, “offerte da 5 euro mediante sms e da 50, 150, 500, 1500 o più euro mediante carta di credito, fino a un minimo di 800.000 euro, da parte di mecenati che vogliano contribuire all’acquisto in atto di una scultura in bronzo del II-I sec. a.C. oggi esposta alla ‘Galerie Daru’, alta cm 68 e raffigurante un Apollo stante, nudo, nell’atto di suonare la cetra (perduta)”.

"Se l’origine del capolavoro messo in vendita per 6,7 milioni di euro (di cui 3,5 offerti dalla Société des Amis du Louvre) è oggettivamente dubbia – sottolinea Corrado -, sia nel sito web del Louvre che in quello degli ‘Amis du Louvre’ si legge che la statuetta è un ‘trésor national’ proveniente da Pompei”. La scultura, insomma, parrebbe provenire dai dintorni di Pompei, e pare “sia stata rinvenuta negli scavi condotti illegalmente a fine XIX-inizio XX secolo in una delle villae vesuviane”.

“Nel 2017, la statua è stata dichiarata dalla Francia ‘trésor national’ solo a motivo della sua documentata permanenza nel Paese per poco meno di un secolo, ragione addotta anche per dare maggior forza alla volontà del Louvre di assicurarla alle proprie collezioni”, rimarca Corrado che aggiunge: “Nella suddetta vicenda si rileva un’imbarazzante unilateralità nella vantata ‘amicizia’ italo-francese, risolta sempre a detrimento degli interessi nazionali, come dimostrò il caso, ormai datato, della commode settecentesca uscita dall’Italia per impreziosire il Museo di Versailles nonostante fosse vincolata e l’ufficio esportazione del Mibact avesse dato parere contrario”.

Corrado chiede quindi a Franceschini se “abbia richiesto l’ostensione o sia comunque a conoscenza dell’esistenza di un permesso di esportazione grazie al quale l’opera sia uscita legalmente dal nostro Paese per entrare in Francia”. E “se, in caso di assenza del suddetto permesso, non ritenga che la bimillenaria presenza della statua di Apollo citaredo in Italia legittimi il nostro Paese, ben più dei francesi, a considerare l’opera patrimonio della nazione e ad adoperarsi fattivamente sia perché la proprietà italiana venga riconosciuta dai Transalpini sia per rientrarne in possesso”.

La senatrice M5S domanda al titolare del Mibact “se non colga un fondo di malafede nell’operazione avviata dal Louvre, dal momento che la Francia, ratificata la convenzione Unesco di Parigi del 1970 solo a distanza di quasi trent’anni (1997), si è ben guardata dall’applicare al caso di specie l’art. 15 della suddetta convenzione, cioè la possibilità di accordi speciali tra Paesi per la restituzione di beni culturali esportati illecitamente prima del 1970”. E “se non reputi censurabile l’agire del Museo del Louvre, istituzione con fini dichiarati di ricerca, conservazione ed esposizione ma disposta a macchiarsi del reato di ricettazione (prescritto) acquistando un reperto che sa essere entrato in Francia illegalmente, sia pure un secolo fa, proprio come negli anni ’80 e ’90 risulta averne acquistati da un noto trafficante italiano”.

Per questo Corrado chiede al ministro dei Beni culturali “se non ritenga doveroso chiedere conto ai francesi dell’incoerenza dimostrata ignorando bellamente le conseguenze della notoria provenienza italiana dell’Apollo citaredo mentre, proprio in forza del citato art. 15 della Convenzione di Parigi, hanno restituito beni culturali di assai più alto valore, entrati nel Paese ben prima del 1970, a Stati africani come l’Egitto dei quali, evidentemente, intendevano assicurarsi il favore o farsi perdonare antichi peccati”.


 

 

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