La Convenzione di Faro è “perfettamente coerente con la nostra legislazione e introduce delle novità importanti, mi auguro che il Parlamento voglia ratificarla”. Lo ha sottolineato il professore Giuliano Volpe, ordinario di archeologia presso l'Università degli Studi di Bari, intervenuto in audizione presso la commissione Esteri della Camera nell'ambito dell'esame, in sede referente, della ratifica della Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005.

Nel suo intervento, Volpe ha contestualizzato la Convenzione di Faro all’interno della storia delle norme sul patrimonio culturale, a partire dalla Costituzione, dalle leggi del ‘39 e dal Codice dei Beni culturali, proprio per dimostrare come la Convenzione di Faro è perfettamente coerente con la nostra legislazione e introduce delle novità importanti, “perché siamo nel terzo millennio e abbiamo una legislazione – importantissima e invidiata da tutto il mondo – che però ovviamente ancora rispecchia una visione di patrimonio culturale legata a quella cultura. Con la Convenzione di Faro il patrimonio culturale acquista un’ampiezza e una complessità maggiore, com’è giusto che sia e come peraltro l’Italia già fa nella tutela e nella valorizzazione”.

Anche le recenti riforme del Mibact, spiega, rispecchiano in qualche modo questa visione: “Le sovrintendenze uniche territoriali sono nate per avere una visione unitaria del patrimonio culturale e non più selettiva, quindi si tratta di sovrintendenze che si occupano di contesti territoriali e sono più vicine alle realtà territoriali; tutto quello che si sta poi cercando di fare per innovare i musei – secondo anche le indicazioni dell’Icom – va nella direzione di una comunicazione aperta a tutti, capace di coinvolgere, di parlare ai giovani, di usare le tecnologie digitali; anche sul piano della gestione, lo sforzo che si sta facendo sempre di più, e di cui il paese ha bisogno, è avere delle nuove forme di gestione. Un patrimonio così diffuso come il nostro come può essere gestito con un solo modello di gestione? E’ necessario quindi promuovere forme di gestione dal basso del patrimonio culturale, e la Convenzione di Faro - che sollecita e favorisce la partecipazione e la costruzione di comunità di patrimonio – va proprio in questa direzione”.

“Un esempio – prosegue Volpe - è il caso del rione Sanità di Napoli, dove una comunità di patrimonio si è costituita in questi anni; e se è stato possibile costruirla in un rione così difficile, se il patrimonio culturale in quella realtà sta dimostrando che è possibile offrire opportunità di lavoro qualificato e di sviluppo sostenibile, allora la Convenzione di Faro lì già esiste. Per questo mi auguro che il Parlamento voglia ratificarla”.

 

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