Il TAR della Calabria ha accolto il ricorso presentato dall'AGTA Associazione Guide Turistiche Abilitate e da Uiltucs Campania, per l'annullamento del bando per guide turistiche che la Città Metropolitana di Reggio Calabria aveva pubblicato il 2 Aprile scorso e delle linee di indirizzo regionali su cui era basato.

Nel ricorso, per il quale i ricorrenti sono stati rappresentati dall’avvocato Bruno De Maria, si sottolineava l'interesse a “tutelare la legittimità dei percorsi di accesso all'esercizio della professione turistica e a contrastare l'abusivismo e la illegalità che minano la qualità e la credibilità della categoria, inquinando i livelli di professionalità e la specificità della preparazione che s'impongono per il conseguimenti dell'abilitazione professionale. Lo scopo è quello di contribuire a promuovere le opportune forme di garanzia a tutela delle esigenze dell'utenza attraverso la qualificazione professionale delle guide abilitate e la concorrenza nel settore”.

Il ricorso ha evidenziato l'attuale vuoto normativo nel settore, a causa della evoluzione della disciplina della professione di guida negli ultimi anni. Fino al 2013, infatti, l'abilitazione aveva estensione provinciale o regionale ed era demandato alle Regioni o agli altri enti locali rilasciare le abilitazioni, normare l'accesso, le prove, ecc.

L'art. 3 del D.Lgs. n. 97/2013 ha invece modificato i principi fondamentali della materia, estendendo a tutto il territorio nazionale l'abilitazione di guida. Il legislatore però non ha completato tale riforma né con le norme transitorie che sarebbero state necessarie per accompagnare il cambiamento dello status professionale, né con i decreti attuativi indispensabili a fissare le nuove regole che, da quel momento in poi, avrebbero dovuto normare la professione: come si diventa guida, i requisiti, il tipo di prove abilitative, ecc. I decreti attuativi erano annunciati e previsti nell'art. 3 ma mai pubblicati.

L’EVOLUZIONE NORMATIVA

Isabella Ruggiero, presidente nazionale della AGTA, illustra quanto è successo nel settore negli ultimi anni: “Il vuoto normativo che ne è conseguito, e che ormai dura da quasi 7 anni (l'unico ad aver tentato di mettere un argine fu il Ministro Franceschini con i D.M- sulla guida “specializzata” e sui siti di competenza, ma tali decreti furono purtroppo annullati a causa di un ricorso), ha generato un caos terribile”.

Infatti, nell'assenza dei decreti attuativi e di una legge, “molte Regioni si sono correttamente fermate e dal 2013/2015 non hanno più rilasciato abilitazioni (così il Lazio, la Lombardia, il Veneto, ecc.). Altre Regioni invece, come la Toscana, l'Emilia Romagna, la Sardegna, la Puglia, la Calabria, la Sicilia, hanno continuato a fare come se niente fosse e a rilasciare abilitazioni con le stesse procedure che usavano prima del 2013, vale a dire corsi in alcune regioni e bandi con esami in altri”.

“Si è dunque creato un cortocircuito gravissimo, tra un articolo di legge dello Stato che stabilisce l'efficacia delle abilitazioni su tutto il territorio italiano (come è il caso di altre professioni) e il rilascio di abilitazioni da parte di Regioni che continuano a verificare solo le conoscenze del loro territorio (come si faceva prima dell'art. 3 del 2013) e per di più procedono ciascuna in modo diverso, in totale autonomia”.

IL RICORSO

Nel ricorso al TAR, AGTA e UILTUCS hanno sostenuto che il nuovo status si presenta incompatibile con le norme regionali sull’accesso alla professione locale, che la normativa regionale applicata nel bando non è più vigente e che Regione-Provincia-Città Metropolitana non sono più competenti ad esercitare le funzioni relative alla indizione degli esami di abilitazione all’esercizio delle professioni turistiche.

Il TAR della Calabria ha accolto il ricorso e annullato tutti gli atti impugnati. AGTA e UILTUCS sottolineano però che l’importanza di questa sentenza va ben oltre il caso specifico.

I magistrati infatti hanno chiarito e fissato alcuni principi fondamentali. Nella sentenza si legge: “Gli atti impugnati sono stati, dunque, assunti in carenza del necessario fondamento legislativo. Deve prendersi atto che il vuoto normativo venutosi a creare a livello statale nel settore delle professioni turistiche, dal 2013 ad oggi, con la mancata indicazione di uniformi requisiti di accesso alla professione di guida nella sua nuova veste di rilievo nazionale, ..... ha comportato un arresto nella indizione delle procedure di abilitazione”.

All’inerzia del legislatore statale “non appare possibile porre rimedio a livello regionale (e provinciale), anche in ragione dell’interferenza con la materia della ‘concorrenza’, di esclusiva competenza statale”.

Conclude la Ruggiero: “Questa sentenza del TAR è dunque destinata a diventare fondamentale nel complicato quadro legislativo sulla professione di guida. Il testo contiene una puntuale disamina dell‘evoluzione della legislazione in materia e al tempo stesso pone un punto fermo di cui tutti ormai dovranno tenere conto”.

 

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