L’approvazione della legge per la promozione della lettura slitterà con ogni probabilità al 2020. Quello che sembrava già scontato visti gli impegni del Senato legati alla sessione di bilancio, viene confermata dallo stesso ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Che il ddl possa essere approvato “entro la fine dell’anno mi pare difficile, visto l’impegno del Senato con la Legge di Bilancio” ha detto Franceschini ad AgCult a margine dell’audizione in Commissione Cultura alla Camera sulla riorganizzazione del ministero. Il ministro però ribadisce “la necessità di fare in fretta” a Palazzo Madama. Ma c’è un punto della legge su cui il ministro vuole ora raccogliere il punto di vista delle forze politiche rappresentate al Senato: la riduzione al 5% del tetto allo sconto applicabile sui libri. Una misura che ha già alimentato un intenso confronto in sede di prima lettura alla Camera.

“Io sono dell’opinione di fare in fretta - ha aggiunto Franceschini - e voglio registrare la volontà dei gruppi parlamentari, che è stata quasi unanime in sede di approvazione alla Camera, sull’unico tema rimasto ancora aperto che è la misura dello sconto. Io ovviamente mi atterrò alla volontà parlamentare”.

L’ITER DELLA LEGGE

Il provvedimento è stato approvato a metà luglio da Montecitorio senza nessun voto contrario e con l’astensione di Forza Italia. È stato trasmesso al Senato il 18 luglio e assegnato alla Commissione Cultura il 23 luglio. L’esame a Palazzo Madama è cominciato effettivamente il 23 ottobre. 

Il testo, a prima firma Flavia Piccoli Nardelli (Pd), è frutto della sintesi di altre proposte di leggi provenienti da vari gruppi parlamentari: due di Fratelli d’Italia, una della Lega e una di Forza Italia, oltre ad aver accolto per tramite della relatrice Alessandra Carbonaro (M5S) anche alcuni spunti dell’allora ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. Un testo condiviso quindi. Che nella sua genesi ha raccolto l’approvazione di gran parte dei soggetti coinvolti. Un unico punto ha fatto veramente discutere, soprattutto per la contrarietà dell’Associazione Italiana Editori (Aie) che, anche pubblicamente, non ha nascosto di non condividere l’impostazione della legge su questo tema.

 

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