Con il 2020, la Brexit  diventa realtà. Si chiude un capitolo della storia europea e se ne apre un altro che appare ancora febbricitante e incerto. Il messaggio dello scorso 31 gennaio della nuova Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, recita “As the sun rises tomorrow, a new chapter for our Union of 27 will being. And with it comes a once-in-a-generation opportunity to ensure Europe leads the way on the twin ecological and digital transformation. To build a more prosperous and more just society. To uphold the values that we hold dear. To project Europe’s brand of responsible global leadership in today’s world”.

E come mantendere e rilanciare i valori fondanti del progetto europeo, se non (ri-)partendo dalla cultura?

Due sono i principali processi - trasformativi e convergenti - che interessano oggi il mondo della cultura e che costituiscono il fils rouge degli interventi che ospitiamo nel numero di febbraio di Letture Lente.

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Da un lato, una cultura quale propulsore di progetti di rigenerazione inclusivi che partono dal basso a cui dedichiamo ampio spazio con il Dossier sulle Fondazioni di Comunità, in collaborazione con l’Associazione Italiana delle Fondazioni ed Enti della Filantropia | Assifero. Introduce il Segretario Generale, Carola Carazzone, con una riflessione su uno strumento giuridico dalle potenzialità enormi, che può essere tessuto di catalizzazione di risorse e competenze, al servizio dei territori.  Quattro i casi studio che trovano nell’arte e nel patrimonio culturale propulsore e abilitatore di cambiamento - di individui come di territori: quella di San Gennaro (a cura di Vittoria Azzarita), di Messina (a cura di Maria Elena Santagati), e di Salerno e di Monza e Brianza (a cura di Martina Bacci e Francesca Mereta).

Dall’altro, percepiamo una cultura istituzionalizzata che prova a rendersi sempre più inclusiva, in nome della giustizia sociale, seguendo i Sustainable Development Goals (SDGs). Anna Chiara Cimoli, mediatrice culturale esperta in migrazioni, diversità culturale e museologia sociale, ci offre un’affascinante e promettente panoramica di ciò che succede nei musei: da Firenze a Venezia, da Amsterdam a Torino, fino a Londra o New York, tanti casi diversi, ma accomunati dalla capacità di mettere centro l’ascolto dell’altro e il dialogo interculturale per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo. Di trasformazioni nel mondo museale, ci parlano anche Paola Dubini e Alberto Monti dimostrando che la diversità in termini di profili all’interno dei consigli di amministrazione ha un impatto positivo e significativo sull’incremento dei visitatori dei musei autonomi, frutto della Riforma Franceschini.

È in questo contesto che si inseriscono e si rafforzano nuove pratiche di partecipazione culturale, che vedono una “marginalizzazione dell’autorialità a favore di una riscrittura della storia dalla parte dei pubblici” come ci racconta uno dei game designer più noti a livello nazionale e internazionale, Fabio Viola. Ma non si tratta di semplice entertainement. Ancora una volta, arriva proprio dal Regno Unito (la Brexit non ci ferma) una nuova ricerca che riconferma gli effetti positivi della partecipazione culturale sull’invecchiamento attivo (recensione a cura di Annalisa Cicerchia).

L’Unione europea ci offre l’occasione di sistematizzare nuove esperienze e pratiche, presentandoci chiari scenari di sviluppo per i settori culturali e creativi verso cui convergere (secondo un recente studio del Parlamento europeo recensito da Giancarlo Sciascia e Valentina Montalto), nonché proponendo un ambizioso programma di finanziamento per il periodo 2021-2027 che vede un ruolo sempre più preponderante della cultura in programmi chiave e dal budget importante come Horizon 2020 nonché la Politica di Coesione.

Che le istituzioni coinvolte nelle negoziazioni che definiranno in concreto le condizioni della post-Brexit possano tenere conto della minaccia che la separazione porta con sé e possano facilitare il lavoro di chi vuole continuare a collaborare. La European Cultural Foundation che, insieme agli istituti nazionali di cultura Allianz Kulturstiftung, Bristish Council, Goethe Institute, nonché la Compagnia di San Paolo, ha già proposto, in controtendenza alla Brexit, un approccio alternativo, che prevede un’intensificazione di iniziative e programmi congiunti tra istituti, reti e persone, al di qua e al di là della Manica, nonché una raccolta di progetti collaborativi che possano mostrare la “way forward after Brexit”. È un potente appello a rimanere uniti, collaborando a un percorso culturale comune. Appello che noi di AgCult e Letture Lente sottoscriviamo a piene mani e di cui ci facciamo promotori. Aderiamo numerosi perché “Nessuno può fischiettare una sinfonia. Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla” (HE Luccock).

Catterina Seia e Valentina Montalto

 

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