Il ministero dei Beni culturali assuma iniziative per “intraprendere una politica culturale volta a potenziare e a sostenere il settore, metter fine all'emorragia di presidi culturali quali le librerie sono e riconoscerne il forte valore sociale”. Lo chiede il deputato Luigi Casciello (FI) in un’interrogazione indirizzata al Mibact nella quale ricorda che a Roma chiuderanno, nel mese di gennaio 2020 due librerie conosciute e punto di riferimento dei lettori romani: Feltrinelli International, di via Vittorio Emanuele Orlando, e Feltrinelli nei pressi di piazza Cavour.

“Le due librerie Feltrinelli – ricorda Casciello - sono solo le ultime di una lunga lista: negli ultimi due mesi la città ha perso la Libreria del Viaggiatore, in via del Pellegrino, la Pecora elettrica, in via delle Palme a Centocelle (questa oggetto di una serie di attentati incendiari che hanno spinto i proprietari a non riaprire) e la libreria Coliseum, in via del Teatro Valle; il settore delle librerie appare fortemente in affanno nella capitale soprattutto per gli ingenti costi di gestione; secondo gli ultimi dati disponibili di Confcommercio, a Roma dal 2007 al 2017 hanno chiuso ben 223 librerie senza che nulla fosse fatto per arginare una tale perdita innanzitutto di natura culturale”.

“A livello nazionale, dal 2012 al 2017 hanno chiuso circa 2.300 librerie con un trend in crescita negli ultimi 5 anni: nel rilevamento precedente il tasso di chiusura era del 12 per cento, mentre oggi il trend si attesta al 13,47 per cento; praticamente nel nostro Paese ogni giorno chiude una libreria, che non è solo un'impresa commerciale, ma rappresenta un patrimonio culturale collettivo, un punto di riferimento anche di socialità per un quartiere, una città. In una città come Roma non riescono a sopravvivere neanche le librerie aperte nel centro storico e per ogni libreria che chiude si perdono posti di lavoro, peraltro anche qualificati, considerata la specificità del settore”.

“I dati sulla lettura in Italia rappresentano già un allarme: in Italia legge almeno un libro all'anno il 40,6 per cento della popolazione con percentuali più alte al Nord e al Centro; nel 2018 una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa e anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di titoli rimane abbastanza basso; l'Italia è il Paese con il più basso tasso di lettori in Europa; a questo si aggiungono i dati Ocse-Pisa sulla bassissima capacità di lettura e di comprensione del testo che si registra in Italia; secondo un'indagine sulla distribuzione delle librerie in Italia, in media il 60 per cento del territorio non ha una libreria a disposizione se non a chilometri di distanza e circa 13 milioni di cittadini vivono in un luogo privo di librerie”.

Conclude Casciello: “Questa situazione si accentua nelle regioni del Sud dove la percentuale di assenza di libreria si alza, affiancata anche dalla penuria di biblioteche pubbliche, e in particolar modo di biblioteche scolastiche; tutto questo è frutto dell'assenza di una politica culturale nel Paese che chiede interventi specifici sia a livello locale ma soprattutto in una cornice normativa nazionale: i dati dicono infatti che, nonostante la generale scarsa propensione alla lettura degli italiani, l'indice di lettura diminuisce con il diminuire della disponibilità di accesso ai libri”.

 

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