Più vecchi e più saggi? L'invecchiamento creativo nel Regno Unito 2010-2019 è un rapporto del King’s College London, per conto della Fondazione Baring, che fa il punto su un decennio di attività artistiche partecipative e programmi culturali per e con gli anziani. Lo studio, partendo dall’analisi di una consistente letteratura, soprattutto grigia, ha preso in esame circa 180 progetti, la maggior parte dei quali di dimensione locale. La valutazione è completata da interviste in profondità a una trentina di operatori, artisti e responsabili di organizzazioni che hanno finanziato programmi e interventi.

La sfida dell’invecchiamento attivo, a fronte dell’allungamento della vita media,  è un fenomeno internazionale. Nel Regno Unito, oggi, le persone in età pensionabile sono più di 12 milioni, il 18,9 per cento della popolazione. Entro il 2041, dovrebbero superare i 16 milioni (il 22,3 per cento della popolazione) e la percentuale di persone di età pari o superiore a 85 anni raddoppierà, arrivando a 3,2 milioni. La popolazione anziana cresce a un ritmo più veloce rispetto alle fasce d'età più giovani: le persone di età compresa tra 65 e 84 anni tra il 2008 e 2018 sono cresciute del 23%, raggiungendo i 10,6 milioni, mentre i cittadini con età pari o superiore a 85 anni sono cresciuti nello stesso periodo del 22,8 per cento, arrivando a 1,6 milioni. Per un rapido confronto con l’Italia, è bene ricordare che da noi, al 1° gennaio 2019, l’indice di vecchiaia, dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni, è pari al 173,1 per cento, ancora in crescita rispetto all’anno precedente (quando era arrivato al 168,9 per cento).

COMBATTERE L’AGEISM

In italiano non c’è una parola per tradurre ageism. Però l’ageism c’è. Come il razzismo o il sessismo, l’ageism è una comune forma di discriminazione delle persone in base alla loro età, che si alimenta soprattutto attraverso la proiezione di stereotipi. In una cultura che insegue il mito dell’eterna giovinezza (anche se, a dire il vero, non tratta troppo bene nemmeno i giovani), le vittime dell’ageism sono prevalentemente gli anziani. Questa discriminazione, alla quale il Rapporto dedica passaggi interessanti, si manifesta nel percepire gli anziani come incompetenti e non come adulti esperti e saggi, della cui esperienza e della cui saggezza si potrebbe aver bisogno. L’ageism può assumere la forma di un comportamento condiscendente, o dell’abitudine a prendere decisioni per le persone anziane quando esse preferirebbero prenderle per conto proprio, divertendosi anche di più. Nelle arti, l’ageism si traduce, per esempio, nel supporre che i frequentatori di un centro anziani non siano in grado di fare film o musica elettronica. O nel dare per scontato che una vecchia signora che sa lavorare a maglia non sia interessata a dare a quell’abilità una dimensione creativa, collaborando con un artista che lavora la lana. Potrebbe addirittura significare fare un dipinto o un arazzo per una comunità di anziani invece di lasciare che siano loro a dipingere o a tessere, perché si pensa che siano troppo lenti e incapaci. Pur nel paradosso di una sostanziale gerontocrazia, la nostra cultura tende a celebrare la gioventù e a sottovalutare il contributo alla società fatto da persone in età avanzata. E invece, le voci e l'immaginazione delle generazioni più anziane hanno molto da dire per il bene comune, e le arti sono uno straordinario veicolo perché trovino espressione.

L’ARTE È UN DIRITTO. E FA BENE.

Il diritto all’arte e il riconoscimento dei benefici che derivano dal coinvolgimento delle persone anziane in attività artistiche sono i due presupposti cardine dello studio e di quello che il Rapporto configura come un vero e proprio nuovo movimento culturale. Fra i benefici, documentati da una mole di studi e di ricerche ormai imponente, il Rapporto del KCL mette al primo posto la capacità di costruire e mantenere contatti sociali, contrastando l’isolamento in cui un numero crescente di anziani vive oggi – nel Regno Unito, così come in Italia. La solitudine – definita come lo scarto fra la quantità e la qualità delle relazioni che vorremmo avere e quelle che abbiamo effettivamente – colpisce gli anziani duramente. Dei 3,6 milioni di anziani che vivono soli nel Regno Unito, Age UK riferisce che 1,9 milioni – specialmente tra coloro che hanno più di 80 anni e basso reddito - si sentono spesso ignorati e invisibili, e 1,4 milioni si sentono cronicamente soli. La solitudine e l’isolamento sono associati al decadimento delle condizioni di salute fisica e mentale, e all’insorgere di ipertensione, demenze e depressione.

La ricerca qualitativa ha identificato quattro strategie principali per il superamento della solitudine: 1) migliorare le abilità sociali, 2) migliorare il supporto sociale, 3) aumentare le opportunità di contatto sociale e 4) gestire la maladaptive social cognition, cioè la visione distorta e negativa delle persone anziane sulla propria autostima e su come le altre persone le percepiscono. L'impegno artistico ha dimostrato di contribuire in modo tangibile a ottenere risultati positivi in tutte queste aree.

