Verrà presentato giovedì a Genova il volume “L’abbazia di San Giuliano a Genova” a cura di Cristina Bartolini. Da decenni l’abbazia di San Giuliano, a Genova, è oggetto di studi, ricerche, progetti e interventi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Alcuni anni fa, il progetto di un volume su questo straordinario manufatto architettonico amato dai genovesi e dai turisti ha finalmente preso forma e il suo risultato sarà presentato nel corso di un incontro aperto al pubblico, all’interno dell’abbazia di San Giuliano.

Alla sua realizzazione hanno partecipato attivamente studiosi, professionisti, tecnici del Ministero, architetti, ingegneri, archeologi, storici dell’arte, paleontologi, archivisti, bibliotecari, ecc. A Genova, l’abbazia di San Giuliano costituisce un manufatto simbolo nel panorama del levante cittadino. La sua storia lunga più di otto secoli inizia nel XIII secolo con la fondazione della chiesa francescana dei Minori Conventuali che passa ai monaci benedettini all’inizio del XIV secolo, è contrassegnata da alterne vicende, interventi di ampliamento e di trasformazione, periodi di grave decadenza. Le soppressioni napoleoniche obbligano la confisca dei beni della chiesa e del monastero, l’abbazia diventa residenza privata e fabbrica. L’ultimo periodo di rinnovato splendore risale al 1870 poi, dal 1939, inizia un periodo di declino che pare inarrestabile. Nel frattempo, a causa del taglio della nuova strada a mare, prevista dal piano regolatore generale del 1912, il monastero subisce un radicale rinnovamento e muta la sua intera fisionomia.

Durante la Seconda guerra mondiale viene usato dalla Croce Rossa, occupato dalle truppe tedesche e, nel dopoguerra, svilito a dimora per i senzatetto. Finalmente, sul finire degli anni Novanta del secolo scorso riprende vitalità il laborioso e mai più interrotto percorso di conoscenza, di studio e di iniziative volte ad assicurare la sopravvivenza del complesso monumentale, ormai in grave stato di conservazione, e per restituire una destinazione a San Giuliano. Con la nuova e intensa stagione di lavori, il manufatto simbolo della religiosità benedettina e della vitalità contemporanea si è animato di rinnovato vigore conservando intatto il suo fascino antico e moderno. Il volume vuole indagare le vicende architettoniche del manufatto e le sue trasformazioni, generali o puntuali, ma anche raccontare, per quanto possibile, la vita di coloro che hanno trascorso la loro esistenza nell’abbazia, dei viaggiatori che lo hanno scelto come temporaneo ricovero o di coloro che vi hanno trovato rifugio e dimora, in tempo di guerra.

Il libro vuole essere anche occasione per testimoniare l’impegno dei tanti uomini e donne che almeno a partire almeno dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso hanno lavorato con passione, perseveranza e fiducia per vedere ritornare alla vita un monumento abbandonato e decaduto, progressivamente degradato, privato di un uso e perciò destinato alla rovina. Si tratta forse del primo tentativo di dar vita a una raccolta ordinata di contributi scientifici destinati a delineare la fisionomia di San Giuliano, anche attraverso la narrazione del paesaggio storico di ville e giardini e l’appassionante ricognizione delle immagini di San Giuliano nel corso dei secoli, a partire dal più antico insediamento francescano prima ancora che benedettino fino ai suoi molti cambiamenti confluiti nel più radicale rinnovamento spirituale e figurativo, dei suoi abitanti e dei suoi spazi, verificatosi al volgere del XIX secolo.

A questi temi sono dedicate le due prime sezioni del volume che, in parallelo, sviluppano alcuni approfondimenti sul cuore palpitante del monastero: la ricostruzione rocambolesca delle peregrinazioni delle opere d’arte disperse e ritrovate, il dibattuto e biasimato rinnovamento decorativo firmato dal pittore Carlo Thermignon, alla fine dell’Ottocento, la storia del nuovo organo liturgico progettato e realizzato per la chiesa dell’abbazia, l’eco dei libri e delle letture in biblioteca, la vita quotidiana di monaci e conversi nel periodo di splendore che precede la fine della vita monastica di San Giuliano. Nella seconda parte, il volume indaga, circoscrivendole al monumento, le profonde modificazioni urbanistiche che investono il quartiere di San Francesco d’Albaro nei primi decenni del Novecento e che impongono un radicale rinnovamento alla configurazione tutta dell’edificio, oggetto di una inedita sistemazione firmata dell’ingegnere Ferdinando Righini.

Fino ad arrivare agli anni più recenti, per documentare l’immenso lavoro svolto dapprima attraverso le indagini storiche, la lettura dell’edificio, le ricerche archeologiche, le ipotesi progettuali ancora embrionali per la sistemazione a museo, poi le tormentate fasi esecutive, l’apertura del cantiere, l’intermittenza dei finanziamenti per arrivare alla riabilitazione ormai consacrata con la certezza di dare un uso e quindi una vita agli spazi del monastero e della chiesa assicurandone un rinnovo pieno e un futuro dignitoso.

 

Articoli correlati