Il ministero dei Beni culturali renda noto se abbia richiesto al British Museum l'ostensione del permesso di esportazione per l’ascia di San Sosti, in assenza del quale l'oggetto non può essere uscito legalmente dal nostro Paese per entrare in Gran Bretagna, o se sia comunque a conoscenza dell'esistenza di detto permesso. Lo chiede la senatrice Margherita Corrado (M5S) in un’interrogazione indirizzata al Mibact.

Rinvenuta nel 1846 in agro di San Sosti (Cosenza), la celebre ascia-martello del VI sec. a.C., fusa in bronzo, con dedica scritta in alfabeto acheo alla dea Hera da parte di un tale Kyniskos, macellaio o vittimario (non il celebre atleta omonimo di Mantinea, vissuto un secolo più tardi), è esposta al British museum di Londra dal 1884. “E’ notorio – ricorda la Corrado - che il museo britannico si assicurò il reperto magno-greco acquistandolo ad un'asta tenutasi a Parigi nel 1884, ma resta incerto come il prezioso reperto, che almeno fino al 1857 si trovava a San Sosti e già era stato oggetto di varie pubblicazioni, fosse poi finito a Roma, nelle collezioni di Alessandro Castellani che il figlio Torquato, morto il genitore (1883), decise di vendere in lotti separati mediante una serie di aste”.

Si potrebbe supporre che il trasferimento dell'ascia fuori dai confini del Regno di Napoli, alla volta di Roma, sia avvenuto in violazione del decreto borbonico del 1755 atto a vietare l'esportazione degli oggetti d'arte ritenuti di particolare interesse "per eccellenza di lavoro, artificio, o altre rarità", divieto confermato da Ferdinando I nel 1822 (salvo autorizzazione dell'apposita Commissione d'antichità e belle arti) e ampliato per comprendere anche i manufatti di proprietà privata. Gli archivi non hanno però restituito traccia, finora, né della declaratoria che avrebbe inserito ufficialmente l'ascia di Kyniskos tra gli oggetti ritenuti d'interesse storico-artistico, né qualsivoglia autorizzazione all'esportazione.

Si ignora se il trasferimento del reperto fuori dai confini del Regno d'Italia sia avvenuto in violazione della legge n. 286 del 1871 che, nel mantenere in vigore la normativa preunitaria, statuiva inalienabilità e indivisibilità delle collezioni d'arte, o se invece Torquato Castellani disponesse di un regolare permesso di esportazione; considerato inoltre che il British museum riconosce la provenienza dall'Italia dell'ascia-martello di Kyniskos, e da qualche anno ne segnala correttamente in didascalia l'origine calabrese, mentre in precedenza, per errore, l'attribuiva alla Campania.

Per queste ragioni, la senatrice pentastellata chiede inoltre al ministro dei Beni culturali di sapere “se siano in corso e, nel caso, quale sia ad oggi lo stato delle eventuali trattative con il British museum per l'auspicato prestito del reperto, che consentirebbe ai cittadini italiani di goderne, sia pure temporaneamente, esponendolo nel museo archeologico nazionale di Sibari, presunta "patria" dell'ascia”, “se abbia contezza di quanti reperti archeologici e opere d'arte di varia tipologia e cronologia, di provenienza dubbia o illegale, ma ragionevolmente trafugate dall'Italia, siano ancora presenti nelle collezioni del British museum e degli altri istituti britannici” e “se non ritenga opportuno avviare un sistematico programma di sollecitazioni alla restituzione nei confronti dei grandi musei britannici ed esteri in genere, condotte facendo leva sui principi etici ai quali le istituzioni museali internazionali dovrebbero ispirarsi a prescindere dalla data-limite rappresentata dalla Convenzione Unesco del 1970”.

 

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