Un’altra importante area di impatto benefico dell’arte è il benessere, inteso, nei termini della New Economics Foundation (NEF), come “sentirsi bene e funzionare bene”. Avendo notato la scarsa varietà nelle attività proposte alle persone anziane dai servizi sociali e sanitari competenti, la Fondazione Baring ha riconosciuto che impegnarsi in attività artistiche potrebbe essere un modo per seguire le “Cinque Vie al Benessere” definite dalla NEF: connettersi; essere attivi; essere consapevoli; continuare a imparare; dare. Nel febbraio 2017, Age UK ha pubblicato un indice dei fattori che influenzano il benessere in tarda età, basato sulle risposte di 15.000 persone con più di 60 anni. La partecipazione ad attività creative e culturali ha ottenuto il massimo punteggio, per il suo contributo complessivo al benessere. Studi successivi hanno documentato che il consumo passivo (visitare luoghi, assistere a spettacoli) è però ancora prevalente sulla partecipazione attiva, nell’ambito della quale le attività preferite dagli anziani sono la lettura, l’artigianato, la fotografia e le videoriprese, seguite da danza e musica.

Il Rapporto riprende poi un tema ormai molto documentato: i benefici dell’arte sono percepibili sulla salute. C'è un crescente riconoscimento che l'attività culturale e creativa può avere sia un impatto diretto su una serie di condizioni mediche, sia un impatto indiretto sulla salute, perché migliora la connessione sociale, il benessere e la resilienza. Si stima che 850.000 persone nel Regno Unito vivano con una forma di demenza (in Italia sono oltre un milione), e si prevede che questo numero aumenterà notevolmente nei prossimi decenni. La demenza influisce su funzioni come il linguaggio, la percezione, il ragionamento, l’umore, la memoria e persino la personalità. Le demenze hanno una incidenza particolarmente elevata fra gli anziani. Sebbene sia incurabile, osserva il Rapporto, la demenza non è una condanna a morte e può diventare un periodo gestito, felice e creativo della vita. Alcuni degli intervistati dello studio del KCL raccontano come il coinvolgimento nell’arte abbia regalato calma e conforto a persone agitate, e come gli ambienti creativi aiutino le persone con demenza a stare bene e a comunicare, dare il proprio contributo e, quindi, ricevere apprezzamento invece che stigma. Insomma, l’impegno artistico aiuta a mantenere il funzionamento cognitivo nelle persone con demenza e, cosa forse ancora più importante, a valorizzare la loro personalità e a migliorare la qualità della loro vita. Il morbo di Parkinson è una condizione neurologica degenerativa, e nel Regno Unito, interessa circa 145.000 persone (una su 350) prevalentemente anziani. Il Parkinson uccide le cellule che producono la dopamina nel cervello, con effetti su coordinazione, cognizione e comunicazione. Le persone con Parkinson possono sperimentare una diminuzione della salute mentale, perdita di memoria, sbalzi d'umore e episodi psicotici. Negli ultimi anni, la danza si è affermata come uno dei modi più promettenti di affrontare diverse fasi della malattia.

UNA LUNGA LISTA

Il Rapporto di KCL richiama, ancora una volta, il numero crescente di evidenze sui benefici personali e sociali ottenuti dagli anziani che si coinvolgono in attività artistiche. I programmi e le iniziative passati in rassegna documentano:

• Miglioramento della memoria, dell’attenzione, della concentrazione e benessere emotivo, che possono ritardare l'insorgenza della demenza e rallentarne la progressione (es. musica e canto);

• Ampliamento della capacità di movimento fisico e della flessibilità articolare (danza, attività circensi);

• Migliori capacità comunicative, che possono migliorare le relazioni con la famiglia, gli amici, la comunità (teatro e poesia);

• Migliore interazione sociale, che può incoraggiare a impegnarsi attivamente nel volontariato o ad unirsi a nuovi gruppi e aiutano a ridurre la solitudine e l’isolamento (artigianato);

• Rafforzamento dei legami con la comunità, che può migliorare il senso di orgoglio, scopo e appartenenza (storytelling);

• Maggiore sicurezza in se stessi, creatività e motivazione, che possono migliorare sensibilmente la routine, anche alleviando l’ansia e riducendo il bisogno di farmaci (scrittura creativa e arti visive).

UNA BUONA BATTAGLIA DA FARE

Paul Cann - ex amministratore delegato di Age UK Oxfordshire, che lavora in quest'area dagli anni '80, ha osservato che per molti anni le organizzazioni per i diritti degli anziani in Inghilterra si erano battute "vigorosamente e giustamente per pensioni migliori, assistenza migliore negli ospedali e migliore assistenza sociale", ma non hanno mai fatto una vera campagna per “le cose che rendono la vita degna di essere vissuta". La battaglia da fare oggi, quindi, è per l’invecchiamento creativo, che va considerato altrettanto importante dell’assistenza e della qualità dei servizi e della cura.

SPUNTI PER LA LETTURA LENTA

Il Rapporto è costruito su una documentazione molto ricca di esperienze, progetti, studi di caso realizzati nei settori artistici più diversi e con una varietà di condizioni sociali, culturali e di salute. Queste storie meritano di essere lette ad una ad una. Ci vorrà un po’ di tempo, ma la lettura lenta premierà, senza alcun dubbio, chi si dedicherà ad essa.

Abstract

Older and wiser? Creative ageing in the UK 2010–19 is a King’s College London report, commissioned by the Baring Foundation. Centred on practice in social care and health settings, cultural and community venues and digital space, Older and wiser? presents case studies and provides examples. It highlights the growing involvement of older people in designing and delivering participatory arts activities and cultural programmes in the UK during the last decade. The report draws attention to “the factors that prevent older people from becoming involved in creative and cultural activities – from psychosocial and economic barriers to practical impediments such as lack of available transport – and the ways in which these are being overcome”.

 

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