A pochi giorni dalla pubblicazione della Sentenza del TAR Calabria che ha annullato il bando per guide turistiche della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Isabella Ruggiero, presidente nazionale dell’AGTA (Associazione Guide Turistiche Abilitate), il sindacato che insieme a UILTUCS Campania ha presentato e vinto il ricorso, risponde ad alcune domande sulla questione che tante polemiche ha sollevato nel settore.

Qualcuno vi accusa di avere impugnato un bando che era strutturato seriamente. Non sarebbe stato giusto lasciare che andasse avanti?

“Il nostro ricorso mirava a far chiarire, una volta per tutte, le competenze Stato-Regioni sulla questione e a confermare che le Regioni non possono sostituirsi allo Stato e non possono rilasciare abilitazioni in assenza di norme statali che regolino la professione. Non si può accettare il bando di una Regione perché fatto seriamente ed opporsi a quello di un’altra Regione perché basato su prove troppo facili.  I magistrati hanno dato ragione alla nostra posizione, chiarendo in modo inequivocabile che “ Gli atti impugnati sono stati, dunque, assunti in carenza del necessario fondamento legislativo” e che “All’inerzia del legislatore statale non appare possibile porre rimedio a livello regionale (e provinciale), anche in ragione dell’interferenza con la materia della “concorrenza”, di esclusiva competenza statale”.

Perché solo ora? Perché non avete impugnato gli altri bandi precedenti in varie regioni?

“Quando uscì il bando precedente in Puglia AGTA non esisteva, mentre AGTAR, la nostra associazione locale, non era legittimata a fare ricorso da sola, in quanto priva di rappresentatività nazionale. Non ci fu quindi consentito ricorrere, altrimenti lo avremmo fatto. I corsi della Toscana, invece, non potevano essere impugnati, in quanto basati su atti amministrativi vecchi, ma abbiamo fatto tutto quello che era permesso: esposti, manifestazioni e tanto altro, finché la Regione Toscana non ha finalmente sospeso, almeno temporaneamente, i corsi”.

Però di fatto il vostro ricorso e la sentenza del TAR danneggiano tante persone che avrebbero voluto intraprendere questa professione e avevano fatto domanda per partecipare agli esami.

“Non siamo noi i nemici delle aspiranti guide. Chi prova rabbia per l’impossibilità di fare esami dovrebbe unirsi a noi nel rivolgere le proprie proteste contro quei politici e quei funzionari che non hanno neanche provato a mettere mano a una legge (che se iniziata nel 2013 magari ora, dopo 7 anni, sarebbe pronta) e contro le amministrazioni che negli ultimi anni hanno presentato ai cittadini l’abilitazione di guida come un lavoro, falsando completamente la realtà. Per le amministrazioni rilasciare migliaia di abilitazioni è conveniente sia dal punto di vista politico che economico, così come mantenere questo sistema conviene agli enti di formazione che spremono da anni chi ha bisogno di lavorare. Tutti vendono sogni e un lavoro che non ha nessun privilegio.  L’abilitazione infatti non garantisce nulla, siamo tutti professionisti a Partita IVA, con scarsissime tutele sociali e previdenziali, che rimangono senza lavoro ogni volta che si ammalano (la guida si riesce a fare solo finché si è in perfetta salute). 
Le nostre azioni non sono contro le future guide ne’ contro nuove abilitazioni. AGTA collabora con l’Università di Roma La Sapienza ai corsi di laurea sul Turismo per aiutare gli studenti a entrare nel mondo del lavoro. Ha collaborato in tutti i modi con il Ministero per arrivare a una legge nel 2018. E da anni AGTAR Roma svolge corsi e training per aiutare le guide neo-abilitate a svolgere meglio la professione. Sono i fatti a dimostrare che non c’è nessuna chiusura da parte nostra contro le nuove guide.

Le azioni di salvaguardia che stiamo portando avanti tuteleranno soprattutto le nuove guide. Chi ha davanti a sé solo 10 anni ancora di lavoro potrebbe ignorare i problemi attuali, tanto riuscirà ad arrivare a fine carriera. Invece sono le guide giovani e quelle future  che saranno distrutte da questo caos, se non si risolve al più presto.

All’epoca io personalmente aspettai 10 anni prima di poter sostenere un esame per guida a Roma, e come me centinaia di altre guide. Nessuno più delle guide attuali di AGTA capisce il disagio e la rabbia di chi vuole intraprendere questa professione, perché ci siamo passate. 

E soprattutto vorremmo spiegare ai tanti che continuano a polemizzare conto l’abilitazione, pretendendo di lavorare senza perché la ritengono inutile, che l’abilitazione è come un marchio di qualità, fondamentale, a difesa degli utenti, cioè dei turisti che conduciamo, non una protezione per sbarrare il mondo del lavoro agli altri”.

Quindi cosa sperate che avvenga ora con questa sentenza?

“Speriamo che la sentenza del TAR sia di monito e di pungolo per tutti: che lo Stato realizzi finalmente la legge sulla professione in tempi molto brevi e che non ci siano ulteriori tentativi, nel frattempo, di rilasciare abilitazioni da parte di altre Regioni. 

AGTA e Uiltucs sono sempre state contrarie all'art. 3 della 97/2013 e rimangono convinte della necessità di guide locali in Italia.  Questa però è la legge attuale e la rispettiamo. Di conseguenza, visto che ora l'abilitazione è valida su tutto il territorio nazionale, ci deve essere un esame di Stato uguale in tutta Italia: si fa così per gli avvocati e tante altre professioni, si fa così anche per la maturità. Alla fine delle superiori gli scritti e le materie non sono forse uguali per tutti? Se una guida può lavorare in tutta Italia, perché le prove non dovrebbero essere le stesse dovunque?  Non si può approfittare dell'estensione nazionale per studiare solo una provincia sapendo di andare a lavorare in un’altra e, ancora peggio, andare a prendere l’abilitazione dove le prove sono più facili. Perché questo è quello che accade in Italia da alcuni anni. Questo caos deve finire“.

Propositi e richieste?

“Chiediamo al Ministro Franceschini di aprire un dialogo con la categoria e di farci collaborare alla redazione delle norme che influenzeranno il nostro lavoro e la nostra vita per i prossimi anni. Durante il suo precedente incarico al MIBACT i decreti attuativi sui siti erano stati pubblicati, a lui va riconosciuto il merito di avere affrontato la questione, di avere realizzato qualcosa che ci avrebbe aiutato (purtroppo sono stati annullati per colpa di ricorsi miranti alla liberalizzazione selvaggia della professione) e anche di non avere firmato l’Intesa spinta dalle Regioni, che avrebbe distrutto la professione. 

Alle Regioni chiediamo di ripartire da zero e di voler mettere mano a norme che mirino soprattutto alla qualità e al livello di questa professione, senza escludere la categoria. Siamo quelli che conoscono meglio di qualsiasi altro questa professione, escluderci non può portare risultati positivi.

Alle guide chiediamo di non guardare più al passato ma al futuro: quanto è successo negli ultimi anni non si può più modificare, ma siamo ancora in tempo per riportare questa professione a un alto livello di qualità, grazie a norme che la regolino per i prossimi decenni. 

E alle aspiranti guide chiediamo di non guardarci come nemici ma come futuri colleghi che stanno cercando di tutelare questa professione (non i singoli) anche per loro, che saranno le future guide di domani”.

 

Articoli correlati