Il ministero dei Beni culturali assuma iniziative per trovare una soluzione utile “ad individuare spazi adeguati per l'Archivio centrale dello Stato, al fine di garantire la praticabilità di nuovi versamenti e, possibilmente, di riaccorpare negli immobili prossimi alla sede dell'Eur la documentazione oggi depositata altrove, garantendone in questo modo le migliori condizioni per la conservazione e quindi per la più ampia fruizione pubblica del patrimonio documentale di un istituto che rappresenta l'equivalente degli archivi nazionali presenti nel resto del mondo”. Lo chiede la deputata Flavia Piccoli Nardelli, capogruppo dem in commissione Cultura, in un’interrogazione indirizzata al Mibact.

L'Archivio centrale dello Stato è l'istituto archivistico depositario della memoria documentale dello Stato unitario, dotato di autonomia speciale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed afferisce alla direzione generale per gli archivi. L'Archivio centrale dello Stato conserva documentazione archivistica di fondamentale importanza per gli studi di storia contemporanea, garantendone la più ampia consultabilità al pubblico; esercita la sorveglianza sugli archivi in formazione degli organi centrali dello Stato; costituisce repository degli archivi digitali degli organi centrali dello Stato e degli atti di stato civile per l'intero territorio nazionale; istituisce corsi di formazione, promuove e organizza convegni, organizza mostre e svolge attività editoriale.

“A causa dell'insufficienza di spazio nei suoi depositi – ricorda la Piccoli Nardelli - l'Archivio centrale dello Stato non è più in grado di accogliere i nuovi versamenti di documentazione, compito che l'istituto è espressamente tenuto a svolgere ai sensi dell'articolo 41 del codice dei beni culturali e del paesaggio; i 160 chilometri di documentazione sono conservati e distribuiti nella sede centrale presso il piazzale degli Archivi all'Eur, nel deposito di Pomezia e in parte nel deposito di Oriolo Romano, in locali ormai del tutto saturi. La conseguenza della mancanza di spazi adeguati ormai determina l'impossibilità di nuovi versamenti da parte dei Ministeri”.

“Questa situazione si rivela esiziale per la ricerca storica; la documentazione che ancora attende di essere versata nell'Archivio centrale dello Stato per essere riordinata, descritta e messa a disposizione degli storici e della cittadinanza ammonta infatti a diverse decine di chilometri lineari. Si tratta di fonti potenzialmente di straordinaria importanza per la conoscenza della storia d'Italia, che rischiano di rimanere sottratte alla disponibilità dei ricercatori; come denunciano gli addetti ai lavori, alcuni Ministeri premono invano affinché vengano effettuati i versamenti, mentre altri tendono a istituire propri archivi storici per rispondere alle esigenze di studio dei ricercatori”.

Conclude la Piccoli Nardelli: “Si tratta di un grave problema, ben noto all'amministrazione archivistica, la cui sottovalutazione rischia di snaturare il ruolo strategico che la legge assegna all'Archivio centrale dello Stato e agli altri archivi di Stato quali custodi di una memoria archivistica viva, in quanto alimentata nel tempo da continui versamenti da parte delle amministrazioni statali”.

 

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