Nonostante i persistenti effetti negativi della crisi finanziaria ed economica degli ultimi anni, i settori culturali e creativi (SCC) hanno dimostrato alti livelli di resilienza economica e una forte competitività, nonché un'elevata capacità intrinseca di innovare. Secondo una recente analisi dello European Investment Fund (Market analysis of the Cultural and Creative Sectors in Europe, 2019), nella maggior parte dei Paesi dell'UE tra il 2008 e il 2016, i SCC hanno registrato una crescita complessivamente positiva (+ 4,3%) e raggiunto circa il 10% del numero totale di aziende nel settore dei servizi alle imprese (2,45 milioni di aziende nel 2016). L'occupazione nei SCC, che ha superato i 6,7 milioni di dipendenti nel 2016, è in crescita sin dal 2008, soprattutto in sotto-settori come audiovisivo e multimedia. Le imprese culturali e creative superano inoltre i tassi di sopravvivenza di riferimento delle imprese di servizi nell'UE e presentano un peso economico simile a quello delle Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione (TIC) e della ristorazione e alberghi.

Inoltre, la capacità intrinseca dei SCC di innovare, introdurre nuovi prodotti, servizi e modelli organizzativi in mercati in rapido movimento, complessi e competitivi, indica che i contenuti creativi non solo servono allo sviluppo dei SCC, ma hanno un impatto sulla supply chain di diversi settori come l'elettronica di consumo, i servizi di telecomunicazione, il turismo, l’istruzione, l’assistenza sanitaria. Ad esempio, le narrazioni visive sono ampiamente utilizzate nel settore dell'educazione, per spiegare meglio vari tipi di contenuti, per la storia, la matematica o le lezioni di chimica. Nel campo della ricerca medica, le tecniche provenienti dai SCC (ad es. animazione e rendering 3D) sono state utilizzate per migliorare la visualizzazione dell'anatomia umana.

Ma come si prospetta il nuovo decennio per questi settori? Quali sono gli ostacoli da affrontare e quali le prospettive di sviluppo? Un nuovo studio, “Culture and creative sectors in the European Union - key future developments, challenges and opportunities”, a cura delle società di ricerca KEA European Affairs e PPMI e commissionato dalla Commissione per la cultura e l'istruzione (CULT) del Parlamento europeo, presenta diversi scenari possibili, avendo come orizzonte il 2030.

I SETTORI CULTURALI E CREATIVI AD OGGI: STATO DELL’ARTE

Secondo lo studio, otto sono le aree tematiche entro le quali è possibile identificare le principali tendenze che caratterizzano questi settori e che ne influenzeranno gli sviluppi futuri.

Diversità, frammentarietà e concentrazione - Diversità e frammentarietà sono tra i tratti più tipici di questi settori, che non a caso presentano una percentuale estremamente elevata di piccole e micro entità (circa il 95%). Da un lato, questa caratteristica ben riflette la ricchezza culturale europea. In settori come quello musicale e audiovisivo, per esempio, i repertori e le produzioni locali rappresentano buona parte del mercato nazionale, almeno in alcuni Paesi: secondo i dati riportati dallo studio, in Francia, il 69% del pubblico musicale ascolta il genere “variété française”. In Paesi come Regno Unito, Francia, Polonia e Lituania, la quota di mercato delle produzioni nazionali rappresentava più del 20% nel 2017. Dall’altro, però, diversità e frammentazione limitano le opportunità di distribuzione e circolazione delle opere, nonché la capacità dei singoli attori di investire in creazioni indipendenti ma anche in attività di ricerca e sviluppo per esplorare nuovi mercati online e strumenti digitali. Si tratta di sfide complesse, soprattutto a fronte di un mercato sempre più concentrato nelle mani di pochi e grandi attori extraeuropei nei sotto settori che sono stati particolarmente interessati dal passaggio al digitale, ossia l’audiovisivo, l’editoria e la musica. I progressi degli ultimi 20 anni includono la nascita di organizzazioni europee come l’EFADs (European Film Agency Directors) e IMPALA - l’associazione delle imprese musicali indipendenti, nonché di altre federazioni createsi in anni recenti in Paesi come il Regno Unito e l’Olanda, che hanno l’obiettivo di migliorare la rappresentanza di questi settori presso i decisori politici, sostenendone la crescita e la stabilizzazione.

