“Nel settore dei beni culturali il volontariato non deve essere usato al posto di professionisti retribuiti, a causa della mancanza di fondi della pubblica amministrazione o del blocco delle assunzioni”. Lo ha detto la presidente dell’Associazione Guide Turistiche Abilitate (AGTA), Isabella Ruggiero, nel corso dell’audizione che si è tenuta in commissione Cultura del Senato nell’ambito dell’esame dell’Affare assegnato riguardante il volontariato e le professioni nei beni culturali. Nelle precedenti audizioni erano state ascoltate l’associazione “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, l’Associazione nazionale archeologi, la Confederazione italiana archeologi, l’associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli”, Italia nostra, FAI e Archeoclub. Per Ruggiero, infatti, “esistono figure professionali nel campo dei beni culturali, finalmente individuate tramite la recente istituzione degli Elenchi nazionali, figure che richiedono formazione, competenze e qualità e che quindi non possono essere sostituite da volontari”. Inoltre, “l’uso ormai diffuso di volontari al posto di professionisti, viene visto come un risparmio dalle pubbliche amministrazioni, ma contribuisce pesantemente alla stasi dell’economia generale, perché per ogni persona che le amministrazioni fanno lavorare senza spendere nulla, due persone del nostro paese perdono il lavoro (retribuito): il volontario che lavora gratuitamente e il professionista che rimane a casa”. 

IL SETTORE DELLE GUIDE TURISTICHE

La guida turistica è una professione normata dallo Stato, basata sulla abilitazione, che si ottiene tramite prove abilitative di vario tipo. “Al momento, anzi da 7 anni, la professione è vittima di un vuoto legislativo molto grave, in quanto l’art. 3 della 97/2013 ha esteso l’abilitazione a tutto il territorio nazionale ma non sono mai stati pubblicati i decreti attuativi previsti dall’art. 3 e che avrebbero dovuto fissare i requisiti e i criteri di accesso, le prove, ecc”. 

Nonostante il vuoto legislativo, svolgere visite guidate senza abilitazione si configura come esercizio abusivo della professione. Questo dovrebbe rendere semplice e facile muoversi nel nostro campo, concludendo che le uniche figure deputate a illustrare il patrimonio culturale della nazione è quello delle guide turistiche. “Invece, la professione è danneggiata da una zona d’ombra e da tutta una serie di sovrapposizioni con altre figure, dovuta principalmente al Codice dei Beni Culturali. In particolare l’art. 112, a proposito di “valorizzazione dei beni culturali” prevede tutta una serie di accordi in cui è facile far ricadere, per chi è interessato, anche l’illustrazione dei beni. La situazione è ulteriormente complicata dall’art. 117 che prevede, tra le funzioni dei gestori per i servizi aggiuntivi, ‘i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di assistenza e di intrattenimento per l’infanzia, i servizi di informazione, di guida e assistenza didattica, i centri di incontro’”.

SOVRAPPOSIZIONE COI VOLONTARI

Il campo della guida turistica finisce quindi di fatto con “l’intersecarsi con quello dell’operatore museale, dell’operatore didattico, delle guide interne dei gestori, delle associazioni culturali con cui le amministrazioni possono stipulare accordi. E nel momento in cui illustrare il patrimonio viene in qualche modo dato come possibile anche ad alcune figure professionali del settore beni culturali, si riaffaccia anche la sovrapposizione con i volontari e con quella forma di volontariato che è il servizio civile. Ci sono siti in cui le visite guidate sono affidate ai volontari del Servizio Civile, anzi in esclusiva a loro.  In altri siti sono affidate in esclusiva ad associazioni culturali, di vario genere. In altri siti ancora sono affidate in esclusiva ad associazioni di volontari”.

NESSUN RISPARMIO PER LO STATO, ANZI

Le guide poi, va sottolineato, “sono liberi professionisti, in genere a Partita IVA, retribuiti da agenzie, società, privati, ecc, e non dalle amministrazioni pubbliche. Quindi eliminarle per dare il loro compito ad associazioni di volontariato o volontari del servizio civile significa privare di lavoro retribuito un libero professionista, senza che lo Stato risparmi nulla; anzi, in questo modo lo Stato perde le tasse e i contributi che le guide pagano”. 

I CASI ECLATANTI

Ruggiero cita poi due casi “eclatanti” come esempio di “esclusione” delle guide turistiche abilitate, cioè l’impedimento di svolgere la professione a favore dei volontari o di una associazione che ha in gestione i servizi didattici di un sito. “Il caso più eclatante è e rimane quello del Quirinale. Dove, dal 2015, alle guide non e più consentito svolgere visite guidate, che sono state lasciate in esclusiva a studenti universitari e ai volontari del Touring Club Italiano. Se una istituzione qualsiasi vuole offrire visite o altri servizi gratis ai visitatori, è libera di farlo, ma non sulla pelle dei lavoratori. In questo caso è l’istituzione/l’amministrazione che dovrà pagare i professionisti. E i professionisti vanno comunque lasciati liberi di esercitare la loro professione”. 

L’altro caso è quello del Museo Pigorini. Qui, la Direzione del Pigorini “interpreta le guide turistiche come figure che illustrano i monumenti solo ai turisti, riservando la didattica al gestore del museo. Un ambito in cui la Direzione include tutte le visite guidate alle scolaresche, di ogni ordine grado, e addirittura i gruppi dei residenti, in quanto loro non sono turisti. In pratica, da 2 anni al Pigorini le guide non possono svolgere visite guidate se non a turisti”. 

Quanto accade al Pigorini “è frutto da una parte della volontà di favorire i concessionari, dall’altra di una discriminazione delle guide, che vengono percepite ancora dalle Direzioni dei musei, dalle Soprintendenze e dai funzionari del settore come figure di basso livello e di bassa preparazione rispetto agli "operatori culturali” e alle altre figure di professionisti dei BBCC. Molti ritengono che le guide non siano in grado di fare didattica e che non siano al livello delle guide interne”. 

Perché le guide turistiche, si chiede infine Ruggiero, “vengono viste quasi come delle cavallette o degli avvoltoi che si ingrassano sfruttando i beni culturali? Nessuno si scandalizza se un medico, per salvare una vita, viene pagato, né che un avvocato o un giudice, che garantiscono la giustizia, vengano retribuiti, né che siano pagati tutti gli altri lavoratori, politici compresi. In tanti, troppi, però si scandalizzano che determinate categorie vivano lavorando nel campo dei beni culturali. Il problema è il principio, che ancora regna sovrano in Italia, per cui nel campo dei beni culturali il volontariato è considerato nobile e il lavoro retribuito è considerato eticamente immorale”. 

 

Articoli correlati