A chi percorra le impervie, anche se vitali e lungimiranti, strade della creatività e della rigenerazione urbana può capitare di ritrovarsi dentro una vera e propria rivoluzione culturale che parte dai margini, dai piccoli e medi centri, dalle aree periferiche delle città. Pratiche del coraggio e della resilienza che usano la potenza della cultura e della creatività per ripensare il modello di sviluppo verso la sostenibilità, l’equità e la generatività. Ma qual è stato uno degli inneschi più potenti di questa estesa rivoluzione, quando è stata sprigionata la prima e potente scintilla di creatività che ha infiammato l’Italia dalla Sicilia? Nel 2010 a Favara: Farm Cultural Park è stato l’imprevisto – il cigno nero – che ha imposto il ripensamento della rigenerazione urbana e umana di quelle che io chiamo “poliferie”: luoghi generatori di nuova città e attivatori di pluralità.

Oggi, per Farm è venuto il momento di uscire dalla comfort zone della narrazione e della celebrazione dei successi, di superare la fase nascente dell’innovazione in cui ogni pratica innovativa è una buona pratica, in cui ogni iniziativa dal basso è lodata contro la fallacia dell’approccio dall’alto e istituzionale. E lo fa ancora una volta con una rivoluzione, questa volta politica e sociale prima che culturale: quella di assumersi la responsabilità di diventare una “piattaforma del cambiamento”, per scrivere una nuova storia dell’innovazione culturale, sociale e urbana, concorrendo a scrivere nuovi protocolli e regole per portare la rivoluzione dentro l’arena istituzionale, per tracciare la rotta di un governo differente delle città, a partire dai nuovi diritti, che sono soprattutto diritto alla bellezza, alla felicità, al coinvolgimento.
E dopo dieci anni di narrazioni orali e di esposizioni, dopo aver raccontato in tutto il mondo dell’esperimento di Farm, con la voce convincente di Andrea e Florinda e il coro seducente di coloro che compongono la comunità dei Sette Cortili, finalmente è stato pubblicato il primo libro che ne racconta la gloriosa storia, l’intenso presente e il potente futuro.

Platform for Change. A Farm Cultural Park Guide (a cura di Analogique, LetteraVentidue Edizioni, 2019), monumentale opera di 368 pagine immaginata con passione sartoriale da Andrea Bartoli e curata dal collettivo Analogique, è un osservatorio sul mondo dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e del design attraverso le lenti di uno dei centri culturali indipendenti più influenti del mondo culturale contemporaneo e uno dei progetti più effervescenti di ripensamento e rinascita di una città moribonda ma non rassegnata. Un libro che è anche un portolano per orientarsi nella costruzione delle rotte necessarie per immaginare e stimolare visioni a tutte le scale, attraverso un racconto per immagini di volti e di luoghi dei modelli che ne hanno ispirato la nascita e dei processi che Farm stessa ha innescato a Favara e in moltissimi altri luoghi. Platform for Change è una narrazione polifonica e trasversale di un viaggio tra le onde gravitazionali della rigenerazione urbana, commentando le strategie incrementali di costruzione della comunità, raccontando di tante altre città in cui cittadini tornino a prendersi cura dei beni comuni. Un inno al cosmopolitismo, all’apertura, al coinvolgimento. Un manifesto politico dell’umanità che vuole entrare nel Neoantropocene generativo, abbandonando il tempo dello sviluppo predatorio.

Il libro ci spiega con grande seduzione e convinzione che FARM è un luogo ibrido – e anche po’  ribelle: una galleria d’arte contemporanea, residenza d’artista, luogo dove il cibo diventa cultura del territorio, un insieme di spazi per la socialità e l’abitare temporaneo, una sartoria, un micro teatro di danza, uno spazio conferenze o per concerti, un giardino segreto e un tetto commestibile, e cento altre cose ancora. Da dieci anni, infatti, Farm è il laboratorio collettivo che ha imposto il ripensamento della rigenerazione urbana dei luoghi marginali, amplificandone la potenza fino a farne luoghi centrali del dibattito, prima, dell’apprendimento, dopo, dell’emulazione, alla fine. Farm è stato un potente acceleratore di particelle culturali, che attraverso l’enorme energia prodotta dallo scontro di materia culturale, sociale, tecnologica, artistica e politica ha permesso in questi anni di vedere nel futuro delle politiche di rigenerazione urbana basate sulla cultura. Attraverso centinaia di iniziative ha raccontato visioni, condiviso emozioni e successi, ma ha anche evidenziato problemi. Con la sua accelerazione di materia culturale, Farm ha mostrato ad altri un futuro migliore possibile e realizzabile, innescando un diverso presente per molte altre realtà.

