Ph. Maurizio Necci

Torna a splendere nella Chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere, la Cappella della Beata Ludovica Albertoni, raffinato intreccio di architettura, pittura, scultura di Gian Lorenzo Bernini. Il restauro, durato sei mesi, è stato curato dalla Soprintendenza Speciale di Roma guidata da Daniela Porro in accordo con il Fondo Edificio di culto (Fec). “Siamo davanti a un’opera che è un capolavoro assoluto del barocco romano", ha evidenziato la soprintendente Daniela Porro. 

"Questo intervento, che è stato curato dalla soprintendenza di Roma ed eseguito dalla restauratrice Elisabetta Zatti, ha riguardato la cappella ad eccezione della grande tela del Baciccio. Il restauro ha interessato tutta la decorazione in stucco dorato, la figura della beata Ludovica Albertoni - costituita da un unico blocco di marmo di Carrara - i 10 cherubini e anche la coperta davanti alla figura della beata, realizzata sempre su disegno di Bernini ma in un periodo successivo”.

“L’opera presentava nel complesso un annerimento che impediva di coglierne la bellezza; il restauro ha messo inoltre in luce la modalità operativa di Bernini, ovvero il fatto che levigasse al massimo le parti di marmo più in evidenza, lasciando in semi levigato altre parti e addirittura non lavorando le parti posteriori non visibili. Abbiamo quindi lavorato per la tutela e la conservazione di quest’opera, ma anche alla sua fruizione e alla valorizzazione, perché in questo modo il pubblico può cogliere tutta la bellezza di questo monumento”, ha concluso la Porro.

NESSUN COMPENSO PER L'OPERA

Sembra che Bernini, ha raccontato la Porro, per la realizzazione della Cappella non abbia volutamente percepito alcun compenso, un modo per ingraziarsi il Pontefice Clemente X a favore del fratello che si trovava in esilio in seguito a uno scandalo sessuale. Tanto è vero che una volta realizzato questo monumento (in pochi mesi) il fratello rientrò a Roma.

COMMISSIONE INTERNA

La Porro ha quindi annunciato che all’interno della Soprintendenza è stata costituita una commissione interna permanente - composta da un architetto, un archeologo, uno storico dell’arte e da un rappresentante del Fec – per lavorare sulla programmazione degli interventi sulle chiese del Fondo: “Questo - ha spiegato - per arrivare a realizzare meno restauri e più manutenzione conservativa ed evitare quindi interventi di urgenza o somma urgenza”.

CARBONE (FEC): SÌ A BIGLIETTO D’INGRESSO NELLE CHIESE

Sull’ipotesi di un biglietto d’ingresso anche simbolico per le chiese, il prefetto Angelo Carbone del Fondo edifici di culto ha commentato: “Sono d’accordo, lo ritengo indispensabile. Questo è un problema che si scontra con il fatto che se la chiesa è un luogo di culto, non puoi chiedere un biglietto d’ingresso. Ma altrimenti non abbiamo la possibilità di conservare queste chiese in maniera ottimale”, ha sottolineato. 

LA CAPPELLA ALBERTONI

La Cappella Albertoni, completata nel 1674, è il capolavoro dell’ultimo Bernini: l’artista ormai settantaseienne, modificando la precedente struttura dell’ambiente, organizza una nuova soluzione architettonica, in cui oltre alla celebre statua della Beata Ludovica, inserisce una pala d’altare commissionata a Giovan Battista Gaulli detto Baciccio e, sullo sfondo, una sontuosa decorazione dorata da cui si levano dieci putti bianchi. Oltre alla pulitura della scultura e di tutte le altre superfici, con l’eccezione della Pala di Baciccio, dalla polvere e dal particolato atmosferico, il restauro si è rivelato particolarmente complesso nel consolidamento e nella equilibratura cromatica del fondo dorato e dei putti in stucco. Beatificata nel 1761, Ludovica Albertoni (1473 – 1533), religiosissima fin dalla giovinezza, ha dedicato la sua vita alla cura dei poveri e degli indigenti, divenendo alla morte del marito terziaria francescana proprio a San Francesco a Ripa. Il 31 gennaio si festeggia la sua ricorrenza.

IL RESTAURO

A distanza di vent’anni dall’ultimo intervento, un annerimento dovuto al particolato atmosferico interessava le superfici, compresa la statua della Beata Ludovica, ma con l’eccezione della pala d’altare di Gaulli che non è stata restaurata. La decorazione a foglia d’oro presentava alterazioni cromatiche, in parte dovute al deterioramento di precedenti interventi. Il restauro ha interessato diverse tipologie decorative, oltre alla statua di marmo, lo sfondo in oro con rilievi, gli angeli in stucco bianco, il drappo in alabastro con frange in bronzo dorato: tutti materiali che necessitano tecniche diversificate.

L’INTERVENTO

Le indagini preliminari hanno mostrato la complessa condizione conservativa delle superfici in stucco dorato, evidenziando tre strati a foglia d’oro tra cui quello originale. Conseguentemente le operazioni più articolate sono state la pulitura, il consolidamento e la reintegrazione pittorica delle abrasioni e delle alterazioni dei fondi in oro con conclusive velature ad acquarello per ristabilire l’equilibrio cromatico della Cappella. La statua è stata attentamente ripulita dal particolato di deposito che determinava l’annerimento delle superfici, preservando le patine del tempo come nella tradizione del restauro italiano. Oltre alla pulitura, per i cherubini è stata necessaria la protezione degli elementi in ferro di sostegno, mentre le micro lacune e le fessurazioni sono state risarcite.

Il restauro, anche grazie alle indagini preliminari, ha permesso di evidenziare alcune particolarità sia dell’impianto originale della Cappella Albertoni che degli interventi successivi alla sua realizzazione. Per la statua della Beata Ludovica è stato utilizzato un unico blocco di marmo di Carrara, e la sua pulitura ha rimesso in luce la tecnica scultorea propria di Bernini: sulle superfici visibili, la raffinata variazione della finitura da semi lucida (raspa) a levigatura massima nel giaciglio e sul cuscino (polveri abrasive), mentre le parti non visibili all’osservatore sono lasciate in fase di abbozzo (scalpello, subbia, gradina). Le composizioni dei cherubini e i bassorilievi sul fondale e sul soffitto, tutti realizzati con diverse tipologie di stucco, sono stati posizionati prima della doratura.

La Cappella si trova nella quarta campata della navata sinistra della Chiesa di San Francesco a Ripa. La sua costruzione risale al XV secolo e, nonostante non si conosca l’aspetto originale, era sicuramente più piccola di quanto non lo sia attualmente. Secondo i documenti ritrovati da Federica Rampolla di Napoli, gli affreschi dei pennacchi sono di Cristoforo Greppi, raffigurano le sante Cecilia, Agnese e Francesca Romana e, ai lati dell’altare, Santa Chiara e la Beata Ludovica nell’atto di distribuire il pane ai poveri. La Cappella venne restaurata una prima volta nel 1622 da Giacomo Mola, un intervento che consistette essenzialmente in un ampliamento della precedente: il progetto prevedeva un ambiente quadrato con una cupola e un lanternino come unica fonte di luce.

 

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