foto “Mostra “dal marmo al missile”” della fdc Monza e Brianza. credits:archivio FCMB

Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus nasce nel dicembre 2000 dal progetto “Fondazioni di Comunità” di Fondazione Cariplo e quest’anno festeggerà vent’anni di attività con e per la sua comunità, la provincia di Monza e Brianza, un territorio ad altissima densità abitativa, seconda in Italia solo a Napoli, con un forte carattere imprenditoriale, e che presenta un tessuto associativo molto ricco.  

A raccontarci della nascita e dello sviluppo della fondazione, inquadrandola all’interno del panorama delle istituzioni filantropiche italiane, e del suo impegno nel settore culturale è Marta Petenzi, Segretario Generale, che lavora a capo di un team di tre persone.

LA FONDAZIONE. MODALITÀ E SETTORI DI INTERVENTO

In questi due decenni la Fondazione ha intrapreso un interessante percorso di crescita, a partire dalle modalità di catalizzazione di risorse: all’inizio ha lavorato soprattutto alla loro raccolta concentrandosi su un numero ristretto di donatori, appartenenti alla comunità, con maggiori disponibilità, per poter incrementare il fondo patrimoniale e dare prova del radicamento nel territorio e del consenso suscitato. Nel 2009 è riuscita a concludere, con un anno di anticipo, la sfida lanciata da Fondazione Cariplo, la quale avrebbe stanziato un contributo straordinario di 10 milioni di euro a ciascuna fondazione che avesse raccolto nei primi dieci anni di attività almeno 5 milioni di euro. Oggi la Fondazione si concentra a raccogliere anche risorse dal basso, dalla comunità più allargata e, nel 2018, ha stanziato a favore del territorio oltre 2 milioni di euro.

Anche la modalità operativa di Fondazione della Comunità di Monza e Brianza ha visto un’evoluzione: nella fase iniziale lo strumento di intervento principale era costituito da bandi di finanziamento generici, aperti due volte all’anno e articolati sulla base di “macro-settori”. Nel tempo, grazie a un continuo dialogo con le diverse realtà del territorio (gli stakeholders, le istituzioni, le organizzazioni, la rappresentanza del terzo settore), la Fondazione ha potuto approfondire la conoscenza della propria comunità e focalizzare le linee erogative sui bisogni emergenti. Il passo successivo è stato l’introduzione di strumenti più flessibili per il finanziamento di progetti minori.

L’impatto più evidente generato dalla Fondazione in venti anni di lavoro, oltre a quello economico − 25 milioni di euro di finanziamenti erogati e, dunque, un valore di almeno 60 milioni di euro conseguito su tutto il territorio – è stato l’attivazione della comunità. L’attività di raccolta fondi promossa dalle organizzazioni per il raggiungimento della “quota base”, necessaria ad accedere al finanziamento concesso dalla Fondazione, da una parte ha comportato un maggiore coinvolgimento delle realtà territoriali, dall’altra ha contribuito ad accrescere la consapevolezza della comunità sull’importanza di alcuni ambiti di intervento e bisogni emergenti.

 “Il risultato atteso è quello di riuscire ad attivare, sempre di più, dei processi di co-progettazione e di confronto con le organizzazioni in modo tale da sostenere delle iniziative concepite in modo sinergico e collaborativo e non, invece, a partire da un bando con finalità stabilite “a priori” afferma Marta Petenzi. “Per realizzare ciò è importante che la Fondazione sia “conosciuta” e “riconosciuta” da tutti, non solo dalle istituzioni, i grandi donatori o gli addetti al settore: di conseguenza, auspicando una crescita in questo senso, sarà necessario un investimento consistente sulla struttura stessa dell’organizzazione”.

I macro-ambiti di intervento di Fondazione della Comunità di Monza e Brianza sono essenzialmente quattro: sociale, culturale, ambientale e ricerca. Lo storico dei dati rivela che il 78% circa delle risorse è stato destinato all’ambito del sociale e, a seguire, il 19% a quello culturale.

Alla base di tale squilibrio Marta Petenzi individua due ragioni principali. Da una parte, la normativa sulle ONLUS, recentemente modificata, poneva grossi limiti ai finanziamenti delle attività culturali dato che stabiliva che dovessero essere rivolte a persone svantaggiate. Dall’altra, le difficoltà delle associazioni sul territorio, operanti nel settore culturale, a lavorare in un’ottica di collaborazione, “unendo le forze” e “facendo rete”, poiché concentrate sul raggiungimento dell’obiettivo per il quale sono nate – e non uno scopo condiviso – e svolgendo la propria attività con alle spalle il sostegno di uno o più grandi sostenitori.

L’APPROCCIO E L’INTERVENTO A LIVELLO CULTURALE

Riflettendo sul valore che la cultura sta acquisendo nell’ottica di un benessere della comunità, per Marta Petenzi: “Parlare di “Welfare Culturale”, per le Fondazioni di Comunità, ha molto a che vedere con il loro approccio operativo, da sempre orientato all’intersettorialità. Se non avere uno specifico ambito di intervento potrebbe essere considerato in molti casi un grosso limite, tale caratteristica rappresenta, invece, un valore aggiunto: l’osservazione di ciò che accade su tutto il territorio, infatti, facilita le fondazioni nella ricerca e nell’attivazione di sinergie. Deve esserci un interscambio tra i vari settori per il raggiungimento di due obiettivi comuni: il benessere delle persone e la coesione sociale. La bellezza, la cultura, l’educazione possono essere oggi il filo conduttore di molte progettazioni poiché offrono opportunità di crescita, di partecipazione inclusiva e di coinvolgimento per tutta la comunità”.