Nuovi modelli di finanziamento - Le modalità di finanziamento del settore stanno profondamente mutando, a fronte, da un lato, di budget pubblici destinati alla cultura sempre più esigui e, dall’altro, di mercati sempre più competitivi. Secondo lo studio, la spesa pubblica in cultura nei 28 Paesi UE ha subito un taglio del 3% tra il 2007 e il 2015, pari a una riduzione della spesa pubblica per cultura pro capite del 4,77%. Programmi di finanziamento europei complementari al finanziamento nazionale, in particolare Europa Creativa ma anche Horizon 2020, COSME e INTERREG, sono quindi diventati sempre più richiesti, anche se non sempre adeguati in termini di budget disponibile o di accessibilità per le Piccole e Medie Imprese (PMI). Le PMI hanno inoltre iniziato a esplorare modelli di business nuovi per rimanere sostenibili, rivolgendosi a fonti di finanziamento private. L’ottima notizia è che per i SCC europei è adesso disponibile uno specifico strumento di garanzia che facilita l’accesso a finanziamenti bancari per supportare nuovi modelli di business, spesso rifiutati dagli investitori che hanno poca dimestichezza con questi settori.

Forza lavoro e competenze - Nonostante i dati europei sui SCC rimangano limitati, diverse ricerche mostrano che gli occupati di questi settori sono per lo più giovani e più istruiti della media e operano soprattutto come lavoratori autonomi. La presenza delle donne è significativa nei corsi di studio legati ai SCC, ma le loro condizioni di lavoro sono spesso peggiori rispetto a quelle dei colleghi uomini (a proposito di disparità di genere nei SCC, vedi anche la recensione del Rapporto ENNCA e di un recente studio sui board delle istituzioni culturali italiane su Letture Lente).  

A livello di competenze, il passaggio al digitale e la globalizzazione richiedono sempre più una forza lavoro che combini capacità creative, digitali, gestionali e imprenditoriali, insieme a competenze trasversali per stimolare l'innovazione. Allo stesso tempo, lo studio sottolinea il contributo strategico che oggi i SCC sono chiamati a fornire, per lo sviluppo di competenze trasversali in grado di controbilanciare le opportunità e sfide introdotte dall'Intelligenza Artificiale (IA) e dal lavoro automatizzato.

Nuove tecnologie - Lo studio dedica numerose pagine ai cambiamenti tecnologici che stanno profondamente mutando le modalità di funzionamento dei SCC, soprattutto dell’audiovisivo, della musica e dell’editoria, ma non solo. La realtà virtuale e aumentata permettono agli artisti visivi di esplorare nuovi orizzonti: la startup australiana Artivive – uno dei numerosi casi studio presentati nel rapporto - nasce proprio nell’intento di accompagnare gli artisti a supporto di questo processo. Lo sviluppo dell'IA ha inoltre un impatto significativo, poiché consente di consigliare contenuti personalizzati. Tuttavia, la tendenza verso un settore tecnologico basato sui dati genera crescenti preoccupazioni per la privacy dei consumatori.

Pubblico e partecipazione culturale - A livello di pubblico, la ricerca evidenzia due principali tendenze: da un lato, le tecnologie hanno aperto nuove possibilità per il pubblico di accedere, nonché di contribuire attivamente alla creazione di nuovi contenuti. Dall’altro, si stanno esprimendo preoccupazioni in merito ai possibili limiti che la partecipazione culturale digitale potrebbe avere in termini di impatti sociali e di benessere rispetto alla partecipazione di persona. Pertanto, le istituzioni culturali si sono messe alla ricerca di strumenti e metodi innovativi per attrarre (e ri-attrarre) vecchi e nuovi pubblici ma soprattutto per riaffermare il loro ruolo di connettori sociali.

