La crescente difficoltà con cui le pubbliche amministrazioni riescono a dare risposte alle esigenze della società contemporanea è particolarmente evidente in questi ultimi anni e lo è soprattutto in Italia.

Anche se presente tra i principi costituzionali, l'efficienza della pubblica amministrazione è stata a lungo trascurata e dal primo dopoguerra ad oggi, governo dopo governo, abbiamo assistito allo stratificarsi di norme, apparati, controlli e procedure quasi sempre inutili per gli scopi dichiarati, ma brillantemente capaci di rendere pressoché paralizzata l'attività dei dirigenti, perfette (“con successivo decreto”) per rendere continua la commistione tra politica e amministrazione.

Per quanto riguarda le norme di contabilità pubblica, nate nell'emergenza e dalla miseria della prima guerra mondiale, averne mantenuto l'impianto nell'epoca della totale digitalizzazione dei passaggi di denaro, dove basta possedere una password per controllare ogni spesa, non solo è inefficiente, ma genera costi enormi ed inutili.

Spendere e agire troppo lentamente significa per un'azienda o una pubblica amministrazione spendere inutilmente e lasciare spazio (e tempo) alla corruzione o comunque a influenze indebite.

La soluzione praticata negli ultimi due decenni è stata quella di affidare un numero sempre maggiore di compiti pubblici a società in house (ormai ne ha una quasi ogni ministero), enti, fondazioni fintamente private, società commerciali di varia natura, ma fondate sul denaro pubblico. Persino l'assunzione dei pubblici dipendenti, nell'incapacità di gestire i mega concorsi, è quasi sempre affidata ad agenzie saldamente in mano a persone da provenienza partitica. Con meno spesa e maggiore trasparenza si sarebbe dovuto lavorare a rendere imparziali ed efficienti le procedure dei ministeri, delle regioni e dei comuni.

“Lo Stato che vorrei, lo Stato che vorreste” avrebbe invece dovuto avviare una radicale semplificazione delle norme per far funzionare la pubblica amministrazione, le norme della contabilità pubblica e del ridondante sistema dei controlli. Dovrebbe scegliere i dirigenti sulla base di competenze effettivamente provate, dare loro la possibilità di lavorare in tempi e modalità del tutto simili a quelle delle aziende private, usando software comprati tra quelli già in uso tra le grandi aziende e non cercare di scimmiottare in casa la programmazione di software lenti, inefficienti e costosissimi.

“Lo Stato che vorrei, lo Stato che vorreste” renderebbe finalmente effettiva la trasparenza delle decisioni e delle motivazioni, eviterebbe isteriche criminalizzazioni dell'errore (che è normale fattore nella produzione) e baderebbe maggiormente ad individuare, premiare e far circolare le modalità di agire che hanno portato evidenti risultati positivi. Meno processo e più prodotto. 

In molti ricordano che nell'articolo 97 della Costituzione c'è un principio di legalità, ma pochissimi ricordano che c'è anche il più importante principio di efficienza, poiché le leggi, anche le nostre troppe leggi e decreti, servirebbero per fare, fare il bene delle persone.

“Lo Stato che vorrei, lo Stato che vorreste” diminuirebbe radicalmente il numero dei dirigenti che in realtà fanno i politici e dei politici (o sindacalisti) che in realtà fanno i dirigenti, mantenendo una sana collaborazione e distinzione tra politica, sindacato e amministrazione.

“Lo Stato che vorrei, lo Stato che vorreste”, farebbe dimenticare il monito del grande giurista Galgano, secondo cui il diritto è il rovescio del buon senso.

Abstract

Public Administrations are clearly facing growing difficulties in responding to the new needs of contemporary society, a phenomenon which is particularly evident in Italy. 
Although efficiency is listed among the constitutional principles of our Country, it has long been neglected. Indeed, in the post war decades we have witnessed a stratification of normative rules, bureaucratic bodies, complex systems of control and legal procedures. Not being able to spend and act quickly enough causes a company or public administration to incur in unnecessary expenses leaving room for corruption and external influence.  
The solution adopted in the last two decades has been transfer an increasing number of public tasks to in house -companies, institutions, fake private foundations, commercial companies of various kinds, but based on public money. Less money and more transparency should have been employed to make the procedures of ministries, regions and municipalities more impartial and efficient.
The State that you and I dream of should leave behind the warning of jurist Galgano that “law is the reverse of common sense”.

 

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