Il 29 gennaio la Commissione europea ha presentato le sue priorità per il 2020. Il programma di lavoro stabilisce i principali passi che la Commissione prenderà durante l’anno per trasformare le sei priorità della presidente Ursula von der Leyen (green deal europeo, un’economia al servizio delle persone, un’Europa pronta per l’era digitale, promozione del nostro stile di vita, un’Europa più forte del mondo, un nuovo slancio per la democrazia europea) in iniziative concrete che verranno poi attuate in collaborazione con Parlamento europeo, Stati membri e altri partner. Ma quale ruolo ha la cultura nello sviluppo dei nuovi obiettivi politici e in che misura è menzionata nel programma? “Mentre l’ambizione per un’Europa sostenibile dal punto di vista ecologico, economico e sociale è forte, le direzioni e gli strumenti per arrivarci mancano di un ingrediente fondamentale: la cultura”, è la denuncia di Culture Action Europe.

In un articolo a firma Elena Maggi, policy expert del CAE, vengono analizzati i passi proposti dalla Commissione europea al fine di fornire una panoramica del perché il contributo e la responsabilità della cultura devono essere presi maggiormente in considerazione nella realizzazione di un “Unione che si impegna di più”. Nello specifico, secondo il CAE “è estremamente preoccupante che in nessuno dei 43 nuovi obiettivi strategici della Commissione sia menzionata direttamente la cultura”. Partendo dalla consapevolezza che “ci sono prove considerevoli del ruolo fondamentale che la cultura svolge nel garantire una crescita equa e la creazione di posti di lavoro, la promozione della democrazia, della giustizia sociale e della coesione”, il CAE sottolinea che “la cultura non è un accessorio ma un elemento fondamentale di un ‘Unione che si impegna di più’”. Ecco perché “il contributo fondamentale della cultura al progetto democratico europeo merita il riconoscimento immediato della Commissione e un’azione politica ambiziosa”.

 

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