Il contesto internazionale - Il mercato aperto e globalizzato ha avuto un chiaro impatto sui SCC, come mostra lo studio a più riprese. A livello commerciale, il mercato globale dei prodotti creativi è in notevole crescita, essendo passato da un valore di circa 208 miliardi di dollari nel 2002 a circa 509 miliardi di dollari nel 2015 (dati UNCTAD - United Nations Conference on Trade and Development). In maniera simile, il mercato globale dei servizi on-demand sta evolvendo molto rapidamente: per i Video on Demand (VOD), in particolare, il mercato globale dovrebbe raggiungere i 94 miliardi di dollari entro il 2023, aprendo importanti opportunità per i SCC europei.

Più in generale, l'ipermobilità è diventata una vera e propria condizione sociale ed economica nei SCC, nonostante i bisogni e le opportunità differiscano tra settori, status professionale e fasi di carriera. A causa della maggiore concorrenza generata dalle economie emergenti, i professionisti della cultura devono sviluppare capacità finanziarie e gestionali al fine di individuare nuove opportunità professionali all'estero e sbloccare finanziamenti ma anche per sviluppare nuove collaborazioni cross-disciplinari. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie offrono alternative alla mobilità (comunicazioni online, streaming, residenze virtuali), riducendo l'impatto ambientale della mobilità internazionale.

Sfide ambientali - Grazie al loro carattere creativo, innovativo e in rapida evoluzione, i SCC possono contribuire allo sviluppo di pratiche sostenibili. A conferma di ciò, alcuni operatori stanno agendo pionieristicamente per ridurre la loro impronta di carbonio, ad esempio nei festival o nel settore della moda (vedasi, per esempio, il Green Sziget Sustainability Programme del Festival Sziget di Budapest). I SCC possono anche supportare altri settori nella loro transizione ecologica: ad esempio ClickNL (il consorzio dei SCC d’eccellenza nei Paesi Bassi) ha avviato un programma quadriennale per l'industria manifatturiera per lavorare in collaborazione con i creativi al fine di adottare metodi di economia circolare. Uno studio condotto in occasione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2015 a Parigi suggerisce inoltre che l'arte può essere anche una forma efficace di attivismo: i ricercatori hanno stabilito una relazione positiva tra certe tipologie di opere e le risposte emotive e cognitive generate nel pubblico. Tuttavia, una preoccupazione crescente che deve ancora essere affrontata è l'impronta di carbonio delle attività digitali e del cloud computing, che hanno il controllo di grandi piattaforme online.

Quadro politico - Nell'ultimo decennio, i SCC hanno guadagnato una maggiore attenzione nel processo decisionale dell'Unione Europea. L'Agenda europea per la cultura 2018 e il programma Europa Creativa mirano ad aiutare i SCC a prosperare in un contesto digitale internazionale, insieme a numerosi altri programmi che offrono sempre più opportunità di finanziamento ai SCC. Tra questi, il nuovo “InvestEU” adottato il 6 giugno 2018, che ha l’obiettivo di mobilitare investimenti pubblici e privati fornendo una garanzia per i prodotti finanziari. Nell’ambito del nuovo asse di intervento “Investimenti sociali e competenze”, potrebbero essere sviluppati nuovi prodotti finanziari per pilotare investimenti a impatto sociale o sviluppare schemi di prestito per la mobilità di artisti o creatori. I SCC dovrebbero inoltre beneficiare del successore dello strumento di garanzia per i settori culturali e creativi. Quello attuale ha già erogato 630 prestiti per il periodo 2016-2020, di cui il 60% per il settore audiovisivo e il 40% per altri settori culturali.

SCENARI DI SVILUPPO

Lo studio propone oltre 60 scenari di sviluppo, per ognuno dei quali è stato proposto un indice di probabilità, in seguito a un’indagine coinvolta con circa 200 operatori di settore e un workshop di analisi dei risultati con 16 partecipanti. Gli autori forniscono inoltre una matrice volta a orientare le decisioni future di politici e operatori, avendo il 2030 come orizzonte temporale. Questa mette a confronto scenari estremi (aspirazionali/auspicabili vs dirompenti/meno desiderabili) e più vs meno probabili.