Operativamente, in campo culturale, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, da una parte, ha attivato e richiesto delle linee di finanziamento per dei progetti di valorizzazione del patrimonio storico-artistico (come ad esempio il restauro dell’organo, del campanile, di alcuni affreschi e delle edicole sacre), dall’altra ha sostenuto eventi culturali delle diverse organizzazioni del territorio per lavorare sul tessuto associativo e sulla creazione di reti (tramite per esempio i bandi cultura, micro-finanziamenti o patrocini).

“Dal momento che la Fondazione si occupa del benessere di tutta la comunità, è importante che presti attenzione a finanziare progetti che coinvolgano diversi target e che incentivi anche la partecipazione di quella fascia di pubblico più “svantaggiata” o refrattaria. In alcune recenti sperimentazioni molte di queste dinamiche sono emerse con evidente chiarezza. Nell’ambito del Progetto Open Artgate di Fondazione Cariplo, la Fondazione ha deciso di promuovere in prima persona (senza utilizzare quindi lo strumento del bando) un’iniziativa culturale, mettendo in campo un notevole ammontare di risorse e raggiungendo dei risultati piuttosto interessanti. La mostra, allestita nell’Orangerie della Villa Reale di Monza, ha dato esiti positivi non solo in termini di visibilità (numero di visitatori) ma, soprattutto, in termini di relazioni (con le istituzioni, la Reggia, le associazioni), di credibilità e di fiducia”.

In questa occasione è stata attivata un’importante sinergia con un altro progetto − il fiore all’occhiello della Fondazione − orientato al sociale: per la “XXVI Giornata mondiale dell'Alzheimer” sono state organizzate delle visite guidate gratuite per gli ospiti del “Paese Ritrovato”, il primo villaggio in Italia dedicato alla cura di persone con forme di demenza e affette dalla sindrome di Alzheimer. Tale esperienza, la prima gita fuori porta degli ospiti della cittadella, ha consentito di godere dell'arte oltre ogni fragilità.

Questa visione inclusiva si rispecchia in molte altre iniziative a partire dall’esperienza di Natur& e Musicamorfosi, associazione culturale ospitata presso Villa Dho, dal 2000 sede della Comunità familiare Casa Aperta dove vivono ragazze adolescenti e neo maggiorenni in affidamento da parte dei servizi sociali, che inventa, costruisce, comunica percorsi artistici, spettacoli, stagioni e festival, coinvolgendo reti di relazioni, stimolando socialità e mescolando ogni tipo di linguaggio espressivo.  

Un altro esempio in questa direzione è il progetto realizzato con “Il Veliero”, onlus nata a Monza nel 2003 per volontà di un gruppo di genitori di ragazzi diversamente abili, con l’intento di organizzare e promuovere la costituzione di un laboratorio teatrale permanente e di una compagnia itinerante che operino nel campo della disabilità.  

Infine, tra le proposte innovative più recenti, quella del “Biglietto Sospeso”, avviata il 27 settembre 2019 in collaborazione con Teatro Binario 7, il Centro di Servizio per il Volontariato di Monza Lecco Sondrio e il Comune di Monza. L’iniziativa permette a chiunque di regalare un ingresso a teatro a chi non può concedersi spettacoli a pagamento. La procedura prevede che i biglietti sospesi, attualmente circa 40, siano consegnati e gestiti dal CSV Monza, cui spetta il compito di individuare, nel proprio bacino di utenza, i destinatari dell’iniziativa. Anche in questo caso, quindi, si tratta di un piccolo intervento che punta ad attivare delle sinergie, creare una rete relazionale tra le diverse realtà e cooperare per il benessere della comunità mettendo in campo competenze molteplici e peculiari.

Secondo Marta Petenzi “al giorno d’oggi è necessario che l’operatore sociale e, quindi, anche quello culturale, sviluppi uno spettro di competenze “allargate” per condurre i progetti, soprattutto relazionali, comunicative e aggregative. Dal canto suo, la Fondazione ha una grande responsabilità in questo senso: deve fare in modo di instaurare con la propria comunità una condizione di fiducia tale da potersi permettere di spingere su determinati temi o su implementazioni di modalità innovative di coinvolgimento, svolgendo, quindi, quel ruolo di “facilitatore” e “attivatore” di processi. Non bisogna mai dimenticare che è importante crescere ma, soprattutto, crescere insieme”.

Abstract

Fondazione della Comunità di Monza e Brianza has been working for 20 years for and with its community. In 2018, it granted over 2 million euros to the Province of Salermo; historically, almost one fifth of its grants has funded cultural projects and initiatives proposed by organizations within the community. According to Marta Petenzi, Secretary General, community foundations know their territory as a whole and therefore they have to be able to create and nudge synergies. According to her, culture can go beyond the boundaries of cultural sector. It can represent a common thread for a great number of projects since it offers growth opportunities and promotes inclusive participation and active involvement of the community. In the end, it is the community foundation’s responsibility to be able to gain community trust and gently push the different organizations on the territory to collaborate, learn from each other and extend their competences.

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