Dopo il grande successo di Wolfsburg anche Amburgo ospiterá la mostra fotografica "Italiani in Germania“ con foto di Riccardo Venturi e testi del giornalista Lorenzo Colantoni. L‘Istituto Italiano di Cultura di Amburgo in collaborazione con il Goethe-Institut Hamburg, l‘Ambasciata Italiana a Berlino, il Consolato Generale d‘Italia in Hannover e Akronos ha organizzato la mostra che verrá inaugurata il 15 gennaio 2020 alle 19 presso la Galleria del Goethe Institut di Amburgo in presenza del fotografo e della curatrice della mostra, Arianna Massimi dell‘Associazione Socio – Culturale Akronos di Roma. La mostra resterá aperta fino al 7 febbraio 2020 e potrá essere visitata dal lunedi al giovedi dalle 9 alle 17 e il venerdí dalle 9 alle 16.

Sia la partecipazione al vernissage il prossimo mercoledì che la visita alla mostra sono gratuite. Al termine dell‘apertura della mostra ci sarà un aperitivo offerto dal Console Generale d‘Italia in Hannover, Giorgio Taborri. Venerdì 24 gennaio 2020, sempre presso il Goethe Institut di Amburgo , a latere della mostra , si terrá una tavola rotonda con rappresentanti della collettività italiana di Amburgo che parleranno delle loro esperienze di emigrazione. Avremo modo di ascoltare le esperienze sia degli emigrati degli anni '60, sia di quelli degli ultimi anni, i cosiddetti "Expat“ , che arrivano oggi in città con background completamente diversi e spesso con titoli iper specializzanti. Il 7 febbraio 2020 poi, sempre nell‘ambito della mostra fotografica con il tema emigrazione , verrá proiettato il film "Solino“ di Fatih Akin.

Il progetto "Italiani in Germania“ nasce nel novembre 2018 come reportage per National Geographic Italia web, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. “Italiani in Germania”ed è parte del più ampio progetto “Italiani d'Europa”, articolato in tre ulteriori capitoli ("Italiani in Gran Bretagna", "Italiani del Belgio" e "Italiani dell'Est").

Il progetto intende costruire una panoramica dei principali movimenti migratori italiani del passato e del presente. Prodotto dal giornalista Lorenzo Colantoni e dal fotogiornalista Riccardo Venturi in occasione di una serie di viaggi tra il 2017 e il 2018, “Italiani in Germania” ha vinto il più antico premio giornalistico italiano "Premiolino" nel giugno 2018 e intende ridisegnare un viaggio attraverso comunità storiche, nuova mobilità, storie familiari e avventure individuali in otto città tedesche: Stoccarda, Francoforte, Colonia e Ruhr, Wolfsburg, Amburgo, Berlino, Lipsia e Monaco. La mostra spazia così da storie di successo, come quella del direttore del Die Zeit Giovanni di Lorenzo, fino agli start-upper di Berlino e alla nuova e vecchia comunità operaia nata grazie alla Volkswagen di Wolfsburg. Un percorso ampio e complesso, che è stato e tuttora è fondamentale per la costruzione della comune identità europea.

“Raccontare gli italiani in Germania è un processo complesso, tanto per le peculiarità della comunità italiana sia storica che contemporanea, che è stata ed è una delle più numerose al mondo (643.065 persone nel 2017 secondo lo Statistisches Bundesamt, ma forse quasi un milione secondo stime dell’Ambasciata), quanto per la sua presenza altalenante: sparendo quasi nel periodo delle due guerre, esplodendo negli anni ’50 e ’60 ma diminuendo di nuovo drasticamente negli anni ’70 e ’80. Il ricambio è stato particolarmente alto: dei circa quattro milioni di immigrati italiani venuti a lavorare nell’industria tedesca negli anni ’50 e ’60 meno di 500mila rimasero. A differenza di altri Paesi, dove l’emigrazione italiana è stata ed è tuttora forte, come il Belgio, la comunità italiana in Germania presenta così un quadro complesso che non si può dividere semplicemente tra il passato e il presente, gli operai da un lato e i manager e gli scienziati dall’altro. È una situazione che si intreccia a doppio filo con la storia tedesca, dalla prima e seconda guerra mondiale (e anche prima), fino alla riunificazione e alle grandi ondate migratorie odierne. Eventi a cui gli italiani hanno preso parte in prima persona”.

 

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