In estrema sintesi, secondo i risultati del workshop riportati dallo studio:

  • Gli scenari aspirazionali più probabili vedono nei SCC un propulsore di cambiamento individuale e sociale relativamente alle questioni ambientali, un potente elemento di attrattiva territoriale e un early adopter di nuove tecnologie, con una crescita concentrata soprattutto in alcuni settori, tra cui l’audiovisivo e i videogiochi.
  • Secondo gli scenari più dirompenti, andremo invece verso un futuro digitale, guidato dalle piattaforme, che sfiderà l'etica e la diversità culturale dei SCC, vedrà un aumento della violazione della libertà artistica e della censura delle organizzazioni culturali e darà maggior peso ai big data, che potrebbero danneggiare l'ambiente in maniera significativa.
  • In alcuni casi, i partecipanti al workshop hanno espresso opinioni contrastanti rispetto alla probabilità di certi scenari, compreso quello secondo cui: il commercio internazionale sarà dominato da grandi Paesi dell'UE; l'accesso ai SCC rimarrà difficile nelle aree rurali/periferiche; e la polarizzazione delle risorse per i SCC non sarà sufficientemente affrontata dai responsabili politici.
  • Alcuni scenari sono stati percepiti come meno plausibili. Tuttavia, questi sono associati alle tendenze più importanti identificate nel questionario e potrebbero avere un impatto significativo se dovessero materializzarsi. Questi scenari prevedono che la polarizzazione delle risorse per i SCC non sarà sufficientemente affrontata dai responsabili politici; che la diversità culturale sarà utilizzata per dividere la società a vantaggio dei gruppi politici; e che i SCC mancheranno di competitività per svolgere un ruolo primario nelle relazioni culturali globali.

RACCOMANDAZIONI

Le raccomandazioni ai membri della commissione CULT del Parlamento europeo – che vogliono far fronte alle principali sfide individuate, possono essere così sintetizzate:

  • La diversità culturale dovrebbe essere preservata attraverso misure relative alla politica di concorrenza nonché attraverso la partecipazione attiva dei SCC alle discussioni sull'IA (aderendo all’Alleanza europea per l’Intelligenza Artificiale - IA) e il monitoraggio dell'attuazione della direttiva sui servizi di media audiovisivi.
  • Le forme atipiche di impiego dovrebbero essere analizzate con attenzione, al fine di valutare fino a che punto le attuali regole di mercato sono adeguate a un mercato del lavoro altamente frammentato e se è necessario un aggiornamento per i lavori autonomi e i liberi professionisti.
  • Il futuro sviluppo dei SCC richiede opportunità di formazione flessibile e di apprendimento permanente che possono essere raggiunte includendo i SCC in programmi di formazione, esistenti e nuovi, e migliorando le sinergie tra le iniziative STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics) della Commissione europea.
  • La commissione CULT del Parlamento europeo può svolgere un ruolo proattivo nel miglioramento della sostenibilità finanziaria e ambientale degli operatori dei SCC attraverso programmi di imprenditorialità, sostenendo il settore non profit e fornendo incentivi a pratiche rispettose dell'ambiente.
  • La commissione CULT dovrebbe inoltre commissionare una ricerca sulla diversità della forza lavoro nei SCC, al fine di identificare e affrontare le principali disuguaglianze; incoraggiare lo sviluppo di meccanismi di impegno che promuovono la parità di genere e monitorano il loro impatto; e istituire regolari esercizi di raccolta dei dati monitorando la diversità del pubblico e garantendo che l'accesso alla cultura sia il più ampio possibile.
  • Al fine di garantire lo sviluppo dei SCC all’interno di società democratiche, la commissione CULT potrebbe infine rafforzare la cooperazione con l’Indicator Framework on Culture and Democracy del Consiglio d'Europa e prendere in considerazione il finanziamento di progetti di cittadinanza attiva guidati dai SCC.

CONCLUSIONI

Si chiude un decennio molto importante per i SCC. Gli anni che vanno dal 2011 al 2020 sono quelli dell’implementazione dei principi racchiusi nella prima Agenda europea della cultura del 2008, nonché della capitalizzazione del concetto di “creatività culturale” di cui stiamo ancora raccogliendo i frutti. Gli ultimi anni del decennio sono forse stati tra i più importanti a livello tanto europeo quanto locale. Iniziative come l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale nel 2018, l’adozione della Nuova Agenda Europea per la Cultura 2018 nonché il riconosciuto successo di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 hanno dimostrato con chiarezza il valore della cultura quale connettore sociale e driver economico, e confermato la necessità di un’Unione Europea a “misura d’uomo”, in grado di azionare processi di sviluppo territoriale.