Nel dispiegarsi del racconto FARM cresce, muta, si evolve. Oggi non è più solo quella iniziale intuizione geniale di Andrea Bartoli e Florinda Saieva con una agguerrita comunità di rivoluzionari culturali, non è più solo un esperimento di successo di rigenerazione urbana, non è più solo un virtuoso esempio di contributo privato alla qualità della vita collettiva, non è più solo una fucina di creatività e innovazione. Il libro ci fa immergere nell’insieme delle numerose iniziative e imprese che sono nate attorno a FARM o come suo spin-off, generando quello che io chiamo l’F Factor, il “fattore Favara” che sta perturbando in maniera positiva non solo un territorio, ma l’intero sistema della rigenerazione urbana. Un fattore Favara che si amplifica in quella straordinaria esperienza che è SOU, la Scuola di Architettura per Bambini, fondata nel 2016 da Andrea e Florinda con l’Università di Palermo e il Politecnico di Milano, con un comitato scientifico composto da Maurizio Carta, Marco Imperadori e Salvator-John Liotta, e un collegio dei docenti internazionale che connette le migliori energie nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del design, dell’arte e dell’innovazione sociale. SOU è una piattaforma pedagogica per l’urbanistica, l’architettura, l’arte, il design, l’energia rinnovabile, la mobilità sostenibile, l’agricoltura urbana dedicata ai bambini e ai giovani tra gli 8 e i 16 anni. Una palestra per il progetto urbano, ma anche per la libertà del pensiero, la creatività, il desiderio di rendere possibile l’impossibile. Una scuola aperta per stimolare la riflessione, la progettazione e l’azione per il miglioramento della società a partire dai bambini del diverso presente che saranno gli abitanti della città del futuro, i suoi sensori ma anche i suoi attuatori, elettori consapevoli e classe dirigente competente davanti alle nuove sfide delle città.

Il libro ci spiega, convincendoci, che oggi Farm è uno straordinario patrimonio collettivo. Non è più solo quella iniziale intuizione geniale di Andrea e Florinda, non è più solo un esperimento di successo di rigenerazione urbana, non è più solo un virtuoso esempio di contributo privato alla qualità della vita collettiva, non è più solo una fucina di creatività e innovazione, non è più solo un luogo in cui l'arte si fa politica e il design si fa strategia, non è più solo un luogo accogliente ed empatico. Il libro non racconta solo Farm, ma anche le numerose iniziative e imprese che sono nate attorno ad essa o come suo spin-off, racconta di persone, di iniziative, di città, tante città, che formano una straordinaria mappa di una comunità essa stessa patrimonio culturale e creativo dell’umanità.

Allora, munitevi di questa straordinaria guida, aprite le vostre menti al cambiamento e, soprattutto, abituate i vostri occhi a guardare il diverso presente. Perché, come dimostra Farm, la metamorfosi del mondo parte prima di tutto dalle persone. Scoprirete, così, che Platform for Change è anche una guida per capire voi stessi, attraverso i mille occhi di altri innovatori e i mille luoghi dell’innovazione che il libro racconta.

Buona lettura e buon viaggio, perché, come scriveva Marcel Proust, “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

Abstract

FARM is a hybrid place - and even a bit rebellious: a contemporary art gallery, artist residences, a place where food becomes the culture of the territory, an ensemble of spaces for socialising and temporary living, a tailor's shop, a micro dance theater, a conference or concert space, a secret garden and an edible roof, and a hundred other things. For ten years, in fact, Farm has been the collective laboratory that has imposed the rethinking of urban regeneration of marginal places, amplifying their power until they become central places of debate, before, of learning, afterwards, of emulation, in the end. Farm has been a powerful accelerator of cultural particles, which has contributed to see in the future of culture-based urban regeneration policies through the enormous energy produced by the clash of cultural, social, technological, artistic and political matters.
Today this cultural particle accelerator leaves the protected walls of experimentation and shows itself, shares visions and practices, releases knowledge to receive others through a book that tells stories of people and places.

Didascalie immagini

01. Copertina del libro Platform for Change.
02. Copertina del libro Platform for Change con lo sfondo dei Sette Cortili.
03. La piazza Jamaa El Fna a Marrakech è uno dei luoghi ispirazionali di Farm.
04. Farm è una micro-città cosmopolita, aperta alle differenze e alla pluralità.
05. Installazioni artistiche dentro i Sette Cortili e nella Piazza Cavour a Favara, un continuo alternarsi di dentro e fuori.
06. Andrea Bartoli, Florinda Saieva e Mary Ellen Countryman, Console Generale degli Stati Uniti a Napoli, all’inaugurazione della mostra dedicata a Detroit.
07. Mario Cucinella in una delle lezioni aperte di SOU la Scuola di Architettura per Bambini di Farm.
08. Una delle “pillole” di rigenerazione urbana scritte da Andrea Bartoli e contenute nel libro.

 

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