Il 2020 è un anno di transizione perché si concluderà un settennato e si lancerà lo sguardo verso l’orizzonte del 2027, prima, e del 2030 poi. Come ogni transizione comporterà un cambiamento e chi ne saprà leggere le tendenze non solo non avrà nulla da temere ma potrà giovarne. Se l’Europa riuscirà a stimolare crescita e diversità dei SCC, avrà una carta in più per competere anche su scala globale.

Tuttavia, in un’Europa in cui continuano a soffiare venti antidemocratici e populisti, non mancano le forze che remano contro la cultura e lo stesso progetto europeo. La Rubrica 2 “Cohesion and Values” del Bilancio UE 2021-2027, avente tra i suoi strumenti operativi Europa Creativa, potrebbe subire tagli consistenti. Mentre il Parlamento Europeo  nel maggio 2018 aveva sostenuto la proposta della Commissione di aumentare simbolicamente il budget del programma da 1,4 a 1,8 miliardi di euro, Europa Creativa rischia adesso di subire un taglio significativo che manterrebbe il budget più o meno ai livelli attuali.

La ricerca qui esaminata rappresenta uno strumento utile per gli operatori dei SCC e per i decisori pubblici e privati che intendono sintonizzarsi tempestivamente con il quadro delineato, nell’obbiettivo di cogliere le opportunità di rinnovamento dei modelli di business e di partenariato pubblico-privato. Lo studio è rilevante anche su un piano strettamente culturale/valoriale, perché sottolinea il contributo fondamentale che i SCC potranno dare in termini di tenuta democratica e di rilancio del progetto stesso dell’Unione Europea, se riusciremo a preservarne ricchezza e diversità, come raccomanda lo stesso studio. Qui ne offriamo un’estrema sintesi, ma invitiamo i lettori a consultare lo studio completo, ricchissimo in dati, casi studio e riferimenti bibliografici.

A livello nazionale, la mappa fornita dagli scenari suggeriti dallo studio può essere utile per trasformare il sovranismo psichico italiano in un nuovo localismo denso di appartenenza e di inimitabile attrattiva. Agire attraverso visioni politiche pensate a partire dai luoghi significa lavorare sulla resilienza dei cittadini e sulla vocazione territoriale, riducendo così le disuguaglianze fra centri dinamici e aree interne del Paese, nonché fra centri storici e periferie delle principali realtà metropolitane. Questo non solo è possibile ma sappiamo anche su quali leve possiamo puntare, fra cui spiccano i SCC col loro apporto all’economia e alla coesione sociale, e con un appeal in particolare verso i più giovani, in un momento di crisi demografica senza precedenti per il nostro Paese. Rompiamo gli indugi, chiediamo più riconoscimento e coraggio, come quello che è in grado di mostrare l’Unione Europea quando lancia iniziative di ampio respiro come il Knowledge and Innovation Community (KIC) sulle industrie culturali e creative - uno degli assi prioritari di Horizon Europe per il suo alto potenziale di crescita e la capacità di mobilitare cittadini e comunità locali. Sarà operativo dal 2022.

KEA & PPMI 2019, Research for CULT Committee – Culture and creative sectors in the European Union- key future developments, challenges and opportunities, European Parliament, Policy Department for Structural and Cohesion Policies, Brussels http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2019/629203/IPOL_STU(2019)629203_EN.pdf   

ABSTRACT

"Culture and creative sectors in the European Union – Key future developments, challenges and opportunities” is a study authored by KEA European Affairs and PPMI under the request of the European Parliament. Cultural and Creative Sectors (CCS) will have an important role within the EU change by 2030. This report highlights the key trends that are likely to impact the future development of the CCS. It is a foresight scenario-based study which assesses the way the European CCS are already affected and could be affected in the future by economic, social, political or technologic changes. The first part of the study analyses the state-of-play, while the second part advances a prospective analysis grounded on scenarios with different degrees of probability on the future of CCS and tested through consultation with a wide range of stakeholders.

 

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